domenica 13 novembre 2011

15° COLLETTA ALIMENTARE 2011

LE "DIECI RIGHE"

Il momento storico che stiamo vivendo rimane molto delicato e drammatico. I poveri sono in costante crescita e sono sempre più prossimi a ciascuno di noi.
Non manca solo il cibo, manca il lavoro, la casa e soprattutto sembrano venir meno le ragioni per sperare e per questo si è sempre più soli; una solitudine spesso avvertita da chiunque, poveri o ricchi.
Cristo, presente ora, colma quella solitudine, risponde a tutte le esigenze del nostro cuore.
Per questa esperienza, proponiamo a ognuno la Colletta Alimentare, perché facendo la spesa per chi è nel bisogno, si ridesti tutta la nostra persona, cominciando a vivere all’altezza dei desideri del nostro cuore.

SABATO 26 NOVEMBRE 2011

FAI LA SPESA CON NOI PER CHI E' PIU' POVERO

domenica 6 novembre 2011

1^ Festa di S. Martino


Sabato 12 Novembre alle ore 20,30, presso l’Istituto Cristo Re (sordomuti) si terrà la 1^ Festa di S. Martino SAPORI DI AUTUNNO. La serata sarà animata dalla band EnCanto.
Il ricavato della festa sarà donato alla Fondazione AVSI.
AVSI Messina

Il video dell'incontro "La crisi sfida per un cambiamento"

