venerdì 30 aprile 2010

Presentazione Libro

Su iniziativa del Dipartimento di Storia e scienze umane dell’Università di Messina, venerdì 30 aprile, alle ore 18, presso la libreria “Circolo Pickwick”, via Ghibellina 32 Messina, sarà presentato il libro di Elina Gugliuzzo In veste devota. Le confraternite di Malta in età moderna (Rubbettino editore).
La storia delle confraternite maltesi in età moderna come processo di lunga durata, una linea interpretativa dalle medievali corporazioni al sindacato contemporaneo. La ricerca si cala in materiali indagati per la prima volta nei diversi archivi maltesi; se ne ha una descrizione densa. Si apre un profondo spaccato di storia sociale. In molti casi le ‘fratellanzi’ sono le prime forme associative in cui si sperimenta una “democrazia di base”. Si rintraccia così il preconscio politico della successiva nascita delle trade unions e un modello comparativo per il sistema confraternale siciliano e meridionale.
Presenteranno il volume i professori Maria Ghazali, Université de Nice, Simon Mercieca, University of Malta, Angelo Sindoni, Università di Messina.
Sarà presente l’autrice.

giovedì 29 aprile 2010

INSIEME AL PAPA

Il 16 maggio

in Piazza San Pietro

per il Regina Coeli

Domenica 16 maggio 2010 vogliamo stringerci visibilmente intorno a Benedetto XVI come figli col padre, desiderosi di portare un poco del peso che la situazione attuale carica sulle sue spalle.

Vogliamo pregare con lui e pregare per lui. È il gesto più semplice e più vero che possiamo compiere per esprimere la vicinanza al Santo Padre, alla Chiesa, a chi ha sofferto per il male subito.

Vogliamo testimoniare, nella penitenza e nell’unità con il Papa, che l’esperienza cristiana è esperienza di bellezza, di pienezza, di misericordia capace di abbracciare tutti gli uomini.

Il desiderio della giustizia, ferita dal male dell’uomo, incontra Cristo crocifisso e risorto, speranza più forte della morte.

INVITIAMO TUTTI

ad aderire alla proposta della Consulta Nazionale delle Aggregazioni Laicali, partecipando in Piazza San Pietro, alle ore 12 del 16 maggio, alla preghiera di tutto il popolo cristiano.

Comunione e Liberazione

domenica 18 aprile 2010

COMUNICATO CEI

Lunedì 19 aprile ricorre il quinto anniversario dell’elezione di Benedetto XVI al pontificato.
La Presidenza della CEI invita tutte le comunità ecclesiali a stringersi in quel giorno nella preghiera intorno a lui, centro di unità e segno visibile di comunione. In tale occasione, si individueranno a livello locale le forme più adatte (quali, per esempio, l’Eucaristia, la liturgia della Parola, veglie di preghiera, l’adorazione eucaristica e la recita del rosario) per rendere grazie a Dio per il magistero illuminato e la cristallina testimonianza del Papa.
Nello stesso tempo, in quest’ora di prova, la Chiesa in Italia non viene meno al dovere della purificazione, pregando in particolare per le vittime di abusi sessuali e per quanti, in ogni parte del mondo, si sono macchiati di tali odiosi crimini. Confidando nella Sua parola, implora dal Signore energie nuove, perché ne rafforzi la passione educativa, sorretta dalla dedizione e dal generoso impegno di tanti sacerdoti che, insieme ai religiosi, alle religiose e ai laici, ogni giorno si spendono soprattutto nelle situazioni più difficili.
Roma, 12 aprile 2010
La Presidenza
della Conferenza Episcopale Italiana

venerdì 2 aprile 2010

AUGURI DI PASQUA 2010

"L’annuncio cristiano risponde positivamente alla sete di giustizia dell’uomo. Quale è dunque la giustizia di Cristo? E’ anzitutto la giustizia che viene dalla grazia, dove non è l’uomo che ripara, guarisce se stesso e gli altri. Convertirsi a Cristo significa in fondo proprio questo: uscire dall’illusione dell’autosufficienza per scoprire e accettare la propria indigenza, esigenza del suo perdono e della sua amicizia."
Benedetto XVI

"Ecco dunque il punto: Dio si è commosso per il nostro niente. Non solo: Dio si è commosso per il nostro tradimento, per la nostra povertà rozza, dimentica e traditrice, per la nostra meschinità, come un padre e una madre che piangono di commozione, di un pianto totalmente determinato dal desiderio del bene del figlio, del destino del figlio. È una compassione, una pietà, una passione. Ha avuto pietà per me."
Luigi Giussani

venerdì 26 marzo 2010

Giornata di Primavera

XVIII edizione della Giornata FAI (Fondo Ambiente Italiano) di Primavera, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica.
La manifestazione si svolgerà sabato 27 e domenica 28 marzo e vedrà in Sicilia l’apertura di 30 beni in 15 città.
In particolare a Messina nell’ambito del percorso Tra Terra e Mare luoghi suggestivi della Riviera Nord sarà possibile visitare la Chiesa di Gesù e Maria del Buonviaggio al Ringo, la Villa Pace (Università degli Studi di Messina) e i Laghi di Ganzirri.

