mercoledì 22 dicembre 2010
giovedì 16 dicembre 2010
Campagna Tende AVSI 2010-11
La campagna tende 2010-11 cade in un anno in cui, nella complessità della crisi globale è successo il terremoto di Haiti. Migliala di persone - commosse dai racconti di Fiammetta Cappellini - hanno preso miriadi di iniziative personali e non, per sostenere concretamente il lavoro in corso ad Haiti. La grande occasione della prossima campagna è che ogni persona che "ha fatto la differenza" in contesti diversi, possa riproporre la carità come condizione necessaria della vita.
La proposta
Le ultime tre campagne hanno avuto come titoli:
• 2007: "Vicky, storie dell'altro mondo in questo mondo"
• 2008: "Lo Sviluppo ha un volto"
• 2009: "Crisi e sviluppo: la persona fa la differenza"
Tre anni fa è stato messo al centro della campagna il soggetto: Vicky, cioè un volto preciso, poi - due anni fa - è stato specificato che "lo sviluppo ha un volto", lo scorso anno è stato sottolineato che se il soggetto è animato da un incontro può fare la differenza, in qualsiasi contesto o situazione.
Titolo 2010: Le forze che cambiano la storia sono le stesse che cambiano il cuore dell'uomo
Cos'è questo sguardo? Dove la persona si può ritrovare? La persona ritrova se stessa imbattendosi in una presenza che sprigiona un'attrattiva, che provoca e "sconvolge" per una corrispondenza alla vita secondo la totalità delle sue dimensioni.
Vedi anche J.Carron "L'attrattiva vincente" (Rimini, 26 marzo 2005)
I Progetti del 2010:
1. America Latina - Caraibi - Haiti: Avvio di un centro educativo.
2. America Latina - Cile: Scuola Santa Teresa de Los Andes.
3. Africa - Kenya: Sostegno alla Scuola Secondaria Cardinal Maurice Otunga.
4. Africa - Sud Sudan: La St. Mary University di Juba.
5. Medio Oriente - Libano: Riqualificazione del sistema irriguo della Piana di Marjayoun.
6. Sostegno a distanza: Investire su una generazione, scuola secondaria e professionale (Uganda e Kenya).
AVSI - http://www.avsi.org/
Per donazioni e versamenti
Conto corrente intestato ad AVSI - Banca Popolare di Milano
Agenzia 026 - Piazza Duca D'Aosta, 8/2 - Milano
IBAN IT 61 C0558401626000000019000
La proposta
Le ultime tre campagne hanno avuto come titoli:
• 2007: "Vicky, storie dell'altro mondo in questo mondo"
• 2008: "Lo Sviluppo ha un volto"
• 2009: "Crisi e sviluppo: la persona fa la differenza"
Tre anni fa è stato messo al centro della campagna il soggetto: Vicky, cioè un volto preciso, poi - due anni fa - è stato specificato che "lo sviluppo ha un volto", lo scorso anno è stato sottolineato che se il soggetto è animato da un incontro può fare la differenza, in qualsiasi contesto o situazione.
Titolo 2010: Le forze che cambiano la storia sono le stesse che cambiano il cuore dell'uomo
Cos'è questo sguardo? Dove la persona si può ritrovare? La persona ritrova se stessa imbattendosi in una presenza che sprigiona un'attrattiva, che provoca e "sconvolge" per una corrispondenza alla vita secondo la totalità delle sue dimensioni.
Vedi anche J.Carron "L'attrattiva vincente" (Rimini, 26 marzo 2005)
I Progetti del 2010:
1. America Latina - Caraibi - Haiti: Avvio di un centro educativo.
2. America Latina - Cile: Scuola Santa Teresa de Los Andes.
3. Africa - Kenya: Sostegno alla Scuola Secondaria Cardinal Maurice Otunga.
4. Africa - Sud Sudan: La St. Mary University di Juba.
5. Medio Oriente - Libano: Riqualificazione del sistema irriguo della Piana di Marjayoun.
6. Sostegno a distanza: Investire su una generazione, scuola secondaria e professionale (Uganda e Kenya).
AVSI - http://www.avsi.org/
Per donazioni e versamenti
Conto corrente intestato ad AVSI - Banca Popolare di Milano
Agenzia 026 - Piazza Duca D'Aosta, 8/2 - Milano
IBAN IT 61 C0558401626000000019000
La nostra Origine
Ogni anno sosteniamo due gesti di carità che sono di grande portata:
• la Giornata Nazionale della Colletta Alimentare, che si è tenuta sabato 27 novembre, organizzata dalla Fondazione Banco Alimentare;
• la Campagna Tende di Avsi, che quest'anno avrà come titolo "Le forze che cambiano la storia sono le stesse che cambiano il cuore dell'uomo" a sostegno di progetti, soprattutto educativi, di aiuto in America Latina (Haiti e Cile), Africa (Kenya, Sud Sudan e Uganda) e Libano.
Sono due occasioni stupende per testimoniare quello che abbiamo di più caro, condividendo il bisogno di tanta gente.
Sono molte le persone che incontriamo che rispondono spontaneamente a questo gesto e che si coinvolgono con noi per un impeto di generosità e di gratuità.
Stando insieme durante la Giornata della Colletta o durante le iniziative della Campagna Tende possiamo testimoniare l'Origine, la ragione profonda di questi gesti che ci educano alla carità molto più di mille discorsi.
Senza la consapevolezza dell'Origine, con quello che abbiamo visto nella Scuola di comunità sulla carità, questi gesti perdono tutta la loro portata, cioè comunicare lo sguardo che serve per vivere.
Non si tratta di appiccicare una etichetta al gesto, di appiccicare Gesù: nel modo con cui noi viviamo questi gestì possiamo testimoniare l'Origine e aiutare gli altri a cogliere l'Origine di quello che facciamo.