http://www.clonline.org/articoli/ita/incontro041111/mi041111.htm

domenica 23 ottobre 2011

LA CRISI SFIDA PER UN CAMBIAMENTO

«Una comunità cristiana autentica vive in costante rapporto con il resto degli uomini, di cui condivide totalmente i bisogni, ed insieme coi quali sente i problemi. Per la profonda esperienza fraterna che in essa si sviluppa, la comunità cristiana non può non tendere ad avere una sua idea ed un suo metodo d’affronto dei problemi comuni, sia pratici che teorici, da offrire come sua specifica collaborazione a tutto il resto della società in cui è situata» (don Giussani).
Nella prospettiva delineata da don Giussani si colloca questo contributo di Comunione e Liberazione, che offriamo a tutti per un dialogo che favorisca una ripresa del nostro Paese.
La crisi è un dato
Che lo si voglia o no, la crisi esiste. E sta cambiando le condizioni di vita di milioni di persone, in molti Paesi, di sicuro in Italia: aumentano i poveri, sempre più aziende chiudono, si rischia di essere tagliati fuori dallo sviluppo mondiale, declassati a Paese di serie B.
La crisi sta provocando reazioni diverse, spesso determinate dal prevalere di due tendenze contrapposte:
• subirla, pensando di esorcizzarla e di superarla addossando le colpe su qualcuno (che sicuramente esiste e ha più responsabilità di altri). Ma così facendo, non si produce alcun cambiamento, se non quello di aumentare il lamento che può finire nella disperazione.
• ignorarla, dopo averla provocata, continuando a comportarsi come se nulla fosse e soprattutto senza mettersi minimamente in discussione.
La realtà è positiva perché mette in moto la persona
È irrazionale pensare che basti essere contro qualcuno per sconfiggere la crisi, peggio ancora è negarne l’esistenza. È il contrario di quella tradizione ebraico-cristiana per la quale la realtà è percepita come ultimamente positiva, anche quando mostra un volto negativo e contraddittorio.
La realtà, infatti, ci rimette continuamente in moto, provocandoci a prendere posizione di fronte a ciò che accade.
Questa consapevolezza ha costruito la storia millenaria dell’Occidente. E a dispetto di ogni dualismo o manicheismo − per cui il male è sempre da una parte e il bene sempre dall’altra −, ha permesso di costruire il futuro proprio accettando le sfide della realtà, rispondendo ad esse con intelligenza, creatività e capacità di sacrificio.
Come ha detto Benedetto XVI, «un progresso addizionabile è possibile solo in campo materiale. Nell’ambito invece della consapevolezza etica e della decisione morale non c’è una simile possibilità di addizione per il semplice motivo che la libertà dell’uomo è sempre nuova e deve sempre nuovamente prendere le sue decisioni. Non sono mai semplicemente già prese per noi da altri – in tal caso, infatti, non saremmo più liberi. La libertà presuppone che nelle decisioni fondamentali ogni uomo, ogni generazione sia un nuovo inizio» (Spe salvi, 24).
È questa la ragione per cui ancora il Papa, pur riconoscendo il disagio e il disorientamento che spingono ciascuno a muoversi in maniera solitaria e a compiere scelte di vita sempre più fragili, non ha potuto evitare di lanciare un appello: «Cari giovani, non abbiate paura di affrontare queste sfide!
Non perdete mai la speranza» (Ancona, 11 settembre 2011).
È un invito a guardare la crisi come opportunità: essa, infatti, costringe a rendersi conto del valore di cose a cui non si pensa finché non vengono meno: per esempio, la famiglia, l’educazione, il lavoro.
Del resto, di crisi l’Italia ne ha attraversate tante anche negli ultimi 150 anni, senza reagire con una difesa aprioristica del passato e nemmeno con chiusure preconcette, ma mettendo in gioco una capacità di un cambiamento che ha posto le premesse per un continuo inizio − tanto nuovo quanto imprevedibile − della convivenza sociale.
Allora la domanda da porsi riguarda il contenuto del cambiamento, che è frutto di una libertà in azione.
In primo luogo, occorre essere leali e ammettere che le ideologie non pagano più, che lo statalismo fa sprofondare nei debiti e che la finanza non salva l’uomo e aumenta solo la folla degli indignados, segno di una esigenza tanto positiva (che, cioè, i desideri e i bisogni concreti delle persone non siano continuamente estromessi dal dibattito pubblico) quanto scomposta.
In secondo luogo, bisogna riconoscere che nella situazione attuale sono reperibili le tracce di un cambiamento positivo.
Alcuni esempi
Ci sono persone che non si lasciano trascinare dal flusso delle cose, ma remano controcorrente anche a costo di sacrifici, e per questo sono riconoscibili. Proprio nel mezzo di una crisi tra le più gravi della nostra storia, esistono fatti virtuosi, segno di persone che si sono rimesse in azione senza aspettare che altri − sempre altri − risolvano i problemi. Non potendo cambiare tutto subito, hanno cominciato a cambiare loro. C’è gente che affronta la realtà senza preclusioni, e prova a darsi da fare senza rinnegare e dimenticare nulla.
•Molte famiglie, che potrebbero sfaldarsi sotto l’urto delle difficoltà economiche, scoprono il valore del fare sacrifici, magari per garantire a tutti i costi l’educazione dei figli, fino al punto di accettare un regime di vita più sobrio; inoltre non smettono di tessere reti di solidarietà e, se possibile, di risparmio.
• Nel campo della formazione professionale, segnato dal perdurare del clientelismo, nascono realtà che tornano a insegnare ai giovani un mestiere, mettendo di nuovo in contatto il mondo dell’impresa e quello della scuola.
• Si incontrano sempre più spesso insegnanti che, in un mondo scolastico statalizzato e burocratizzato, immaginano metodi di insegnamento nuovi, individualmente o coinvolgendo i colleghi, anche pagando di tasca propria quell’aggiornamento professionale che nessuno assicura loro d’ufficio.
• A dispetto delle enormi difficoltà a reperire fondi, continuano a nascere opere di solidarietà e di cooperazione; talune di quelle “storiche”, poi, si rinnovano invece di morire. E dilatano l’esperienza della condivisione gratuita del bisogno di milioni di persone, quel mare di carità che ha segnato la storia dell’Italia.