Più grande del peccato

Ci sarebbe da discutere a lungo, sulle vicende che hanno portato Benedetto XVI a scrivere la sua Lettera ai cattolici d’Irlanda. E si potrebbe farlo partendo dai fatti, da numeri e dati che - letti bene - dicono di una realtà molto meno imponente di quanto possa sembrare dalla campagna feroce dei media. Oppure dalle contraddizioni di chi, sugli stessi giornali, accusa - a ragione - certe nefandezze, ma poche pagine più in là giustifica tutto e tutti, specie in materia di sesso. Si potrebbe, e forse aiuterebbe a capire meglio il contesto di una Chiesa davvero sotto attacco, ben al di là dei suoi errori. Solo che il gesto umile e coraggioso del Papa ha spostato tutto più in là. Verso il cuore della questione.
Chiaro, la ferita c’è. Ed è gravissima. Di quella specie che ha fatto dire parole di fuoco a Cristo («Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina e fosse gettato negli abissi…») e ai suoi vicari.
C’è la sporcizia, nella Chiesa. Lo disse chiaro e forte lo stesso Joseph Ratzinger nella Via Crucis di cinque anni fa, poco prima di diventare Papa, e non ha smesso mai di ricordarlo dopo, con realismo. C’è il peccato, anche grave. C’è il male e l’abisso di dolore che il male si porta dietro. E c’è l’esigenza di fare tutto il possibile - pure con durezza - per arginare quel male e riparare a quel dolore. Il Papa lo sta già facendo, e la sua Lettera lo ribadisce con forza, quando chiede ai colpevoli di risponderne «davanti a Dio onnipotente, come pure davanti a tribunali».
Ma proprio per questi motivi il vero cuore della questione, il focus dimenticato, sta altrove. Accanto a tutti i limiti e dentro l’umanità ferita della Chiesa c’è o no qualcosa di più grande del peccato? Di radicalmente più grande del peccato? C’è qualcosa che può spaccare la misura inesorabile del nostro male? Qualcosa che, come scrive il Pontefice, «ha il potere di perdonare persino il più grave dei peccati e di trarre il bene anche dal più terribile dei mali»?
«Ecco dunque il punto: Dio si è commosso per il nostro niente», ricordava don Giussani in una frase usata da Cl per il Volantone di Pasqua: «Non solo: Dio si è commosso per il nostro tradimento, per la nostra povertà rozza, dimentica e traditrice, per la nostra meschinità. È una compassione, una pietà, una passione. Ha avuto pietà per me».
È questo che porta la Chiesa nel mondo, e non certo per merito, bravura o tantomeno coerenza dei suoi: la commozione di Dio per la nostra meschinità. Qualcosa di più grande dei nostri limiti. L’unica cosa infinitamente più grande dei nostri limiti. Se non si parte da lì, non si capisce nulla. Impazzisce tutto, letteralmente.
È capitato - capita - anche a noi di schivare quella commozione, di sfuggirla. A volte è nella Chiesa stessa che si riduce la fede a un’etica e la moralità a un’impossibile rincorsa solitaria alle leggi, quasi che aver bisogno di quell’abbraccio fosse una cosa di cui doversi vergognare. Ma se si dimentica Cristo, se si fa fuori la misura totalmente diversa che Lui introduce nel mondo ora, attraverso la Chiesa, non si hanno più i termini per capire e giudicare la Chiesa stessa.
Allora diventa facile confondere l’attenzione per le vittime e il riguardo per la loro storia con un silenzio connivente, e la prudenza verso i colpevoli veri o presunti – accusati, magari, sulla base di voci affiorate dopo decenni – con la voglia di «insabbiare» (che pure a volte, evidentemente, c’è stata). Diventa quasi inevitabile straparlare di celibato senza sfiorare nemmeno il valore reale della verginità. E diventa impossibile capire perché la Chiesa può essere dura e materna insieme, con i suoi sacerdoti che sbagliano. Può punirli con severità e chiedere loro di scontare la pena e riparare al male (lo ha già fatto, non da oggi; e lo farà, sempre), ma senza spezzare - se possibile - il filo di un legame, perché è l’unica cosa che può redimerli. Può chiedere ai suoi figli «siate perfetti come è perfetto il Padre vostro» non per domandare un’impossibile irreprensibilità, ma per richiamare una tensione a vivere la stessa misericordia con cui ci abbraccia Dio («siate misericordiosi come è misericordioso il Padre che è nei cieli»).
È proprio per questo che la Chiesa può educare. Che, in fondo, è la vera questione messa in discussione da chi la sta accusando («vedete che sbagliano anche i preti, e di brutto? Come facciamo ad affidargli i nostri bambini?»), come se il suo essere maestra dipendesse tutto dalla coerenza dei suoi figli, e non da Lui. Da Cristo. Dalla Presenza che – tra tutti gli errori e gli orrori commessi - rende possibile nel mondo un abbraccio come quello del Figliol prodigo ritratto da Chagall nello stesso Volantone. Lì, accanto alla frase di Giussani, ce n’è un’altra, di Benedetto XVI: «Convertirsi a Cristo significa in fondo proprio questo: uscire dall’illusione dell’autosufficienza per scoprire e accettare la propria indigenza, esigenza del suo perdono».
Ecco, l’abbraccio di Cristo, dentro la nostra umanità ferita e indigente e al di là del male che possiamo compiere. Se la Chiesa – con tutti i suoi limiti - non avesse questo da offrire al mondo, persino alle vittime di quelle barbarie, allora sì che saremmo perduti. Tutti. Perché il male ci sarebbe sempre. Ma sarebbe impossibile vincerlo.
da Tracce.it del 23/03/2010