Noi non vogliamo fare qualcosa che non lasci traccia, ma che possa servire alla persona che lo fa per un di più, perché sappiamo che la persona ha bisogno di qualcosa di più di un atto di generosità (che pure è prezioso).
Attraverso la Colletta e le Tende possiamo introdurre a qualcosa d'altro: che il bisogno è più grande e che noi siamo lì per la gratitudine di aver trovato la risposta a questo bisogno.
Noi saremo lì per questo, non per riempire il vuoto con un gesto generoso, ma per gratitudine per quello che abbiamo incontrato.
• la Giornata Nazionale della Colletta Alimentare, che si è tenuta sabato 27 novembre, organizzata dalla Fondazione Banco Alimentare;
• la Campagna Tende di Avsi, che quest'anno avrà come titolo "Le forze che cambiano la storia sono le stesse che cambiano il cuore dell'uomo" a sostegno di progetti, soprattutto educativi, di aiuto in America Latina (Haiti e Cile), Africa (Kenya, Sud Sudan e Uganda) e Libano.
Sono due occasioni stupende per testimoniare quello che abbiamo di più caro, condividendo il bisogno di tanta gente.
Sono molte le persone che incontriamo che rispondono spontaneamente a questo gesto e che si coinvolgono con noi per un impeto di generosità e di gratuità.
Stando insieme durante la Giornata della Colletta o durante le iniziative della Campagna Tende possiamo testimoniare l'Origine, la ragione profonda di questi gesti che ci educano alla carità molto più di mille discorsi.
Senza la consapevolezza dell'Origine, con quello che abbiamo visto nella Scuola di comunità sulla carità, questi gesti perdono tutta la loro portata, cioè comunicare lo sguardo che serve per vivere.
Non si tratta di appiccicare una etichetta al gesto, di appiccicare Gesù: nel modo con cui noi viviamo questi gestì possiamo testimoniare l'Origine e aiutare gli altri a cogliere l'Origine di quello che facciamo.
Noi non vogliamo fare qualcosa che non lasci traccia, ma che possa servire alla persona che lo fa per un di più, perché sappiamo che la persona ha bisogno di qualcosa di più di un atto di generosità (che pure è prezioso).
Attraverso la Colletta e le Tende possiamo introdurre a qualcosa d'altro: che il bisogno è più grande e che noi siamo lì per la gratitudine di aver trovato la risposta a questo bisogno.
Noi saremo lì per questo, non per riempire il vuoto con un gesto generoso, ma per gratitudine per quello che abbiamo incontrato.
domenica 12 dicembre 2010
Le forze che cambiano la storia sono le stesse che cambiano il cuore dell'uomo
Crisi sociale, economica e politica. Alla fine di questo 2010 tutti siamo presi dallo sconcerto. Come ha detto di recente il cardinale Bagnasco, «siamo angustiati per l’Italia che scorgiamo come inceppata nei suoi meccanismi decisionali, mentre il Paese appare attonito e guarda disorientato». Perché questa crisi ci trova così disarmati, al punto che non riusciamo neanche a metterci d’accordo per affrontarla, pur sentendone l’urgenza come non mai?
A sorpresa il Rapporto Censis 2010 ha individuato la natura della crisi in un «calo del desiderio» che si manifesta in ogni aspetto della vita. Abbiamo meno voglia di costruire, di crescere, di cercare la felicità. A questo fatto andrebbe attribuita la responsabilità delle «evidenti manifestazioni di fragilità sia personali sia di massa, comportamenti e atteggiamenti spaesati, indifferenti, cinici, passivamente adattivi, prigionieri delle influenze mediatiche, condannati al presente senza profondità di memoria e di futuro». Come mai, se siamo stati in grado di raggiungere importanti obiettivi nel passato (casa, lavoro, sviluppo...), adesso «siamo una società pericolosamente segnata dal vuoto» e a un ciclo storico pieno di interesse e voglia di fare ne segue un altro segnato dal suo annullamento?
Tutto questo ci mostra che la crisi è sì sociale, economica e politica, ma è soprattutto antropologica perché riguarda la concezione stessa della persona, della natura del suo desiderio, del suo rapporto con la realtà. Ci eravamo illusi che il desiderio si sarebbe mantenuto in vita da solo o addirittura che sarebbe stato più vivo nella nuova situazione di benessere raggiunto. L’esperienza ci mostra, invece, che il desiderio può appiattirsi se non trova un oggetto all’altezza delle sue esigenze. Ci ritroviamo così tutti «sazi e disperati». «Nell’appiattimento del desiderio ha origine lo smarrimento dei giovani e il cinismo degli adulti; e nella astenia generale l’alternativa qual è? Un volontarismo senza respiro e senza orizzonte, senza genialità e senza spazio, e un moralismo d’appoggio allo Stato come ultima fonte di consistenza per il flusso umano», come disse don Giussani ad Assago nel 1987. Venticinque anni dopo vediamo che entrambe queste risposte - volontarismo individualista e speranza statalista - non sono state in grado di darci la consistenza auspicata e ci troviamo ad affrontare la crisi più disarmati, più fragili che in passato. Paradossalmente, i nostri nonni e genitori erano umanamente meglio attrezzati per affrontare simili sfide.
Il Censis centra di nuovo il bersaglio quando identifica la vera urgenza di questo momento storico: «Tornare a desiderare è la virtù civile necessaria per riattivare una società troppo appagata e appiattita». Ma chi o che cosa può ridestare il desiderio? È questo il problema culturale della nostra epoca. Con esso sono costretti a misurarsi tutti coloro che hanno qualcosa da dire per uscire dalla crisi: partiti, associazioni, sindacati, insegnanti. Non basterà più una risposta ideologica, perché di tutti i progetti abbiamo visto il fallimento. Saremo perciò costretti a testimoniare un’esperienza.