• Ci sono imprese che, pur tra mille ostacoli che potrebbero indurre a chiudere, hanno accettato la sfida del cambiamento e stanno creando occupazione aumentando il fatturato, anche se non riescono da sole a sostenere la crescita dell’Italia.
• Soprattutto in un panorama giovanile spesso sconfortante, ci sono molti giovani che non si accontentano di un futuro mediocre: per esempio, le università sono considerate un settore secondario della vita sociale, eppure molti studenti − a differenza del recente passato − non si accontentano più del pezzo di carta alla fine degli studi, ma imparano presto una lingua straniera, sono disponibili a trascorrere periodi all’estero, a fare stage, a studiare in modo adeguato; e trovano posti lusinghieri in aziende o atenei esteri.
I fattori di un possibile cambiamento
Che cosa accomuna tutti questi tentativi positivi?
La convinzione che la realtà, anche quando appare negativa e difficile − come vediamo oggi −, rimette in gioco la voglia di conoscere, di costruire, di impegnarsi, sebbene sia stata oscurata e mortificata da anni di omologazione del potere.
Allora la strada per attraversare − e per non subire da rassegnati − la crisi è vivere la realtà come una provocazione che ridesta il desiderio e la domanda che, per quanto riguarda l’Italia, significa anche ingegno, conoscenza, creatività, forza di aggregazione.
Questi tentativi mostrano la risposta all’unica domanda che nessuno sembra affrontare: da che cosa può rinascere la crescita, da che cosa si può ricreare la ricchezza dell’Italia?
Da quell’imprevedibile istante in cui un uomo genera novità, prodotti, servizi, valore aggiunto, bellezza per sé e per gli altri, senza che nessun antecedente storico, sociale e politico possa ultimamente spiegare l’incremento di valore e di ricchezza che si genera.
Soprattutto nei momenti di crisi questo desiderio in azione è il più potente fattore che fa rinascere la certezza, come ha detto il presidente Napolitano al Meeting di Rimini: «Portate, nel tempo dell’incertezza, il vostro anelito di certezza», fino a riconoscere che chi accetta questa sfida è «una risorsa umana per il nostro Paese».
Dentro un popolo rinasce la speranza
Ma solo se sono collocati dentro un popolo il desiderio ridestato e i tentativi che nascono dalla persona hanno possibilità di durare. E il popolo è un mettersi insieme della gente non nella provvisorietà di un tornaconto, ma sostanzialmente. Non contro un nemico, ma per un bene desiderato e perseguito. Per questo la distruzione di un popolo − con tutta la sua ricchezza espressiva e associativa − è l’anticamera dell’uccisione del desiderio: infatti se i giovani non sono di fronte a una esperienza umana diversa, come possono percepire che il mondo può cambiare? E come può nascere in loro la speranza del futuro?
Il compito della politica
Le scelte politiche devono essere in funzione di chi si muove in questa direzione e non più a vantaggio di chi agisce per schieramenti di potere e promette di cambiare tutto perché nulla cambi.
È l’esempio che ci viene dal discorso del Papa al Parlamento tedesco, che ha indicato che cosa deve essere importante per un politico: «Un cuore docile», che sappia «rendere giustizia al popolo» e «distinguere il bene dal male». E con questo ha messo nelle mani di tutti il criterio per giudicare l’operato di chi fa politica.
Questo spiega perché persone con ideologie diverse si possono incontrare persino in politica (come accade nell’Intergruppo parlamentare per la sussidiarietà, che raduna parlamentari di tutti gli schieramenti e che ha prodotto leggi come quella sul 5 per mille a vantaggio delle realtà non profit), rinverdendo quella tradizione per cui le contrapposizioni pur dure non hanno impedito di collaborare alla costruzione del bene comune, specialmente nei momenti più drammatici della nostra storia.
Questi elementi possono orientare le scelte politiche in modo opportuno, come strumenti per un cambiamento che viene inevitabilmente dal basso. La prima politica, infatti, è sostenere chi costruisce un bene per tutti e cercare insieme risposte pratiche alle difficoltà e alle speranze di un popolo.
Così si può rilanciare lo sviluppo del Paese, scommettendo sugli «io» in azione − persone e comunità −, e riconoscendo il ruolo decisivo dell’educazione, dalla quale dipende il futuro di un popolo. E l’educazione non riguarda solo i giovani, ma tutti.
Ecco alcuni strumenti che possono favorire una ripresa:
• difendere la vita in ogni suo momento e in tutti i suoi aspetti;
• investire in un sistema dell’istruzione e formazione professionale fatto di scuole statali, libere e paritarie, e di università competitive fra loro nella didattica e nella ricerca, valorizzando il merito degli studenti e dei professori fin dal reclutamento e negli avanzamenti di carriera;
• offrire le necessarie opportunità ai giovani capaci e meritevoli, affinché l’Italia non diventi un Paese per vecchi;
• aiutare selettivamente le imprese che investono, creano occupazione ed esportano, eliminando lacci, laccioli e aiuti clientelari che non producono alcuno sviluppo;
• allearsi − nella direzione di un welfare sussidiario − con le famiglie, i portatori di risparmio, di aiuto ai più deboli, di educazione; e ancora, collaborare con le miriadi di realtà sociali che lavorano per il bene di tutto il popolo, secondo il principio di sussidiarietà;
• difendere un ambiente degradato e distrutto dalle speculazioni di ogni genere;
• favorire un federalismo fiscale che rinnovi la pubblica amministrazione, facendo pagare i costi e gli sprechi a chi li provoca ed eliminando le sacche di clientelismo e di spreco.
È a livello di queste preoccupazioni che si colloca il contributo dei cattolici alla vita sociale, come afferma il cardinale Angelo Scola: «La vita del nostro popolo documenta anche l’esistenza di fatti e opere buone che dicono questa sovranità sul male dell’umana libertà quando si lascia cambiare dalla grazia di Cristo. Sono segni ragionevoli che la speranza, alimentata dalla fede e dalla carità, praticata nelle nostre comunità, è veramente affidabile» (Milano, 16 ottobre 2011). Lo ha sottolineato il cardinale Angelo Bagnasco: «I cristiani da sempre sono presenza viva nella storia, consapevoli che la fede in Cristo è un bene anche per la Città» (Todi, 17 ottobre 2011).
a cura di Comunione e Liberazione OTTOBRE 2011

