lunedì 22 giugno 2009

Un nuovo inizio

L'invito formulato dall'Università di Notre Dame al Presidente Obama per pronunciare il di­scorso alla cerimonia di consegna dei diplomi e ricevere una laurea ad honorem ha scatenato un'ampia controversia e ha provocato reazioni fermamente contrarie tra tutti coloro che consi­derano questa Università come un simbolo dell'ideale di istruzione superiore cattolica. La comunità si ritrova divisa e confusa, e l'integrità della missione educativa dell'Università è messa in discussione. In una circostanza simile, sentiamo, con grande urgenza, il bisogno di comprendere le ragioni dell'esistenza di una tale istituzione.
Qual è il senso dell'educazione cristiana e - domanda ancora più fondamentale - cos'è oggi la vita cristiana? Come viviamo oggi la fede feconda che condusse un manipolo di missionari fran­cesi, un secolo e mezzo fa, a fondare un piccolo college sulla riva del Saint Mary's Lake - dove prima non c'era nulla - con la ferma convinzione che quella scuola «sarà uno degli strumenti più potenti per fare del bene in questo Paese»? Come quel rapporto tra fede e vita quotidiana è pre­sente come impeto per il nostro lavoro nell'università e nella società? Per noi la fede non è un codice etico né un'ideologia, ma un'esperienza: un incontro con Cri­sto presente qui e ora nella comunità cristiana. La fede cristiana ci da una libertà e una pas­sione per la vita che si esprimono soprattutto sotto forma di domande di fronte alla realtà, e come inesauribile apertura all'umano. Noi non siamo definiti da categorie politiche ed etiche; la nostra vita sgorga dall'appartenenza a un fatto, a una storia iniziata e portata avanti da una Presenza eccezionale nella storia umana. Nell'arco di due millenni, quella Presenza ha ispirato innumere­voli iniziative che hanno educato uomini e donne, compresa l'Università di Notre Dame. Non pos­siamo limitare la nostra sete di verità e il nostro desiderio di entrare in un rapporto autentico con la realtà; noi vogliamo la certezza del suo significato nella sua totalità. Abbiamo bisogno di un luogo dove fede e ragione non siano nemiche, dove la loro unità ci proietti in un cammino di co­noscenza coraggioso, aperto e libero.
Un invito in una Università cattolica - un invito a chiunque, in particolare al Presidente degli Sta­ti Uniti d'America - dovrebbe essere un Invito a Incontrare quella storia, quel metodo di rap­portarsi con la realtà e quella esperienza di vita e di libertà.
Cosa c'è in gioco allora in questa cerimonia? Molto di più di una semplice difesa di valori - an­che i più sacri - o del manifestare l' "apertura" al mondo di una istituzione cattolica. In gioco c'è la nostra speranza nel futuro dell'Università e nel futuro della società. Per noi la speranza inizia dal riconoscimento che con Cristo scopriamo un nuovo modo di vivere la vita, di studiare, di fare ricerca, di coinvolgerci in politica e nell'economia, di operare nel mondo. A partire da quella Presenza, noi viviamo la speranza non come un semplice sentimen­to, un sogno o un progetto di potere, ma come una certezza per il futuro che scaturisce da un'espe­rienza che accade ora.
Con la certezza della fede che padre Sorin ebbe dopo l'incendio che rase al suolo Notre Dame nel 1879, chiediamo di poter riconoscere al termine di ogni giornata che «l'abbiamo costruita troppo piccola... così, domani, appena le pietre si saranno raffreddate, la ricostruiremo più grande e migliore che mai».
VOLANTINO DI CL

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