Anche la Chiesa, il cui contributo non potrà limitarsi a offrire un riparo assistenziale per le mancanze altrui, dovrà mostrare l’autenticità della sua pretesa di avere qualcosa in più da offrire. Come ha ricordato Benedetto XVI, «il contributo dei cristiani è decisivo solo se l’intelligenza della fede diventa intelligenza della realtà». Dovrà mostrare che Cristo è così presente da essere in grado di ridestare la persona - e quindi tutto il suo desiderio - fino al punto di non farla dipendere totalmente dalle congiunture storiche. Come? Attraverso la presenza di persone che documentano un’umanità diversa in tutti i campi della vita sociale: scuola e università, lavoro e imprenditoria, fino alla politica e all’impegno nelle istituzioni. Persone che non si sentono condannate alla delusione e allo sconcerto, ma vivono all’altezza dei loro desideri perché riconoscono presente la risposta.
Possiamo sperare di uscire dalla drammatica situazione attuale se tutti - compresi i governanti che oggi hanno la difficile responsabilità di guidare il Paese attraverso questa profonda crisi - decidiamo di essere veramente ragionevoli sottomettendo la ragione all’esperienza, se cioè, liberandoci da ogni presunzione ideologica, siamo disponibili a riconoscere qualcosa che nella realtà già funziona. Sostenere chi, nella vita sociale e politica, non si è rassegnato a una misura ridotta del proprio desiderio e per questo lavora e costruisce mosso da una passione per l’uomo, è il primo contributo che possiamo dare al bene di tutti.
Comunione e Liberazione, 10 dicembre 2010
A sorpresa il Rapporto Censis 2010 ha individuato la natura della crisi in un «calo del desiderio» che si manifesta in ogni aspetto della vita. Abbiamo meno voglia di costruire, di crescere, di cercare la felicità. A questo fatto andrebbe attribuita la responsabilità delle «evidenti manifestazioni di fragilità sia personali sia di massa, comportamenti e atteggiamenti spaesati, indifferenti, cinici, passivamente adattivi, prigionieri delle influenze mediatiche, condannati al presente senza profondità di memoria e di futuro». Come mai, se siamo stati in grado di raggiungere importanti obiettivi nel passato (casa, lavoro, sviluppo...), adesso «siamo una società pericolosamente segnata dal vuoto» e a un ciclo storico pieno di interesse e voglia di fare ne segue un altro segnato dal suo annullamento?
Tutto questo ci mostra che la crisi è sì sociale, economica e politica, ma è soprattutto antropologica perché riguarda la concezione stessa della persona, della natura del suo desiderio, del suo rapporto con la realtà. Ci eravamo illusi che il desiderio si sarebbe mantenuto in vita da solo o addirittura che sarebbe stato più vivo nella nuova situazione di benessere raggiunto. L’esperienza ci mostra, invece, che il desiderio può appiattirsi se non trova un oggetto all’altezza delle sue esigenze. Ci ritroviamo così tutti «sazi e disperati». «Nell’appiattimento del desiderio ha origine lo smarrimento dei giovani e il cinismo degli adulti; e nella astenia generale l’alternativa qual è? Un volontarismo senza respiro e senza orizzonte, senza genialità e senza spazio, e un moralismo d’appoggio allo Stato come ultima fonte di consistenza per il flusso umano», come disse don Giussani ad Assago nel 1987. Venticinque anni dopo vediamo che entrambe queste risposte - volontarismo individualista e speranza statalista - non sono state in grado di darci la consistenza auspicata e ci troviamo ad affrontare la crisi più disarmati, più fragili che in passato. Paradossalmente, i nostri nonni e genitori erano umanamente meglio attrezzati per affrontare simili sfide.
Il Censis centra di nuovo il bersaglio quando identifica la vera urgenza di questo momento storico: «Tornare a desiderare è la virtù civile necessaria per riattivare una società troppo appagata e appiattita». Ma chi o che cosa può ridestare il desiderio? È questo il problema culturale della nostra epoca. Con esso sono costretti a misurarsi tutti coloro che hanno qualcosa da dire per uscire dalla crisi: partiti, associazioni, sindacati, insegnanti. Non basterà più una risposta ideologica, perché di tutti i progetti abbiamo visto il fallimento. Saremo perciò costretti a testimoniare un’esperienza.
Anche la Chiesa, il cui contributo non potrà limitarsi a offrire un riparo assistenziale per le mancanze altrui, dovrà mostrare l’autenticità della sua pretesa di avere qualcosa in più da offrire. Come ha ricordato Benedetto XVI, «il contributo dei cristiani è decisivo solo se l’intelligenza della fede diventa intelligenza della realtà». Dovrà mostrare che Cristo è così presente da essere in grado di ridestare la persona - e quindi tutto il suo desiderio - fino al punto di non farla dipendere totalmente dalle congiunture storiche. Come? Attraverso la presenza di persone che documentano un’umanità diversa in tutti i campi della vita sociale: scuola e università, lavoro e imprenditoria, fino alla politica e all’impegno nelle istituzioni. Persone che non si sentono condannate alla delusione e allo sconcerto, ma vivono all’altezza dei loro desideri perché riconoscono presente la risposta.
Possiamo sperare di uscire dalla drammatica situazione attuale se tutti - compresi i governanti che oggi hanno la difficile responsabilità di guidare il Paese attraverso questa profonda crisi - decidiamo di essere veramente ragionevoli sottomettendo la ragione all’esperienza, se cioè, liberandoci da ogni presunzione ideologica, siamo disponibili a riconoscere qualcosa che nella realtà già funziona. Sostenere chi, nella vita sociale e politica, non si è rassegnato a una misura ridotta del proprio desiderio e per questo lavora e costruisce mosso da una passione per l’uomo, è il primo contributo che possiamo dare al bene di tutti.
