sabato 26 novembre 2011

COLLETTA ALIMENTARE

La ragione profonda della carità
di Giorgio Vittadini
Sabato 26 novembre in migliaia di supermercati 120mila volontari in campo per la raccolta annuale. Che senso ha, nel pieno della crisi, donare parte della propria spesa a sconosciuti?
L'intervento di Giorgio Vittadini (da "Avvenire" e "ilsussidiario.net")
http://www.ilsussidiario.net/News/Editoriale/2011/11/25/La-ragione-profonda-della-carita/224325/

martedì 22 novembre 2011

Comunicato Colletta Alimentare Messina

15ª GIORNATA NAZIONALE DELLA COLLETTA ALIMENTARE
Sabato 26 novembre 2011
DONIAMO
Olio – Alimenti per l’infanzia – Scatolame (tonno, carne, legumi, pelati e sughi)
PER AIUTARE
oltre 8.000 strutture caritative che accolgono
1.400.000 poveri in Italia

Sabato 26 novembre si svolgerà in tutta Italia, con l’alto Patrocinio del Presidente della Repubblica, La Giornata Nazionale della Colletta Alimentare, organizzata dalla Fondazione Banco Alimentare.

Anche presso i supermercati di Messina e provincia, i volontari della Fondazione Banco Alimentare Onlus inviteranno ciascuno a donare alimenti a lunga conservazione da distribuire in seguito alle 101 strutture caritative locali (mense per i poveri, comunità per minori, banchi di solidarietà, centri d’accoglienza, parrocchie, ecc.) che quotidianamente aiutano gli indigenti della città.
Giunta ormai alla 15ª edizione, la Giornata Nazionale della Colletta Alimentare (GNCA) dal 1997 è diventata un importante momento che coinvolge e sensibilizza la società civile al problema della povertà attraverso l'invito a un gesto concreto di gratuità e di condivisione: fare la spesa per chi ha bisogno. E’ importante, dunque, che Messina dia ancora una volta il proprio contributo (nel 2010 a Messina e provincia sono stati raccolti 70.000 kg di alimenti); sabato 26 novembre infatti nel nostro territorio saranno 95 i supermercati coinvolti (39 in città), dove si alterneranno oltre 1.700 volontari appartenenti ad associazioni, parrocchie, realtà caritative.

Le ragioni di questo gesto? Sintetizzate in poche righe: «Il momento storico che stiamo vivendo rimane molto delicato e drammatico. I Poveri sono in costante crescita e sono sempre più prossimi a ciascuno di noi. Non manca solo il cibo, manca il lavoro, la casa e soprattutto sembrano venir meno le ragioni per sperare e per questo si è sempre più soli; una solitudine spesso avvertita da chiunque, poveri o ricchi.
Cristo, presente ora, colma quella solitudine, risponde a tutte le esigenze del nostro cuore.
Per questa esperienza, proponiamo a ognuno la Colletta Alimentare, perché facendo la spesa per chi è nel bisogno, si ridesti tutta la nostra persona, cominciando a vivere all’altezza dei desideri del nostro cuore».

L’appuntamento è allora per sabato 26 Novembre quando numerosi ci recheremo nei supermercati a fare la spesa per chi è più povero, diventando protagonisti dello “spettacolo della Carità” che è la Colletta Alimentare, sicuri che il “mondo” attende questo spettacolo di bellezza soprattutto in questo periodo difficile.

Con il vostro aiuto desideriamo fare sempre meglio
Associazione Banco Alimentare della Sicilia Onlus

Protagonisti nella crisi. Riscopriamo la tradizione.

domenica 20 novembre 2011

Per capire meglio i gesti che proponiamo

Per vivere i 2 gesti di carità della Colletta Alimentare (26 novembre) e della Campagna Tende di Avsi, vi invitiamo a tenere presenti l’avviso dato da don Carrón alla SdC del 9/11/2011 e alcuni passaggi del discorso di Papa Benedetto XVI ai partecipanti all’incontro promosso dal Pontificio Consiglio “Cor Unum” (11/11/2011).

