sabato 21 dicembre 2013

Buon Natale 2013

L'incontro con Cristo, il lasciarsi e afferrare e guidare dal suo amore allarga l'orizzonte dell'esistenza, le dona una speranza solida che non delude. La fede non è un rifugio per gente senza coraggio, ma la dilatazione della vita. la fede non è luce che dissipa tutte le nostre tenebre, ma lampada che guida nella notte i nostri passi, e questo basta per il cammino. All'uomo che soffre, Dio non dona un ragionamento che spieghi tutto, ma offre la sua risposta in una presenza che lo accompagna"
PAPA FRANCESCO

Il cristianesimo è il legame che Cristo stabilisce con te, non che tu stabilisci con Cristo: puoi non averLo guardato in faccia fino a un minuto fa, e Lui stabilisce un legame con te; puoi non guardarLo in faccia per trent'anni ancora, e fra trent'anni stabilisce un legame con te. La decisione per l'esistenza è il si che tu dici al legame che Cristo ha con te, come uomo, come uomo ferito, mortalmente ferito. L'io diventa protagonista quando sa per che cosa vive, quando riconosce il suo destino, il destino attendendo il quale batteva i piedi sulla soglia, tra il freddo e il gelo, da una parte, e, dall'altra, il presentimento del calore che emanava dalla dimora.
LUIGI GIUSSANI



martedì 3 settembre 2013

Accogliamo l’invito del Papa e sosteniamo il suo grido: mai più la guerra!

Accogliendo il drammatico appello di papa Francesco per la pace in Siria, don Julián Carrón, presidente della Fraternità di CL, ha dichiarato:

«Il Papa si appella all’esigenza di pace che si annida nel cuore di ogni uomo per rivolgere un drammatico richiamo alla pace in Siria, e al tempo stesso offre un criterio per affrontare il conflitto: non è mai l’uso della violenza che porta alla pace, ma l’incontro e il negoziato. Si potrà raggiungere una soluzione pacifica solo se tutti guardiamo l’altro non come un nemico da eliminare, ma come un fratello: “Non è la cultura dello scontro, la cultura del conflitto quella che costruisce la convivenza nei popoli e tra i popoli, ma questa: la cultura dell’incontro, la cultura del dialogo; questa è l’unica strada per la pace”. Accogliamo questo pressante invito del Papa e sosteniamo il suo grido − “Mai più la guerra! Un Appello che nasce dall’intimo di me stesso!” −, unendoci alla sua preghiera con l’offerta delle nostre giornate, mentre aspettiamo di partecipare con tutti i fratelli e gli uomini di buona volontà alla grande giornata di digiuno e di preghiera convocata per sabato 7 settembre a Roma, aderendo alle iniziative delle diocesi nel mondo».
l’ufficio stampa di CL



Milano, 2 settembre 2013.