Comunione e Liberazione, 10 dicembre 2010
Rapporto Censis 2010
Le «Considerazioni generali» del 44° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese/2010
Abbiamo resistito. Abbiamo resistito ai mesi più drammatici della crisi, seppure con una «evidente fatica del vivere e dolorose emarginazioni occupazionali». Al di là dei fenomeni congiunturali economici e politico-istituzionali dell’anno, adesso occorre una verifica di cosa è diventata la società italiana nelle sue fibre più intime. Perché sorge il dubbio che, anche se ripartisse la marcia dello sviluppo, la nostra società non avrebbe lo spessore e il vigore adeguati alle sfide che dovremo affrontare.
Una società appiattita. Sono evidenti manifestazioni di fragilità sia personali che di massa: comportamenti e atteggiamenti spaesati, indifferenti, cinici, passivamente adattativi, prigionieri delle influenze mediatiche, condannati al presente senza profondità di memoria e futuro. Si sono appiattiti i nostri riferimenti alti e nobili (l’eredità risorgimentale, il laico primato dello Stato, la cultura del riformismo, la fede in uno sviluppo continuato e progressivo), soppiantati dalla delusione per gli esiti del primato del mercato, della verticalizzazione e personalizzazione del potere, del decisionismo di chi governa. E una società appiattita fa franare verso il basso anche il vigore dei soggetti presenti in essa. «Una società ad alta soggettività, che aveva costruito una sua cinquantennale storia sulla vitalità, sulla grinta, sul vigore dei soggetti, si ritrova a dover fare i conti proprio con il declino della soggettività, che non basta più quando bisogna giocare su processi che hanno radici e motori fuori della realtà italiana».
Un’onda di pulsioni sregolate. Non riusciamo più a individuare un dispositivo di fondo (centrale o periferico, morale o giuridico) che disciplini comportamenti, atteggiamenti, valori. Si afferma così una «diffusa e inquietante sregolazione pulsionale», con comportamenti individuali all’impronta di un «egoismo autoreferenziale e narcisistico»: negli episodi di violenza familiare, nel bullismo gratuito, nel gusto apatico di compiere delitti comuni, nella tendenza a facili godimenti sessuali, nella ricerca di un eccesso di stimolazione esterna che supplisca al vuoto interiore del soggetto, nel ricambio febbrile degli oggetti da acquisire e godere, nella ricerca demenziale di esperienze che sfidano la morte (come il balconing). «Siamo una società pericolosamente segnata dal vuoto, visto che ad un ciclo storico pieno di interessi e di conflitti sociali, si va sostituendo un ciclo segnato dall’annullamento e dalla nirvanizzazione degli interessi e dei conflitti».
Il declino parallelo della legge e del desiderio nell’inconscio collettivo. Bisogna scendere più a fondo nella personalità dei singoli e nella soggettività collettiva per verificare come funziona l’inconscio. Qui si confrontano la legge (l’autorità esterna o interiorizzata) e il desiderio (che esprime il bisogno e la volontà di superare il vuoto acquisendo oggetti e relazioni). Ogni giorno di più il desiderio diventa esangue, indebolito dall’appagamento derivante dalla soddisfazione di desideri covati per decenni (dalla casa di proprietà alle vacanze) o indebolito dal primato dell’offerta di oggetti in realtà mai desiderati (con bambini obbligati a godere giocattoli mai chiesti e adulti al sesto tipo di telefono cellulare). «La strategia del rinforzo continuato dell’offerta è uno strumento invincibile nel non dare spazio ai desideri». Così, all’inconscio manca oggi la materia prima su cui lavorare, cioè il desiderio. Al tempo stesso, la desublimazione di archetipi, ideali, figure di riferimento rende labili i riferimenti alla legge (del padre, del dettato religioso, della stessa coscienza). «Si vive senza norma, quasi senza individuabili confini della normalità, per cui tutto nella mente dei singoli è aleatorio vagabondaggio, non capace di riferirsi ad un solido basamento».
Tornare a desiderare. Di fronte ai duri problemi attuali e all’urgenza di adeguate politiche per rilanciare lo sviluppo, viene meno la fiducia nelle lunghe derive su cui evolve spontaneamente la nostra società. Ancora più improbabile è che si possa contare sulle responsabilità della classe dirigente, sulle leadership partitiche o su un rinnovato impegno degli apparati pubblici. La tematica rigore-ripresa è ferma alle parole, la riflessione sullo sviluppo europeo è flebile, i tanti richiami ai temi all’ordine del giorno (la scuola, l’occupazione, le infrastrutture, la legalità, il Mezzogiorno) sono solo enunciati seriali. La complessità italiana è essenzialmente complessità culturale. Nella crisi che stiamo attraversando c’è quindi bisogno di messaggi che facciano autocoscienza di massa. Non esistono attualmente in Italia sedi di auctoritas che potrebbero ridare forza alla «legge». Più utile è il richiamo a un rilancio del desiderio, individuale e collettivo, per andare oltre la soggettività autoreferenziale, per vincere il nichilismo dell’indifferenza generalizzata. «Tornare a desiderare è la virtù civile necessaria per riattivare la dinamica di una società troppo appagata e appiattita». Attualmente tre sono i processi in cui sono ravvisabili germi di desiderio: la crescita di comportamenti «apolidi» legati al primato della competitività internazionale (gli imprenditori e i giovani che lavorano e studiano all’estero), i nuovi reticoli di rappresentanza nel mondo delle imprese e il lento formarsi di un tessuto federalista, la propensione a fare comunità in luoghi a misura d’uomo (borghi, paesi o piccole città).