domenica 9 ottobre 2011

"L’esperienza della famiglia: una bellezza da riconquistare”

Alla Fiera di Verona il 5 ottobre alle 21:00 si è tenuto un incontro con Julián Carrón, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione sul tema “L’esperienza della famiglia: una bellezza da riconquistare”. Il titolo è lo stesso del Family Happening, una manifestazione che si è svolta nella città veneta e che è servita come sorta di tappa di avvicinamento all’Incontro mondiale delle famiglie che si terrà a maggio a Milano che vedrà anche la partecipazione di Benedetto XVI.
Quella di Carrón non è stata un’analisi sociologica della famiglia, quanto piuttosto una testimonianza dettata da una preoccupazione antropologica. Nel 2006 ebbe modo di partecipare all’incontro delle famiglie con il Santo Padre a Valencia e nell’occasione evidenziò come la crisi della famiglia non fosse altro che “una conseguenza della crisi antropologica nella quale ci troviamo”. “Gli sposi - aveva spiegato - infatti sono due soggetti umani, un io e un tu, un uomo e una donna, che decidono di camminare insieme verso il destino, verso la felicità. Come impostano il loro rapporto, come lo concepiscono, dipende dall’immagine che ciascuno si fa della propria vita, della realizzazione di sé. Ciò implica una concezione dell’uomo e del suo mistero. Per questo il primo aiuto che si può offrire a quanti vogliono unirsi in matrimonio è l'aiuto a prendere coscienza del mistero del loro essere uomini”.
Tra i principali sostenitori del Family Happening possiamo annoverare Paolo Biasi, presidente della Fondazione Cariverona, Paolo Bedoni, presidente di Cattolica Assicurazioni e Carlo Fratta Pasini, presidente del Consiglio di sorveglianza del Banco popolare e numero uno di Assopopolari, che in un’intervista a ilsussidiario.net, ha così parlato dell’incontro: “Il titolo sorprende, perché sostituisce il consueto riferimento al valore o ai valori della famiglia con il riferimento alla sua bellezza, e ne indica un modello alto, dove le relazioni familiari possano essere vissute in intensità, pienezza e armonia”.
Con riferimento al ruolo che possono avere le famiglie di fronte alla situazione di crisi che vive il nostro Paese, Fratta Pasini ha spiegato che “relazioni gratuite, bene comune, capacità di rinunciare oggi per costruire un futuro migliore, propensione alla vita come nascita e crescita, solidarietà, giusto ruolo del merito e del bisogno, orizzonte di lungo periodo, superamento dei conflitti generazionali: tutto ciò che è proprio della famiglia sembra oggi necessario e mancante alla nostra comunità politica e sociale”.
http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2011/10/5/DIRETTA-VIDEO-L-incontro-di-Juli-n-Carr-n-a-Verona-L-esperienza-della-famiglia-una-bellezza-da-riconquistare-/2/211633/