Carrón: «Sono molte le persone che incontriamo e che rispondono spontaneamente alla Colletta, e anche altre che si coinvolgono per un impeto di generosità e di gratuità. È diventata una caritativa nazionale, quasi il gesto di caritativa del popolo italiano, ma tanti hanno questo impeto e non ne sanno la ragione. Allora, stando insieme durante la Colletta o durante i gesti della Campagna Tende, possiamo testimoniare l’origine, la ragione profonda di questi gesti che ci educano alla carità molto più di mille discorsi, perché le persone possano avere una ragione che renda questo impeto di generosità stabile, perché lo possano capire. Tra l’altro, la situazione di crisi che la realtà ci pone davanti rende ancora più evidente la ragionevolezza di questi gesti, anzitutto per una nostra educazione: dovendo chiedere a chi incontriamo di aiutare altri nel bisogno, possiamo essere più consapevoli di tutto quanto abbiamo ricevuto e riceviamo; e poi possiamo scoprire come questi gesti possono educare un popolo ad allargare l’orizzonte alle necessità di tutti.
Attraverso questi gesti possiamo introdurre anche al fatto che il bisogno che abbiamo è di qualcosa di più grande, e se noi partecipiamo alla Colletta e alle Tende, non è per riempire il vuoto con un gesto generoso che poi ci lascia più scettici di prima, ma è per un pieno su cui siamo poggiati e per la gratitudine di aver trovato la risposta a questo bisogno.
Lasciar perdere questi due momenti educativi per le nostre comunità sarebbe davvero un peccato!»

Papa Benedetto XVI: « […] Per i cristiani, il volontariato non è soltanto espressione di buona volontà. È basato sull’esperienza personale di Cristo. Fu il primo a servire l’umanità, diede liberamente la sua vita per il bene di tutti. Quel dono non si basava sui nostri meriti. Da ciò impariamo che Dio dona se stesso a noi. Inoltre: Deus caritas est — Dio è amore, per citare una frase della Prima Lettera di Giovanni (4, 8) che ho scelto come titolo della mia prima Lettera Enciclica. L’esperienza dell’amore generoso di Dio ci sfida e ci libera per adottare lo stesso atteggiamento verso i nostri fratelli e le nostre sorelle: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10, 8). […]
[…] La grazia di Cristo ci aiuta a scoprire in noi stessi un anelito umano alla solidarietà e una fondamentale vocazione all’amore. La sua grazia perfeziona, rafforza ed eleva quella vocazione e ci consente di servire gli altri senza ricompensa, soddisfazione o alcun compenso. Qui vediamo qualcosa della grandezza della vocazione umana a servire gli altri con le stesse libertà e generosità che caratterizzano Dio stesso. Diveniamo anche strumenti visibili del suo amore in un mondo che ancora anela profondamente a quell’amore in mezzo alla povertà, alla solitudine, all’emarginazione e all’ignoranza che vediamo intorno a noi. […]
[…] È questa la natura della testimonianza che voi, in tutta umiltà e convinzione, offrite alla società civile. Sebbene sia dovere dell’autorità pubblica riconoscere e apprezzare questo contributo senza distorcerlo, il vostro ruolo di cristiani consiste nel prendere attivamente parte alla vita della società, cercando di renderla sempre più umana, sempre più caratterizzata da libertà, giustizia e solidarietà autentiche. […]»

domenica 13 novembre 2011

PRESENTAZIONE GIORNATA NAZIONALE DELLA COLLETTA ALIMENTARE 2011

15° COLLETTA ALIMENTARE 2011

LE "DIECI RIGHE"

Il momento storico che stiamo vivendo rimane molto delicato e drammatico. I poveri sono in costante crescita e sono sempre più prossimi a ciascuno di noi.
Non manca solo il cibo, manca il lavoro, la casa e soprattutto sembrano venir meno le ragioni per sperare e per questo si è sempre più soli; una solitudine spesso avvertita da chiunque, poveri o ricchi.
Cristo, presente ora, colma quella solitudine, risponde a tutte le esigenze del nostro cuore.
Per questa esperienza, proponiamo a ognuno la Colletta Alimentare, perché facendo la spesa per chi è nel bisogno, si ridesti tutta la nostra persona, cominciando a vivere all’altezza dei desideri del nostro cuore.