Roma, 3 dicembre 2010
Un inconscio collettivo senza più legge, né desiderio
La società slitta sotto un’onda di pulsioni sregolate. Viene meno la fiducia nelle lunghe derive e nell’efficacia delle classi dirigenti. Tornare a desiderare è la virtù civile necessaria per riattivare le dinamiche socialiAbbiamo resistito. Abbiamo resistito ai mesi più drammatici della crisi, seppure con una «evidente fatica del vivere e dolorose emarginazioni occupazionali». Al di là dei fenomeni congiunturali economici e politico-istituzionali dell’anno, adesso occorre una verifica di cosa è diventata la società italiana nelle sue fibre più intime. Perché sorge il dubbio che, anche se ripartisse la marcia dello sviluppo, la nostra società non avrebbe lo spessore e il vigore adeguati alle sfide che dovremo affrontare.
Una società appiattita. Sono evidenti manifestazioni di fragilità sia personali che di massa: comportamenti e atteggiamenti spaesati, indifferenti, cinici, passivamente adattativi, prigionieri delle influenze mediatiche, condannati al presente senza profondità di memoria e futuro. Si sono appiattiti i nostri riferimenti alti e nobili (l’eredità risorgimentale, il laico primato dello Stato, la cultura del riformismo, la fede in uno sviluppo continuato e progressivo), soppiantati dalla delusione per gli esiti del primato del mercato, della verticalizzazione e personalizzazione del potere, del decisionismo di chi governa. E una società appiattita fa franare verso il basso anche il vigore dei soggetti presenti in essa. «Una società ad alta soggettività, che aveva costruito una sua cinquantennale storia sulla vitalità, sulla grinta, sul vigore dei soggetti, si ritrova a dover fare i conti proprio con il declino della soggettività, che non basta più quando bisogna giocare su processi che hanno radici e motori fuori della realtà italiana».
Un’onda di pulsioni sregolate. Non riusciamo più a individuare un dispositivo di fondo (centrale o periferico, morale o giuridico) che disciplini comportamenti, atteggiamenti, valori. Si afferma così una «diffusa e inquietante sregolazione pulsionale», con comportamenti individuali all’impronta di un «egoismo autoreferenziale e narcisistico»: negli episodi di violenza familiare, nel bullismo gratuito, nel gusto apatico di compiere delitti comuni, nella tendenza a facili godimenti sessuali, nella ricerca di un eccesso di stimolazione esterna che supplisca al vuoto interiore del soggetto, nel ricambio febbrile degli oggetti da acquisire e godere, nella ricerca demenziale di esperienze che sfidano la morte (come il balconing). «Siamo una società pericolosamente segnata dal vuoto, visto che ad un ciclo storico pieno di interessi e di conflitti sociali, si va sostituendo un ciclo segnato dall’annullamento e dalla nirvanizzazione degli interessi e dei conflitti».
Il declino parallelo della legge e del desiderio nell’inconscio collettivo. Bisogna scendere più a fondo nella personalità dei singoli e nella soggettività collettiva per verificare come funziona l’inconscio. Qui si confrontano la legge (l’autorità esterna o interiorizzata) e il desiderio (che esprime il bisogno e la volontà di superare il vuoto acquisendo oggetti e relazioni). Ogni giorno di più il desiderio diventa esangue, indebolito dall’appagamento derivante dalla soddisfazione di desideri covati per decenni (dalla casa di proprietà alle vacanze) o indebolito dal primato dell’offerta di oggetti in realtà mai desiderati (con bambini obbligati a godere giocattoli mai chiesti e adulti al sesto tipo di telefono cellulare). «La strategia del rinforzo continuato dell’offerta è uno strumento invincibile nel non dare spazio ai desideri». Così, all’inconscio manca oggi la materia prima su cui lavorare, cioè il desiderio. Al tempo stesso, la desublimazione di archetipi, ideali, figure di riferimento rende labili i riferimenti alla legge (del padre, del dettato religioso, della stessa coscienza). «Si vive senza norma, quasi senza individuabili confini della normalità, per cui tutto nella mente dei singoli è aleatorio vagabondaggio, non capace di riferirsi ad un solido basamento».
Tornare a desiderare. Di fronte ai duri problemi attuali e all’urgenza di adeguate politiche per rilanciare lo sviluppo, viene meno la fiducia nelle lunghe derive su cui evolve spontaneamente la nostra società. Ancora più improbabile è che si possa contare sulle responsabilità della classe dirigente, sulle leadership partitiche o su un rinnovato impegno degli apparati pubblici. La tematica rigore-ripresa è ferma alle parole, la riflessione sullo sviluppo europeo è flebile, i tanti richiami ai temi all’ordine del giorno (la scuola, l’occupazione, le infrastrutture, la legalità, il Mezzogiorno) sono solo enunciati seriali. La complessità italiana è essenzialmente complessità culturale. Nella crisi che stiamo attraversando c’è quindi bisogno di messaggi che facciano autocoscienza di massa. Non esistono attualmente in Italia sedi di auctoritas che potrebbero ridare forza alla «legge». Più utile è il richiamo a un rilancio del desiderio, individuale e collettivo, per andare oltre la soggettività autoreferenziale, per vincere il nichilismo dell’indifferenza generalizzata. «Tornare a desiderare è la virtù civile necessaria per riattivare la dinamica di una società troppo appagata e appiattita». Attualmente tre sono i processi in cui sono ravvisabili germi di desiderio: la crescita di comportamenti «apolidi» legati al primato della competitività internazionale (gli imprenditori e i giovani che lavorano e studiano all’estero), i nuovi reticoli di rappresentanza nel mondo delle imprese e il lento formarsi di un tessuto federalista, la propensione a fare comunità in luoghi a misura d’uomo (borghi, paesi o piccole città).
Roma, 3 dicembre 2010
lunedì 29 novembre 2010
Invito alla S. Messa di Ringraziamento
Celebrazione Eucaristica di ringraziamento per la Giornata Nazionale della Colletta Alimentare 2010
Mons. Calogero La Piana Arcivescovo di Messina
Celebra la SS.Messa per il Popolo del Cantiere della CaritàSabato 4 Dicembre 2010 - Ore 17.30 Cattedrale di Messina
Fondazione Banco Alimentare Onlus
Dal 1989 contro lo spreco, contro la fame
http://www.bancoalimentare.it/
“La carità è più forte della crisi”
GIORNATA NAZIONALE DELLA COLLETTA ALIMENTARE: + 9%, RACCOLTE 9400 TONNELLATE DI CIBO.