giovedì 1 agosto 2013

Emergenza Uomo

da Domenica 18 agosto 2013 a Sabato 24 agosto 2013 Meeting di Rimini

Il titolo del Meeting 2013 mette a tema la cosa più bella e al tempo stesso più drammatica che esista sulla faccia della terra: l’uomo, più precisamente “l’emergenza uomo”. L’uomo nel suo bisogno di esistere come realtà unica ed irripetibile, l’uomo nella irriducibilità del suo desiderio, l’uomo che sente che ciò da cui è definito e caratterizzato è la libertà.
Un grande scrittore russo, Vasilij Grossman, nelle ultime pagine di “Tutto scorre” vede riaffiorare nell’anima del suo protagonista, che torna a casa dopo 30 anni di deportazione in Siberia, il sentimento, mai totalmente sopito, della libertà. “Ivan Grigorievic non si stupì che la parola libertà -fiorita sulle sue labbra quando, studente, era finito in Siberia- che quella parola vivesse, non fosse scomparsa dalla sua testa neanche adesso”.
L’uomo oggi vive in una condizione di emergenza, non soltanto quando sistemi politici autoritari ne minacciano le condizioni elementari di libertà e di sopravvivenza, ma anche laddove, pur in sistemi dove le libertà democratiche sono garantite, è il desiderio del cuore che corre il rischio di venire anestetizzato, censurato.
L’esperienza di tanti educatori, così come le analisi sociologiche, documentano che uno dei mali più grandi che i nostri giovani oggi vivono è la debolezza del desiderio, l’affievolirsi dello slancio ideale, l’accontentarsi dei prodotti che la società offre. E i prodotti che servono a soddisfare i mille volti della istintività umana non mancano.
Ma quando il cuore dell’uomo, che è fatto per la grandezza, che non può rinunciare a cercare il senso della vita, si trova così imbrigliato ed omologato, prima o poi insorge, spesso tragicamente con la violenza dei comportamenti o con fenomeni di autodistruzione. O, più semplicemente e meno drammaticamente, perde il gusto della vita.
Questa condizione di emergenza nella quale oggi viviamo è sotto gli occhi di tutti.
Ma, come è nella sua storia, il Meeting non vorrà insistere soprattutto sugli aspetti negativi, non vorrà soltanto lanciare un grido di allarme, quanto piuttosto mostrare che l’emergere dell’umano è possibile, che ovunque nel mondo, ieri come oggi, esistono uomini che hanno trovato un punto di forza nella scintilla del proprio desiderio, riaccesa da un incontro, da un fatto, da una circostanza attraversata.
Cercheremo perciò di documentare come la libertà dell’uomo si esprima come bisogno di percepire la realtà, di giudicarla e di costruire in essa, non secondo schemi e progetti imposti dall’esterno, ma a partire dai suoi bisogni e dai suoi desideri.
Quello che ci aspettiamo è che ancora una volta il Meeting possa essere l’occasione per incontrare ed incontrarsi, per sperimentare una positività del vivere e soprattutto per verificare che le differenze di cultura e di tradizioni sono solo l’espressione di modalità diverse con le quali ogni uomo, ma anche ogni popolo, ha utilizzato gli incontri che il destino e la storia gli hanno offerto, nel tentativo di affrontare la questione della vita e di dare risposta ragionevole a quel bisogno di verità e a quel desiderio di senso che è iscritto nel cuore di ciascuno. 
per vedere il programma