SABATO 26 NOVEMBRE 2011

FAI LA SPESA CON NOI PER CHI E' PIU' POVERO

domenica 6 novembre 2011

1^ Festa di S. Martino


Sabato 12 Novembre alle ore 20,30, presso l’Istituto Cristo Re (sordomuti) si terrà la 1^ Festa di S. Martino SAPORI DI AUTUNNO. La serata sarà animata dalla band EnCanto.
Il ricavato della festa sarà donato alla Fondazione AVSI.
AVSI Messina

Il video dell'incontro "La crisi sfida per un cambiamento"

http://www.clonline.org/articoli/ita/incontro041111/mi041111.htm

domenica 23 ottobre 2011

LA CRISI SFIDA PER UN CAMBIAMENTO

«Una comunità cristiana autentica vive in costante rapporto con il resto degli uomini, di cui condivide totalmente i bisogni, ed insieme coi quali sente i problemi. Per la profonda esperienza fraterna che in essa si sviluppa, la comunità cristiana non può non tendere ad avere una sua idea ed un suo metodo d’affronto dei problemi comuni, sia pratici che teorici, da offrire come sua specifica collaborazione a tutto il resto della società in cui è situata» (don Giussani).
Nella prospettiva delineata da don Giussani si colloca questo contributo di Comunione e Liberazione, che offriamo a tutti per un dialogo che favorisca una ripresa del nostro Paese.
La crisi è un dato
Che lo si voglia o no, la crisi esiste. E sta cambiando le condizioni di vita di milioni di persone, in molti Paesi, di sicuro in Italia: aumentano i poveri, sempre più aziende chiudono, si rischia di essere tagliati fuori dallo sviluppo mondiale, declassati a Paese di serie B.
La crisi sta provocando reazioni diverse, spesso determinate dal prevalere di due tendenze contrapposte:
• subirla, pensando di esorcizzarla e di superarla addossando le colpe su qualcuno (che sicuramente esiste e ha più responsabilità di altri). Ma così facendo, non si produce alcun cambiamento, se non quello di aumentare il lamento che può finire nella disperazione.
• ignorarla, dopo averla provocata, continuando a comportarsi come se nulla fosse e soprattutto senza mettersi minimamente in discussione.
La realtà è positiva perché mette in moto la persona
È irrazionale pensare che basti essere contro qualcuno per sconfiggere la crisi, peggio ancora è negarne l’esistenza. È il contrario di quella tradizione ebraico-cristiana per la quale la realtà è percepita come ultimamente positiva, anche quando mostra un volto negativo e contraddittorio.
La realtà, infatti, ci rimette continuamente in moto, provocandoci a prendere posizione di fronte a ciò che accade.
Questa consapevolezza ha costruito la storia millenaria dell’Occidente. E a dispetto di ogni dualismo o manicheismo − per cui il male è sempre da una parte e il bene sempre dall’altra −, ha permesso di costruire il futuro proprio accettando le sfide della realtà, rispondendo ad esse con intelligenza, creatività e capacità di sacrificio.
Come ha detto Benedetto XVI, «un progresso addizionabile è possibile solo in campo materiale. Nell’ambito invece della consapevolezza etica e della decisione morale non c’è una simile possibilità di addizione per il semplice motivo che la libertà dell’uomo è sempre nuova e deve sempre nuovamente prendere le sue decisioni. Non sono mai semplicemente già prese per noi da altri – in tal caso, infatti, non saremmo più liberi. La libertà presuppone che nelle decisioni fondamentali ogni uomo, ogni generazione sia un nuovo inizio» (Spe salvi, 24).
È questa la ragione per cui ancora il Papa, pur riconoscendo il disagio e il disorientamento che spingono ciascuno a muoversi in maniera solitaria e a compiere scelte di vita sempre più fragili, non ha potuto evitare di lanciare un appello: «Cari giovani, non abbiate paura di affrontare queste sfide!
Non perdete mai la speranza» (Ancona, 11 settembre 2011).
È un invito a guardare la crisi come opportunità: essa, infatti, costringe a rendersi conto del valore di cose a cui non si pensa finché non vengono meno: per esempio, la famiglia, l’educazione, il lavoro.
Del resto, di crisi l’Italia ne ha attraversate tante anche negli ultimi 150 anni, senza reagire con una difesa aprioristica del passato e nemmeno con chiusure preconcette, ma mettendo in gioco una capacità di un cambiamento che ha posto le premesse per un continuo inizio − tanto nuovo quanto imprevedibile − della convivenza sociale.
Allora la domanda da porsi riguarda il contenuto del cambiamento, che è frutto di una libertà in azione.