AIUTA LA RETE BANCO ALIMENTARE A DISTRIBUIRE IL CIBO RACCOLTO CON UN SMS AL 45.503
Milano, 29 novembre 2010
La XIV edizione della Giornata Nazionale della Colletta Alimentare, svoltasi sabato in più di 8100 supermercati, è stato un successo che è andato al di là delle più rosee aspettative. Grazie all'aiuto di più di 110.000 volontari sono state raccolte 9.400 tonnellate di prodotti alimentari, il 9% in più rispetto all'edizione 2009. Il cibo raccolto sarà ora distribuito alle oltre 8.000 strutture caritative convenzionate con la Rete Banco Alimentare che assistono 1,5 milioni di persone ogni giorno. Per aiutarci in quest'operazione si possono donare 2 euro inviando un sms al numero 45503 (rete mobile Tim, Vodafone, Wind, 3, CoopVoce, AMobile) oppure 2 o 5 euro chiamando allo stesso numero da rete fissa (Telecom Italia, Fastweb e TeleTu).
"Siamo cambiati noi. La Colletta Alimentare è la stessa, ma noi no. Abbiamo partecipato, commossi, allo spettacolo della condivisione gratuita del destino dei nostri fratelli uomini. Il cuore di milioni di persone, piccoli e grandi, lavoratori e pensionati, imprenditori e carcerati - molti dei quali provati dalla crisi economica, e da calamità naturali - è stato mosso dalla carità a una nuova responsabilità personale e sociale, desiderosa di costruire un bene per tutti", ha commentato Mons. Mauro Inzoli, presidente della Fondazione Banco Alimentare Onlus
Si ringraziano: la Compagnia delle Opere – Opere Sociali, l’Associazione Nazionale Alpini, la Società San Vincenzo de Paoli e Comunione e Liberazione per il cospicuo contributo di volontari offerto durante la “Colletta Alimentare”, le catene dei supermercati per la loro disponibilità, la Presidenza della Repubblica, il Segretariato Sociale RAI per la sensibilizzazione;
gli sponsor: Intesa Sanpaolo-Banca Prossima, Fastweb, Sky, Comieco, Poste Italiane, AGSM e FNM
Ufficio Stampa: Francesco Lovati 334.64.08.185 ufficiostampa@bancoalimentare.it
http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=130222
AIUTA LA RETE BANCO ALIMENTARE A DISTRIBUIRE IL CIBO RACCOLTO CON UN SMS AL 45.503
Milano, 29 novembre 2010
La XIV edizione della Giornata Nazionale della Colletta Alimentare, svoltasi sabato in più di 8100 supermercati, è stato un successo che è andato al di là delle più rosee aspettative. Grazie all'aiuto di più di 110.000 volontari sono state raccolte 9.400 tonnellate di prodotti alimentari, il 9% in più rispetto all'edizione 2009. Il cibo raccolto sarà ora distribuito alle oltre 8.000 strutture caritative convenzionate con la Rete Banco Alimentare che assistono 1,5 milioni di persone ogni giorno. Per aiutarci in quest'operazione si possono donare 2 euro inviando un sms al numero 45503 (rete mobile Tim, Vodafone, Wind, 3, CoopVoce, AMobile) oppure 2 o 5 euro chiamando allo stesso numero da rete fissa (Telecom Italia, Fastweb e TeleTu).
"Siamo cambiati noi. La Colletta Alimentare è la stessa, ma noi no. Abbiamo partecipato, commossi, allo spettacolo della condivisione gratuita del destino dei nostri fratelli uomini. Il cuore di milioni di persone, piccoli e grandi, lavoratori e pensionati, imprenditori e carcerati - molti dei quali provati dalla crisi economica, e da calamità naturali - è stato mosso dalla carità a una nuova responsabilità personale e sociale, desiderosa di costruire un bene per tutti", ha commentato Mons. Mauro Inzoli, presidente della Fondazione Banco Alimentare Onlus
Si ringraziano: la Compagnia delle Opere – Opere Sociali, l’Associazione Nazionale Alpini, la Società San Vincenzo de Paoli e Comunione e Liberazione per il cospicuo contributo di volontari offerto durante la “Colletta Alimentare”, le catene dei supermercati per la loro disponibilità, la Presidenza della Repubblica, il Segretariato Sociale RAI per la sensibilizzazione;
gli sponsor: Intesa Sanpaolo-Banca Prossima, Fastweb, Sky, Comieco, Poste Italiane, AGSM e FNM
Ufficio Stampa: Francesco Lovati 334.64.08.185 ufficiostampa@bancoalimentare.it
http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=130222
domenica 28 novembre 2010
Comunicato dati finali Colletta Alimentare Messina 2010
14a GIORNATA NAZIONALE DELLA COLLETTA ALIMENTARE
Sabato 27 novembre 2010
“Condividere i bisogni per condividere il senso della vita”
Spett.le Redazione
Oggi si è svolta a Messina, come in tutta Italia, la 14ª edizione della Colletta Alimentare. In un momento in cui confusione, incertezza e smarrimento, sembrano diventati lo stato d’animo più diffuso tra la gente, l’uomo appare sempre più solo. Incontrare persone pronte a condividere gratuitamente questo dramma, risveglia il vero desiderio che è nel cuore di ciascuno: essere amato.
“La Carità è il dono più grande che Dio ha fatto agli uomini …perché è amore ricevuto e amore donato (Caritas in Veritate)”.
Avere fatto la spesa per chi è più povero è stata quindi occasione di un immediato e positivo cambiamento per sé e per la società.