domenica 18 settembre 2011

Banco Alimentare e la battaglia europea per il PEAD

Siamo tornati in prima linea nella battaglia europea per il PEAD (programma di aiuti europei agli indigenti).
Infatti, martedì prossimo, 20 settembre, il Consiglio europeo dei Ministri dell’Agricoltura discuterà all’ordine del giorno il mantenimento del Programma europeo di aiuto alimentare agli indigenti.
Il 20 settembre verrà reso pubblico sul sito del consiglio il video del dibattito, al Consiglio, dei Ministri così da rendere evidente a tutti come si esprimeranno gli Stati europei su questo delicato tema.
Vi chiediamo di cliccare sul link che segue martedì mattina dalle 11.30 in poi, così da rendere evidente all’Europa che quello degli aiuti alimentari ai poveri è un tema importante e sensibile a tutti, in particolar modo per chi si rapporta direttamente o indirettamente con coloro che, deboli fra i deboli, non riescono a far sentire la loro voce.
L’Unione Europea basa molte delle sue decisioni e delle sue scelte sulla popolarità degli argomenti, per questo vi chiediamo caldamente, di diffondere la notizia e questo link alle strutture caritative e a tutti coloro che, come noi, sono coinvolti in questa difficile impresa.
http://video.consilium.europa.eu/index.php?pl=3&sessionno=3520&lang=EN
Grazie di cuore del vostro aiuto.
Marco Lucchini
Direttore del Banco Alimentare

giovedì 25 agosto 2011

Meeting per l’amicizia fra i popoli - XXXII edizione

21-27 Agosto 2011, Rimini Fiera
E l’esistenza diventa una immensa certezza” è il titolo scelto per la XXXII edizione del Meeting. Esso parte da una constatazione, semplice e al tempo stesso drammatica: nella mentalità più diffusa ai nostri giorni, nella coscienza con cui ciascuno di noi affronta le sfide e le fatiche del vivere, sembra che non sia più possibile alcuna vera certezza. È qui, al fondo di noi stessi, che si rivela la radice nascosta delle tante “crisi” del nostro tempo: esse non segnano soltanto la messa in discussione o la perdita di certezze che si credevano acquisite – nella politica come nell’economia, nelle scienze come nell’etica, nella cultura come nella convivenza sociale – come è spesso successo in altre epoche storiche. Quello che è in gioco oggi, nell’epoca attraversata dalla grande ombra del nichilismo, è qualcosa di più radicale, e quindi più radicale è la sfida che essa ci pone: gli uomini non sarebbero più capaci di certezza, e anzi ogni certezza sarebbe una nostra costruzione, e alla fine nient’altro che una grande illusione.

Quando pensiamo al senso della nostra esistenza non siamo forse tutti tentati, come figli del nostro tempo, di ritenere che la nostra origine e la nostra destinazione siano in balìa della sorte, e che in definitiva nulla possiamo rispetto alle forze incontrollabili di un fato cieco e di un’insensata casualità? Eppure gran parte del pensiero “moderno”, per il quale l’uomo è l’unico, vero artefice del proprio destino, senza bisogno di riferirsi ad un senso più grande di sé, aveva preteso di fornire una strategia “scientifica” e “politica” che dominasse l’incertezza del vivere, il rischio mortale della solitudine e dell’insensatezza, fonte di risentimento e di violenza.

Le uniche certezze di cui ancora disponiamo – così si pensa – sono quelle prodotte dal controllo tecnologico del mondo. Tutto il resto, valori ed emozioni, sentimenti ed opinioni, appartiene al gioco del relativismo. Eppure noi ci accorgiamo sempre più che la realtà, sia a livello naturale che sociale, è molto meno controllabile di quanto si creda, e soprattutto scopriamo che l’esistenza dell’io è sempre più indebolita nelle sue ragioni. «A farci sentire un’incertezza più orrenda e devastante che in passato», ha scritto il sociologo Zygmunt Bauman, è la percezione che «la nostra impotenza sia incurabile». Tutta la partita dell’esistenza si gioca qui, nella certezza o nell’incertezza riguardo al motivo per cui ciascuno di noi è al mondo.

Il Meeting proverà a raccogliere questa sfida del nostro tempo, riaprendo una partita da molti dichiarata ormai chiusa. E lo farà, come è suo stile, non in virtù di una più scaltra analisi culturale e politica, ma a partire dall’esperienza in atto di persone che non si accontentano di concepire la propria esistenza come destinata al nulla. Uomini e donne che non censurano il peso dell’incertezza né si sottraggono al lavoro che essa esige, ma che la vivono come il segno evidente che non siamo i padroni di noi stessi, ma siamo in rapporto con qualcosa di Altro, che continua a sopraggiungere alla nostra vita.