In primo luogo, occorre essere leali e ammettere che le ideologie non pagano più, che lo statalismo fa sprofondare nei debiti e che la finanza non salva l’uomo e aumenta solo la folla degli indignados, segno di una esigenza tanto positiva (che, cioè, i desideri e i bisogni concreti delle persone non siano continuamente estromessi dal dibattito pubblico) quanto scomposta.
In secondo luogo, bisogna riconoscere che nella situazione attuale sono reperibili le tracce di un cambiamento positivo.
Alcuni esempi
Ci sono persone che non si lasciano trascinare dal flusso delle cose, ma remano controcorrente anche a costo di sacrifici, e per questo sono riconoscibili. Proprio nel mezzo di una crisi tra le più gravi della nostra storia, esistono fatti virtuosi, segno di persone che si sono rimesse in azione senza aspettare che altri − sempre altri − risolvano i problemi. Non potendo cambiare tutto subito, hanno cominciato a cambiare loro. C’è gente che affronta la realtà senza preclusioni, e prova a darsi da fare senza rinnegare e dimenticare nulla.
•Molte famiglie, che potrebbero sfaldarsi sotto l’urto delle difficoltà economiche, scoprono il valore del fare sacrifici, magari per garantire a tutti i costi l’educazione dei figli, fino al punto di accettare un regime di vita più sobrio; inoltre non smettono di tessere reti di solidarietà e, se possibile, di risparmio.
• Nel campo della formazione professionale, segnato dal perdurare del clientelismo, nascono realtà che tornano a insegnare ai giovani un mestiere, mettendo di nuovo in contatto il mondo dell’impresa e quello della scuola.
• Si incontrano sempre più spesso insegnanti che, in un mondo scolastico statalizzato e burocratizzato, immaginano metodi di insegnamento nuovi, individualmente o coinvolgendo i colleghi, anche pagando di tasca propria quell’aggiornamento professionale che nessuno assicura loro d’ufficio.
• A dispetto delle enormi difficoltà a reperire fondi, continuano a nascere opere di solidarietà e di cooperazione; talune di quelle “storiche”, poi, si rinnovano invece di morire. E dilatano l’esperienza della condivisione gratuita del bisogno di milioni di persone, quel mare di carità che ha segnato la storia dell’Italia.
• Ci sono imprese che, pur tra mille ostacoli che potrebbero indurre a chiudere, hanno accettato la sfida del cambiamento e stanno creando occupazione aumentando il fatturato, anche se non riescono da sole a sostenere la crescita dell’Italia.
• Soprattutto in un panorama giovanile spesso sconfortante, ci sono molti giovani che non si accontentano di un futuro mediocre: per esempio, le università sono considerate un settore secondario della vita sociale, eppure molti studenti − a differenza del recente passato − non si accontentano più del pezzo di carta alla fine degli studi, ma imparano presto una lingua straniera, sono disponibili a trascorrere periodi all’estero, a fare stage, a studiare in modo adeguato; e trovano posti lusinghieri in aziende o atenei esteri.
I fattori di un possibile cambiamento
Che cosa accomuna tutti questi tentativi positivi?
La convinzione che la realtà, anche quando appare negativa e difficile − come vediamo oggi −, rimette in gioco la voglia di conoscere, di costruire, di impegnarsi, sebbene sia stata oscurata e mortificata da anni di omologazione del potere.
Allora la strada per attraversare − e per non subire da rassegnati − la crisi è vivere la realtà come una provocazione che ridesta il desiderio e la domanda che, per quanto riguarda l’Italia, significa anche ingegno, conoscenza, creatività, forza di aggregazione.
Questi tentativi mostrano la risposta all’unica domanda che nessuno sembra affrontare: da che cosa può rinascere la crescita, da che cosa si può ricreare la ricchezza dell’Italia?
Da quell’imprevedibile istante in cui un uomo genera novità, prodotti, servizi, valore aggiunto, bellezza per sé e per gli altri, senza che nessun antecedente storico, sociale e politico possa ultimamente spiegare l’incremento di valore e di ricchezza che si genera.
Soprattutto nei momenti di crisi questo desiderio in azione è il più potente fattore che fa rinascere la certezza, come ha detto il presidente Napolitano al Meeting di Rimini: «Portate, nel tempo dell’incertezza, il vostro anelito di certezza», fino a riconoscere che chi accetta questa sfida è «una risorsa umana per il nostro Paese».