Nonostante il grave periodo di crisi economica, si è registrato un significativo aumento delle donazioni di generi alimentari.
Sono stati donati, nella nostra provincia, 70.013 Kg. di alimenti, ben 8.950 Kg in più del 2009.
In città sono stati 33.055 i kg raccolti: 2842 Kg in più dell’anno precedente.
Vogliamo ringraziare tutti coloro che hanno collaborato per la buona riuscita dell’iniziativa: le catene dei supermercati che hanno ospitato la Colletta Alimentare, i 1500 volontari appartenenti per la maggior parte ad Enti Caritativi locali (mense per i poveri, comunità per minori, banchi di solidarietà, movimenti, aggregazioni religiose) e le imprese commerciali che hanno messo a disposizione uomini e mezzi.
Un ringraziamento particolare va al Comando della Polizia Municipale di Messina e a Poste Italiane, che hanno offerto un rilevante supporto logistico.
Un grazie infine a tutti coloro che, facendo la spesa, ne hanno donato una consistente parte ai più bisognosi.
Fiduciosi della Vs. preziosa collaborazione anche per future iniziative del Banco Alimentare, porgiamo ancora i nostri più sentiti ringraziamenti.
Messina, 28 Novembre 2010
Sebastiano Catalano
Responsabile provinciale della Giornata Nazionale della Colletta Alimentare
Sabato 27 novembre 2010
“Condividere i bisogni per condividere il senso della vita”
Spett.le Redazione
Oggi si è svolta a Messina, come in tutta Italia, la 14ª edizione della Colletta Alimentare. In un momento in cui confusione, incertezza e smarrimento, sembrano diventati lo stato d’animo più diffuso tra la gente, l’uomo appare sempre più solo. Incontrare persone pronte a condividere gratuitamente questo dramma, risveglia il vero desiderio che è nel cuore di ciascuno: essere amato.
“La Carità è il dono più grande che Dio ha fatto agli uomini …perché è amore ricevuto e amore donato (Caritas in Veritate)”.
Avere fatto la spesa per chi è più povero è stata quindi occasione di un immediato e positivo cambiamento per sé e per la società.
Nonostante il grave periodo di crisi economica, si è registrato un significativo aumento delle donazioni di generi alimentari.
Sono stati donati, nella nostra provincia, 70.013 Kg. di alimenti, ben 8.950 Kg in più del 2009.
In città sono stati 33.055 i kg raccolti: 2842 Kg in più dell’anno precedente.
Vogliamo ringraziare tutti coloro che hanno collaborato per la buona riuscita dell’iniziativa: le catene dei supermercati che hanno ospitato la Colletta Alimentare, i 1500 volontari appartenenti per la maggior parte ad Enti Caritativi locali (mense per i poveri, comunità per minori, banchi di solidarietà, movimenti, aggregazioni religiose) e le imprese commerciali che hanno messo a disposizione uomini e mezzi.
Un ringraziamento particolare va al Comando della Polizia Municipale di Messina e a Poste Italiane, che hanno offerto un rilevante supporto logistico.
Un grazie infine a tutti coloro che, facendo la spesa, ne hanno donato una consistente parte ai più bisognosi.
Fiduciosi della Vs. preziosa collaborazione anche per future iniziative del Banco Alimentare, porgiamo ancora i nostri più sentiti ringraziamenti.
Messina, 28 Novembre 2010
Sebastiano Catalano
Responsabile provinciale della Giornata Nazionale della Colletta Alimentare
lunedì 22 novembre 2010
Comunicato Stampa Colletta Alimentare 2010
Messina, ottobre 2010
la Fondazione Banco Alimentare Onlus festeggia quest’anno i primi 20 anni di attività in Italia. La sua mission è la valorizzazione sociale delle eccedenze alimentari. Attraverso i 21 Banchi Alimentari, che operano quotidianamente in tutta Italia, questi prodotti vengono distribuiti gratuitamente a più di 8.000 Enti benefici convenzionati. Solo nel 2009 sono state raccolte e distribuite 80.000 (l’equivalente di 6.200 tir) tonnellate di alimenti che hanno raggiunto circa 1.300.000 bisognosi su tutto il territorio italiano.
Accanto a questa attività, il Banco Alimentare promuove ogni anno la Giornata Nazionale della Colletta Alimentare. L’anno scorso in oltre 8.100 supermercati sono state donate 8.600 tonnellate di generi alimentari, e questo grazie al generoso impegno di oltre 100.000 volontari, all’adesione delle più importanti catene della distribuzione e a 5.000.000 di italiani che, durante la giornata di sabato, hanno deciso di fare la spesa per i più poveri del nostro paese.
Nella provincia di Messina, l’anno scorso, sono stati 61.063 i kg di generi alimentari raccolti in 87 supermercati che sono stati distribuiti, fra l’altro, anche alle popolazioni colpite dall’alluvione del I° ottobre.
Quest’anno, nonostante la crisi metta a dura prova le famiglie italiane, contiamo di mantenere i risultati dell’anno scorso, saranno infatti 88 i supermercati presidiati con l’impiego di circa 1400 volontari provenienti da esperienze diverse: enti caritativi, movimenti, associazioni, parrocchie, imprenditori, studenti e normali cittadini, tutti desiderosi di partecipare a questo grande gesto di carità.
Nella Nostra provincia entro Natale saranno circa 15.000 le persone bisognose che, attraverso i 115 Enti caritativi convenzionati con il Banco Alimentare, avranno qualcosa in più da mangiare e il conforto di un volto amico.
Ecco perché anche quest’anno proponiamo il gesto della
I nostri Volontari, muniti di un pettorale riconoscibile, saranno coordinati da un capo equipe, e distribuiranno materiale promozionale agli ingressi dei punti vendita.
Come di consueto, una importante campagna pubblicitaria supporterà l’iniziativa e indirizzerà i consumatori verso i supermercati aderenti.