domenica 28 luglio 2013

Testimoniare la fede

Caro Direttore,
Eugenio Scalfari ha colto acutamente che il tema dell’enciclica di papa Francesco è «il punto centrale della dottrina cristiana: che cos’è la fede» e ha concluso il suo editoriale di domenica con una domanda: «Qual è la risposta, reverendissimo papa?» (la Repubblica, 7 luglio 2013).
Rileggendo l’enciclica Lumen fidei sollecitato da queste parole, non ho potuto evitare di riandare con la mente a questa immagine con cui Gesù descrive la missione dei suoi seguaci nel mondo: «Non si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa» (Mt 5,15).
Che altro avrebbero potuto fare di meglio papa Benedetto e papa Francesco per rispondere a quella percezione tanto diffusa che associa la fede al buio, oppure a «una luce soggettiva, capace forse di riscaldare il cuore, di portare una consolazione privata, ma che non può proporsi agli altri come luce oggettiva e comune per rischiarare il cammino», finendo così col considerarla «un salto nel vuoto che compiamo per mancanza di luce, spinti da un sentimento cieco» (3)?
A una obiezione del genere non si può rispondere soltanto con un ragionamento. Non si sconfigge il buio “parlando” della luce, ma accendendo una lampada. Il buio può essere sconfitto solo con la luce. Solamente la testimonianza luminosa della fede che illumina la vita di chi l’accoglie può rispondere a tale obiezione.
Così è nata la fede cristiana. Coloro che incontrarono Gesù rimasero colpiti dalla luce che egli gettava sulla realtà in cui erano immersi. Tanto è vero che uno di loro, l’evangelista Matteo, descrive il significato della presenza di Gesù nella storia con queste parole, riprendendo una profezia di Isaia: «Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta» (Mt 4,16). Per chi vuole illuminare non c’è altra strada che “brillare”. Gesù stesso si concepiva così: «Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre» (Gv 12,46).
La sfida in cui si trova oggi la fede cristiana non è diversa da quella di ieri. L’uomo contemporaneo – come ci ricorda Eliot – cerca affannosamente «d’evadere/ dal buio esterno e interiore/ sognando sistemi talmente perfetti che più nessuno avrebbe bisogno d’essere buono». Per questo è difficile trovare un’altra immagine più adeguata di quella della lampada: l’avvenimento di Cristo si propone, qui e ora, come risposta unica e imprevedibile alla profonda oscurità in cui l’uomo di oggi si dibatte impotente.
Davanti alla testimonianza dei due Pontefici contenuta in queste pagine, ciascuno potrà giudicare allora se la fede cristiana sminuisce, come sosteneva Nietzsche, «la portata dell’esistenza umana», impedendo all’uomo di «coltivare l’audacia del sapere» (2), la sua capacità di ricerca della verità, oppure se «la fede arricchisce l’esistenza umana in tutte le sue dimensioni» (6), rendendola un’avventura veramente umana, personale e appassionante, mostrando che «quando l’uomo si avvicina a Lui [Cristo], la luce umana non si dissolve nell’immensità luminosa di Dio, come se fosse una stella inghiottita dall’alba, ma diventa più brillante quanto è più prossima al fuoco originario, come lo specchio che riflette lo splendore» (35).
Certo, per accettare la sfida che la loro testimonianza rappresenta occorre una apertura della ragione, che si compie solo nell’amore, per una autentica affezione a sé. Infatti, solo chi è amato e, perciò, ama veramente se stesso può essere interessato alla verità e sussulta quando intercetta qualche raggio della sua luce sulla strada della vita.
Con la loro testimonianza Benedetto XVI e papa Francesco richiamano tutti noi − che abbiamo ricevuto il dono della fede − al compito che ci è stato affidato nel mondo: far risplendere la luce di Cristo sui nostri volti. «La fede si trasmette… da persona a persona, come una fiamma si accende da un’altra fiamma» (37). Tutti capiamo che razza di responsabilità implichi un tale compito: saremo in grado di assolverlo solo se noi per primi accettiamo di lasciarci costantemente illuminare dalla luce di Cristo. Perciò «la Chiesa… non presuppone mai la fede come un fatto scontato, ma sa che questo dono di Dio deve essere nutrito e rafforzato, perché continui a guidare il suo cammino» (6).
Ciascuno di noi ha bisogno di lasciarsi trasformare dall’Amore, «a cui si è aperto nella fede, e nel suo aprirsi a questo Amore che gli è offerto, la sua esistenza si dilata oltre sé».
Accettando di partecipare al “noi” della comunione della Chiesa, «l’“io” del credente si espande per essere abitato da un Altro, per vivere in un Altro, e così la sua vita si allarga nell’Amore» (21).
Solo se trovano sul loro cammino persone che, per la fede, sono capaci di stare davanti alle sfide del vivere, se possono cioè vedere attraverso esse la pertinenza della fede alle esigenze della vita, cioè la sua profonda ragionevolezza, gli uomini del nostro tempo potranno tornare a interessarsi di Cristo e della fede. Perché vedranno che quello che rende i cristiani così diversi non può essere una fiaba oppure un bel sentimento (cfr. 24), ma un fatto che porta con sé le ragioni dell’umano. Solo la provocazione di questa testimonianza luminosa e concreta può essere in grado di toccare «la persona nel suo centro, nel cuore» (40), l’unica capace di essere all’altezza delle sue esigenze fondamentali di verità, bellezza, giustizia, felicità. Sì, ieri come oggi, «la fede nasce da un incontro che accade nella storia e illumina il nostro cammino nel tempo» (38).
Julián Carrón
Presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione
da la Repubblica, 11 luglio 2013