Dentro un popolo rinasce la speranza
Ma solo se sono collocati dentro un popolo il desiderio ridestato e i tentativi che nascono dalla persona hanno possibilità di durare. E il popolo è un mettersi insieme della gente non nella provvisorietà di un tornaconto, ma sostanzialmente. Non contro un nemico, ma per un bene desiderato e perseguito. Per questo la distruzione di un popolo − con tutta la sua ricchezza espressiva e associativa − è l’anticamera dell’uccisione del desiderio: infatti se i giovani non sono di fronte a una esperienza umana diversa, come possono percepire che il mondo può cambiare? E come può nascere in loro la speranza del futuro?
Il compito della politica
Le scelte politiche devono essere in funzione di chi si muove in questa direzione e non più a vantaggio di chi agisce per schieramenti di potere e promette di cambiare tutto perché nulla cambi.
È l’esempio che ci viene dal discorso del Papa al Parlamento tedesco, che ha indicato che cosa deve essere importante per un politico: «Un cuore docile», che sappia «rendere giustizia al popolo» e «distinguere il bene dal male». E con questo ha messo nelle mani di tutti il criterio per giudicare l’operato di chi fa politica.
Questo spiega perché persone con ideologie diverse si possono incontrare persino in politica (come accade nell’Intergruppo parlamentare per la sussidiarietà, che raduna parlamentari di tutti gli schieramenti e che ha prodotto leggi come quella sul 5 per mille a vantaggio delle realtà non profit), rinverdendo quella tradizione per cui le contrapposizioni pur dure non hanno impedito di collaborare alla costruzione del bene comune, specialmente nei momenti più drammatici della nostra storia.
Questi elementi possono orientare le scelte politiche in modo opportuno, come strumenti per un cambiamento che viene inevitabilmente dal basso. La prima politica, infatti, è sostenere chi costruisce un bene per tutti e cercare insieme risposte pratiche alle difficoltà e alle speranze di un popolo.
Così si può rilanciare lo sviluppo del Paese, scommettendo sugli «io» in azione − persone e comunità −, e riconoscendo il ruolo decisivo dell’educazione, dalla quale dipende il futuro di un popolo. E l’educazione non riguarda solo i giovani, ma tutti.
Ecco alcuni strumenti che possono favorire una ripresa:
• difendere la vita in ogni suo momento e in tutti i suoi aspetti;
• investire in un sistema dell’istruzione e formazione professionale fatto di scuole statali, libere e paritarie, e di università competitive fra loro nella didattica e nella ricerca, valorizzando il merito degli studenti e dei professori fin dal reclutamento e negli avanzamenti di carriera;
• offrire le necessarie opportunità ai giovani capaci e meritevoli, affinché l’Italia non diventi un Paese per vecchi;
• aiutare selettivamente le imprese che investono, creano occupazione ed esportano, eliminando lacci, laccioli e aiuti clientelari che non producono alcuno sviluppo;
• allearsi − nella direzione di un welfare sussidiario − con le famiglie, i portatori di risparmio, di aiuto ai più deboli, di educazione; e ancora, collaborare con le miriadi di realtà sociali che lavorano per il bene di tutto il popolo, secondo il principio di sussidiarietà;
• difendere un ambiente degradato e distrutto dalle speculazioni di ogni genere;
• favorire un federalismo fiscale che rinnovi la pubblica amministrazione, facendo pagare i costi e gli sprechi a chi li provoca ed eliminando le sacche di clientelismo e di spreco.
È a livello di queste preoccupazioni che si colloca il contributo dei cattolici alla vita sociale, come afferma il cardinale Angelo Scola: «La vita del nostro popolo documenta anche l’esistenza di fatti e opere buone che dicono questa sovranità sul male dell’umana libertà quando si lascia cambiare dalla grazia di Cristo. Sono segni ragionevoli che la speranza, alimentata dalla fede e dalla carità, praticata nelle nostre comunità, è veramente affidabile» (Milano, 16 ottobre 2011). Lo ha sottolineato il cardinale Angelo Bagnasco: «I cristiani da sempre sono presenza viva nella storia, consapevoli che la fede in Cristo è un bene anche per la Città» (Todi, 17 ottobre 2011).
a cura di Comunione e Liberazione OTTOBRE 2011