I prodotti così raccolti, confezionati in scatole secondo la tipologia, verranno successivamente consegnati alle Associazioni caritative convenzionate, che a loro volta, li faranno pervenire ai propri assistiti.
Per introdurre al significato della Colletta Alimentare, viene proposta una frase che sottolinea il valore educativo dell’iniziativa:
A Messina per approfondire il significato della Colletta Alimentare e presentare l’edizione 2010 si svolgerà Mercoledì 24 Novembre alle ore 18,30 presso il Salone degli Specchi della Provincia Regionale, Piazza Antonello, un incontro - testimonianza.
Introduce l’Ing. Salvatore Rigaglia
Responsabile della Compagnia delle Opere della provincia di Messina
Interviene il Dott. Federico Bassi
Responsabile Nazionale Giornata Nazionale della Colletta Alimentare
All’incontro saranno presentate le testimonianze di alcune Opere Beneficiarie del Banco Alimentare
A questo momento di preparazione seguirà, il sabato successivo alla Colletta Alimentare 4 dicembre alle ore 17,30, un momento di ringraziamento nella Basilica Cattedrale con la celebrazione della S. Messa presieduta da Sua Ecc. Mons. Calogero La Piana.
Sebastiano Catalano
Responsabile Giornata Nazionale Colletta Alimentare per la provincia di Messina
la Fondazione Banco Alimentare Onlus festeggia quest’anno i primi 20 anni di attività in Italia. La sua mission è la valorizzazione sociale delle eccedenze alimentari. Attraverso i 21 Banchi Alimentari, che operano quotidianamente in tutta Italia, questi prodotti vengono distribuiti gratuitamente a più di 8.000 Enti benefici convenzionati. Solo nel 2009 sono state raccolte e distribuite 80.000 (l’equivalente di 6.200 tir) tonnellate di alimenti che hanno raggiunto circa 1.300.000 bisognosi su tutto il territorio italiano.
Accanto a questa attività, il Banco Alimentare promuove ogni anno la Giornata Nazionale della Colletta Alimentare. L’anno scorso in oltre 8.100 supermercati sono state donate 8.600 tonnellate di generi alimentari, e questo grazie al generoso impegno di oltre 100.000 volontari, all’adesione delle più importanti catene della distribuzione e a 5.000.000 di italiani che, durante la giornata di sabato, hanno deciso di fare la spesa per i più poveri del nostro paese.
Nella provincia di Messina, l’anno scorso, sono stati 61.063 i kg di generi alimentari raccolti in 87 supermercati che sono stati distribuiti, fra l’altro, anche alle popolazioni colpite dall’alluvione del I° ottobre.
Quest’anno, nonostante la crisi metta a dura prova le famiglie italiane, contiamo di mantenere i risultati dell’anno scorso, saranno infatti 88 i supermercati presidiati con l’impiego di circa 1400 volontari provenienti da esperienze diverse: enti caritativi, movimenti, associazioni, parrocchie, imprenditori, studenti e normali cittadini, tutti desiderosi di partecipare a questo grande gesto di carità.
Nella Nostra provincia entro Natale saranno circa 15.000 le persone bisognose che, attraverso i 115 Enti caritativi convenzionati con il Banco Alimentare, avranno qualcosa in più da mangiare e il conforto di un volto amico.
Ecco perché anche quest’anno proponiamo il gesto della
14 ^ Giornata Nazionale della Colletta Alimentare
sabato 27 novembre 2010
La Colletta Alimentare si svolgerà secondo modalità oramai collaudate: a tutti coloro che faranno la spesa sabato 27 novembre, verrà distribuito un sacchetto speciale contrassegnato dal logo della manifestazione.I nostri Volontari, muniti di un pettorale riconoscibile, saranno coordinati da un capo equipe, e distribuiranno materiale promozionale agli ingressi dei punti vendita.
Come di consueto, una importante campagna pubblicitaria supporterà l’iniziativa e indirizzerà i consumatori verso i supermercati aderenti.
I prodotti così raccolti, confezionati in scatole secondo la tipologia, verranno successivamente consegnati alle Associazioni caritative convenzionate, che a loro volta, li faranno pervenire ai propri assistiti.
Per introdurre al significato della Colletta Alimentare, viene proposta una frase che sottolinea il valore educativo dell’iniziativa:
Il povero è un uomo solo.
Condividere gratuitamente questo dramma risveglia il vero desiderio che è nel cuore di ciascuno: essere amato.
“La Carità è il dono più grande che Dio ha fatto agli uomini …perché è amore ricevuto e amore donato (Caritas in Veritate)”.
Per questo invitiamo tutti a partecipare alla Giornata Nazionale della Colletta Alimentare, perché anche fare la spesa e donarla a chi è più povero è occasione di un immediato e positivo cambiamento per sé e quindi per la società.
Speriamo di fare sempre meglio, grazie anche al Vostro aiuto.A Messina per approfondire il significato della Colletta Alimentare e presentare l’edizione 2010 si svolgerà Mercoledì 24 Novembre alle ore 18,30 presso il Salone degli Specchi della Provincia Regionale, Piazza Antonello, un incontro - testimonianza.
Introduce l’Ing. Salvatore Rigaglia
Responsabile della Compagnia delle Opere della provincia di Messina
Interviene il Dott. Federico Bassi
Responsabile Nazionale Giornata Nazionale della Colletta Alimentare
All’incontro saranno presentate le testimonianze di alcune Opere Beneficiarie del Banco Alimentare
A questo momento di preparazione seguirà, il sabato successivo alla Colletta Alimentare 4 dicembre alle ore 17,30, un momento di ringraziamento nella Basilica Cattedrale con la celebrazione della S. Messa presieduta da Sua Ecc. Mons. Calogero La Piana.
Sebastiano Catalano
Responsabile Giornata Nazionale Colletta Alimentare per la provincia di Messina
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