mercoledì 3 marzo 2010

Appuntamento Culturale

Intervista all’autore del libro:
Pietro Barcellona
a partire dal suo ultimo libro edito:
"L'oracolo di Delfi e l'isola delle capre"
a cura di
Maria Campana
Psicologa
L’Assessore alla Cultura
prof. Francesco Alesci
porge i Saluti dell’Amministrazione e reagisce alla lettura del libro
L'incontro si terrà a Milazzo Palazzo D'amico (Marina Garibaldi) il 5 marzo alle ore 18.00.
Pietro Barcellona (n. Catania, 1936), nel quadro dei pensatori italiani appartiene a quegli "onesti" che, dopo aver tentato diverse "vie" nella propria vita, adesso sta tentando di rintracciare e percorrere la "Via" che in qualche modo un "amico" gli ha prospettato, provando a prendere sul serio quella che la tradizione e la cultura del nostro popolo suggerisce. Sentire un uomo così è entusiasmante!
Egli è docente di Filosofia del Diritto presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Catania. È stato membro del Consiglio Superiore della Magistratura e in seguito deputato nelle file del P.C.I. e membro della Commissione giustizia della Camera. È autore di molte pubblicazioni, ha scritto con don Ciccio Ventorino "L'ineludibile questione di Dio".
Associazione “Centro di Solidarietà della Compagnia delle Opere di Milazzo” – Via Umberto, 128 - 98057 Milazzo, C.F. 92021500837 – e.mail: cds.milazzo@gmail.com – blog: www.blogspot.cds.milazzo.com
Patrocinio Comune di Milazzo in Collaborazione Assessorato alla Cultura di Milazzo

domenica 28 febbraio 2010

Messa di suffragio per don Giussani

Santa Messa in occasione del V anniversario della morte di don Luigi Giussani e nel XXVIII del riconoscimento pontificio della Fraternità di Comunione e Liberazione
Messina, sabato 27 Febbraio 2010
«Il Signore aiuti la Fraternità di CL a realizzare il proprio scopo: mostrare a tutti, secondo il carisma di don Giussani, la pertinenza della fede alle esigenze della vita».
In un recente intervento, don Julián Carrón, successore di don Giussani alla guida di CL, ha detto:
«Don Giussani ci dice che “l’uomo non è capace di essere se stesso, di rimanere uomo, se non con l’aiuto di Cristo. Senza l’aiuto di Cristo l’uomo non capisce di essere domanda, non capisce che la sua natura è di essere desiderio, perciò si scandalizza che il suo desiderio non sia soddisfatto. Ma l’uomo da solo è talmente poco capace di essere se stesso che, senza Cristo, non sarebbe più neanche uomo. E, infatti, dimenticherebbe di essere desiderio di felicità”. Uno sguardo come quello che ci testimonia don Giussani sull’umano noi non ce lo possiamo nemmeno sognare. E non è perché don Giussani aveva un temperamento particolare: quello sguardo che don Giussani ci testimonia – occorrerebbe cancellare più della metà di quello che ha detto per cancellare quello sguardo – è il segno più potente della contemporaneità di Cristo per noi, ora; è il segno che il carisma è un dono dello Spirito, che l’abbiamo visto vibrare in quello sguardo».

sabato 20 febbraio 2010

Appuntamento Culturale

20 febbraio 2010 - ore 18.00 - Milazzo, Sala di Rappresentanza di Palazzo D'Amico - Marina Garibaldi
Incontro con ANDREA TORNIELLI (amico di CL di Chioggia - vaticanista - Scrittore - scrive su "Avvenire" e su "Il Giornale")
Presentazione del suo libro: "PAOLO VI - l'audacia di un Papa" nell’ambito dell’iniziativa “L’autore e l’opera” promossa dall’assessore alla Cultura, Francesco Alesci.
Dopo i saluti del sindaco, interverranno lo stesso assessore Alesci, il prof. Filippo Russo, docente di Italiano e storia all’Itis Majorana di Milazzo e l’arciprete mons. Santino Colosi. Coordina Carmelo Coppolino Billè.