Prima di ogni calcolo sulle nostre capacità o incapacità, la percezione di fondo del nostro io è quella di una certezza. E non una sicurezza a buon mercato o una garanzia a nostra disposizione, ma una certezza di appartenenza: siamo di qualcuno. Inizialmente noi siamo certi di noi stessi, perché ci viene incontro il volto di nostra madre e ci viene offerto il suo seno. È la prima percezione del vivere, che resta poi come una costante, anche se nascosta o soffocata. Prima di ogni incertezza c’è una certezza: essa è un dato, un incontro, un invito.

Il Meeting cercherà di raccontare e testimoniare questo lavoro dell’io che riparte dall’evidenza di un incontro, di tutti quegli incontri in cui si rende presente in carne ed ossa il significato per cui vale la pena vivere, amare, costruire e anche soffrire. La certezza che cerchiamo non è un’ideologia o una strategia o una convinzione psicologica, ma è quella che ci fa riconoscere ciò che già “siamo”. Non tanto che le cose andranno a posto come pensiamo noi, ma che noi stessi siamo in rapporto con Chi ci fa continuamente.

Per questo l’esistenza, come dice il titolo del Meeting, diventa una certezza: non si tratta infatti di sapere in anticipo quello che accadrà a noi e nel mondo, ma di essere disponibili a farci provocare da ciò che accade, cioè a chiederne il senso e a riconoscerne la ragione. E la certezza è immensa proprio perché non è un nostro prodotto, ma la scoperta di ciò che ci raggiunge e chiede ogni volta di noi. Questa certezza non potrebbe esistere senza la nostra libertà.

E in fondo anche il Meeting è un modo per prendere sul serio l’invito che ci proviene ogni giorno dagli avvenimenti e dagli incontri che accadono: l’invito a rispondere con tutta la nostra attesa, mettendo sempre in gioco la nostra inquietudine.
http://www.meetingrimini.org/?id=1

sabato 23 luglio 2011

AVSI EMERGENZA SICCITA' CON AGIRE


45500: un SMS Solidale contro la fame che divora il Corno d’Africa
Emergenza siccità in Africa Orientale. AVSI con AGIRE in prima linea
Domenica 17 luglio il Papa Benedetto XVI ha rotto il silenzio assordante sull’emergenza umanitaria a causa della siccità nel Corno d’Africa. A seguire, il 20 luglio, le Nazioni Unite hanno dichiarato lo stato di carestia.
Si parla di 12 milioni di persone che rischiano la morte per fame e sete soprattutto in Somalia, Kenya, Sud Sudan, Etiopia e Gibuti. Da 2 anni non piove, e la già fragile situazione è collassata.
Per far fronte a questa emergenza AGIRE, l’Agenzia italiana per la risposta alle emergenze a cui AVSI aderisce, ha lanciato un appello con un SMS Solidale per la raccolta fondi: 45500.

Le migliaia di persone in fuga per AVSI sono i volti dei profughi che arrivano a Dadaab, un campo in Kenya dove lavoriamo dal 2009, che accoglie oltre 300.000 somali fuggiti dal loro Paese, in cerca di libertà e ora di cibo, e verso il quale il ritmo degli arrivi ha raggiunto oggi quello di 30.000 persone al mese. Una cifra che, per noi italiani abituati alle emergenze degli sbarchi dell’ordine di qualche migliaio in diversi mesi nelle fasi acute, dovrebbe dire molto.
A Dadaab, 500 km da Nairobi nella savana spettacolare che appare agli occhi dei somali in fuga come un’oasi dove mettersi in salvo, ogni giorno approdano centinaia di persone disperate in fuga dalla fame e dalla morte. Per noi di AVSI dietro questi numeri ci sono persone con un nome, madri coraggiose ma stremate, padri che non riescono a provvedere ai propri figli, bambini che non riusciranno a diventare grandi.
Continuando il nostro compito, raccogliamo l’appello del Papa, insieme ai nostri colleghi che si trovano in Kenya e stanno facendo un lavoro enorme. Chiediamo a tutti voi di sostenerci e aderire con noi alla campagna di AGIRE con l’SMS Solidale 45500 facendo il possibile per diffonderlo a tutti gli amici e conoscenti, istituzioni e imprese. Tramite questo numero si possono donare 2 euro inviando semplicemente un sms dai cellulari Tim, Vodafone, Coopvoce o chiamando da reti fisse Telecom Italia e Teletu.