domenica 9 ottobre 2011

"L’esperienza della famiglia: una bellezza da riconquistare”

Alla Fiera di Verona il 5 ottobre alle 21:00 si è tenuto un incontro con Julián Carrón, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione sul tema “L’esperienza della famiglia: una bellezza da riconquistare”. Il titolo è lo stesso del Family Happening, una manifestazione che si è svolta nella città veneta e che è servita come sorta di tappa di avvicinamento all’Incontro mondiale delle famiglie che si terrà a maggio a Milano che vedrà anche la partecipazione di Benedetto XVI.
Quella di Carrón non è stata un’analisi sociologica della famiglia, quanto piuttosto una testimonianza dettata da una preoccupazione antropologica. Nel 2006 ebbe modo di partecipare all’incontro delle famiglie con il Santo Padre a Valencia e nell’occasione evidenziò come la crisi della famiglia non fosse altro che “una conseguenza della crisi antropologica nella quale ci troviamo”. “Gli sposi - aveva spiegato - infatti sono due soggetti umani, un io e un tu, un uomo e una donna, che decidono di camminare insieme verso il destino, verso la felicità. Come impostano il loro rapporto, come lo concepiscono, dipende dall’immagine che ciascuno si fa della propria vita, della realizzazione di sé. Ciò implica una concezione dell’uomo e del suo mistero. Per questo il primo aiuto che si può offrire a quanti vogliono unirsi in matrimonio è l'aiuto a prendere coscienza del mistero del loro essere uomini”.
Tra i principali sostenitori del Family Happening possiamo annoverare Paolo Biasi, presidente della Fondazione Cariverona, Paolo Bedoni, presidente di Cattolica Assicurazioni e Carlo Fratta Pasini, presidente del Consiglio di sorveglianza del Banco popolare e numero uno di Assopopolari, che in un’intervista a ilsussidiario.net, ha così parlato dell’incontro: “Il titolo sorprende, perché sostituisce il consueto riferimento al valore o ai valori della famiglia con il riferimento alla sua bellezza, e ne indica un modello alto, dove le relazioni familiari possano essere vissute in intensità, pienezza e armonia”.
Con riferimento al ruolo che possono avere le famiglie di fronte alla situazione di crisi che vive il nostro Paese, Fratta Pasini ha spiegato che “relazioni gratuite, bene comune, capacità di rinunciare oggi per costruire un futuro migliore, propensione alla vita come nascita e crescita, solidarietà, giusto ruolo del merito e del bisogno, orizzonte di lungo periodo, superamento dei conflitti generazionali: tutto ciò che è proprio della famiglia sembra oggi necessario e mancante alla nostra comunità politica e sociale”.
http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2011/10/5/DIRETTA-VIDEO-L-incontro-di-Juli-n-Carr-n-a-Verona-L-esperienza-della-famiglia-una-bellezza-da-riconquistare-/2/211633/