Iniziative coordinate da AGIRE – Agenzia Italiana per la Risposta alle Emergenze all’interno dell’appello EMERGENZA “SICCITA’ IN AFRICA ORIENTALE”. AGIRE è il coordinamento di 12 tra le più importanti organizzazioni non governative che rispondono in maniera congiunta alle gravi emergenze umanitarie. Maggiori informazioni su http://www.agire.it/.

giovedì 30 giugno 2011

Banco Alimentare, con tagli Pead 3 milioni di poveri a rischio in Italia

In Italia 3 milioni di poveri rischiano di rimanere senza cibo e assistenza in seguito alla decisione dell’ Unione europea (Regolamento di esecuzione UE N563/2011 del 10 giugno 2011) di ridurre drasticamente per il 2012 gli aiuti alimentari garantiti dal Pead (Programma Europeo di Aiuto Alimentare) a favore degli indigenti.
“Condividiamo e sosteniamo in pieno la battaglia intrapresa dal Ministro Saverio Romano contro i tagli al Pead” spiega Marco Lucchini, direttore della Fondazione Banco Alimentare Onlus. “La riduzione degli aiuti comunitari avrà drammatiche conseguenze per le persone bisognose che ne usufruiscono sia in Italia che in Europa. In particolare, nel nostro paese, la diminuzione di cinque volte dei beni alimentari erogati rischia di compromettere la tenuta del sistema di welfare. Una vera e propria ‘bomba ad orologeria’ che potrebbe portare a rischiosi conflitti sociali e che solo il Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura europei può disinnescare, evitando che il decreto diventi attuativo immediatamente. É fondamentale che prevalga il buon senso e la lungimiranza, come è stato ribadito dai funzionari dell'AGEA”.
In Italia il programma di aiuto alimentare ai poveri con gravi necessità alimentari è attivo dal 1995 e la collaborazione tra enti caritativi e AGEA (Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura) ha contribuito allo sviluppo di un concreto sistema di distribuzione che ogni anno fornisce alimenti a più di 3.000.000 di poveri, di cui 1.500.000 assistiti dalla Fondazione Banco Alimentare Onlus attraverso 8.159 strutture caritative ad essa convenzionate. A queste, solo nel 2010, grazie al Pead sono state distribuite gratuitamente 48.000 tonnellate di cibo che il prossimo anno potrebbero diventare un quinto.
La Fondazione Banco Alimentare Onlus condivide la preoccupazione comune ai 21 Paesi membri della Federazione Europea dei Banchi Alimentari (FEBA) che in Europa aiutano 5 milioni di poveri donandogli 360.000 tonnellate di cibo all’anno, una parte difficilmente sostituibile delle quali arriva proprio dagli aiuti comunitari stanziati attraverso il Pead.
Per ulteriori informazioni: Francesco Lovati 334-6408185

sabato 25 giugno 2011

Presentazione del libro di Sarubbi su RTP

Dopo la presentazione del libro di Pietro Sarubbi (l'attore interprete di Barabba nel film The Passion di Mel Gibson) dal titolo "da Barabba a Gesù. Convertito da uno sguardo" - tenutosi lo scorso 10 giugno presso il PalaCultura Antonello da Messina - in molti, tra coloro che per vari motivi non sono potuti essere presenti, hanno espresso il desiderio di poterlo vedere in streaming. Ora, grazie a un accordo raggiunto tra Enzo Bonanzinga (in nome dell'Ass. Culturale El Barquino) e la Radio Televisione Peloritana, questo sarà possibile, infatti domani, domenica 26 giugno, alle ore 14,10 c.a. (dopo il TG) la RTP trasmetterà per intero l'incontro con l'attore Pietro Sarubbi intervistato da Pietro Ortega della Fondazione Bonino Pulejo.

Domenica prossima, stesso canale stessa ora, verrà trasmessa la seconda parte dell' intervento di Sarubbi nell'evento oraganizzato dal Comune di Messina.
BUONA VISIONE!