martedì 13 ottobre 2009
Omelia di mons. Calogero La Piana ai funerali per le vittime dell'alluvione
Carissimi, la pagina evangelica ascoltata offre alla nostra meditazione il mistero di Gesù morente sulla croce. Nella preghiera desideriamo chiedere a Dio Padre di aprire il nostro cuore e la nostra mente per riconoscere nella passione del suo Figlio quella di tutti i fratelli sofferenti e per rafforzare nella sua morte e risurrezione la speranza, nostra e di tutta l'umanità, nella pienezza di vita insieme a lui. Sulla bocca del Crocifisso un grido: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?". Non grido di disperazione, miei cari fratelli, ma accorata preghiera che colpisce per la sua paradossale formulazione. Da una parte, l'invocazione "Dio mio", che esprime l'intimo e personale rapporto con Dio. Un grido, dunque, non rivolto al vuoto e al nulla, ma al Padre, buono e misericordioso. D'altra parte il forte lamento che scaturisce dall'amare esperienza della sua lontananza, meglio ancora, della sua non avvertita presenza. Quel terribile "perché" ritorna spontaneo sullla bocca dei tanti crocifissi della storia per esprimere la desolazione che si avverte quando la morte, antitesi del Dio vivente, non permette di sentirne viva la presenza. "Dio mio, perché mi hai abbandonato?". Il grido di Gesù è il grido dell'umanità sofferente, è il grido di questa comunità profondamente scossa dal tragico evento dell'alluvione, è il grido della popolazione dell'Abruzzo colpita dal terremoto, è il grido degli uomini provati in ogni angolo della terra da devastanti inondazioni o calamità naturali. E' il grido che scaturisce dal dolore, spesso dalla rabbia e dalla disperazione. Dinanzi a tanta sofferenza, tuttavia, è confortante, miei cari fratelli, sentire che anche il Figlio di Dio, nel momento più tragico della sua esistenza terrena, inchiodato sul legno della croce, ha chiesto al Padre il "perché" di tanto dolore, di tanto abbandono e di così grande ingiustizia che si abbateva su di lui. "Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?". Grido intenso di dolore ed atto di abbandono fiducioso al Padre. Sulla croce, mentre avverte vicina la morte, un secondo grido risuona, ancora più forte e più intenso del primo, sulla bocca di Gesù: "Nelle tue mani, o Padre, consegno il mio spirito". E' il grido della speranza, della sua ferma fiducia nel riconoscersi Figlio prediletto dal Padre, da Lui amato ed accolto. Chiedo al Signore Dio che anche questo grido di fiduciosa speranza divenga il grido di coloro che nel dolore e nella prova, pur avvertendo la sensazione del fallimento e dell'abbandono a motivo della debolezza e della fragilità della carne, trovino la forza e il coraggio di abbandonarsi nelle mani di Dio, che nel suo Figlio si è fatto in tutto simile a noi e "proprio per essere stato messo alla prova ed avere sofferto personalmente, è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova" (Eb 2, 18). Il Figlio di Dio "stese le braccia sulla croce, morendo distrusse la morte e proclamò la risurrezione" (Preg. Euc. 2). Nella sua crocifissione e morte, segno di debolezza e d'impotenza agli occhi degli uomini, si rivela la speranza e la potenza di Dio, il trionfo della vita sulla morte, dell'amore sull'odio, della misericordia di Dio sul peccato dell'uomo. È la fede del centurione romano ad attestarlo: "veramente costui era Figlio di Dio". È la nostra fede: la nostra sofferenza è stata assunta dal Figlio di Dio, la sua risurrezione sarà assunta da noi: "Siamo convinti - ci ha ricordato l'apostolo Paolo - che Colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui". Carissimi fratelli, questa nostra preghiera, impreziosita dall'offerta a Dio della sofferenza che la connota, è attestazione della speranza che sostiene la nostra vita di fede fondata sulla parola di Gesù: "Io sono la risurrezione e la vita, chi crede in me non morirà in eterno". In questo momento di tristezza e di lutto per l'intera comunità, messinese e nazionale, ci sentiamo profondamente ed intimamente uniti con quanti sono stati direttamente coinvolti nella tragedia di questi giorni, solidali con le loro sofferenze e le loro ansie, ma anche con le loro speranze e la loro volontà di ricominciare. Uniamo la nostra voce alla loro per invocare aiuto, sostegno e vicinanza dalle Istituzioni e chiediamo a Dio, ricco di grazia e di misericordia, la beata eternità per i fratelli defunti. Tante parole sono state dette in questi luoghi e interminabili giorni. Alcune per documentare l'accaduto: la violenza del nubifragio; le esondazioni e gli smottamenti; le frane e la collina che viene giù, le case sommerse dalla valanga di fango; la dolorosa realtà di tante vite umane spezzate, l'incertezza del loro numero, il mancato ritrovamento di alcuni corpi... Tante altre parole abbiamo ascoltato sulla instabilità idrogeologica del territorio, la presenza di numerosi torrenti, la mancata opera di prevenzione, l'assenza di una manutenzione ordinaria, l'abusivismo edilizio, la mancanza cronica di fondi. Di certo soffriamo, e non poco, la carente gestione di un patrimonio unico e prezioso, questo nostro territorio, paesaggisticamente bello ed affascinante, ricco di colori e di vegetazione, di arte e di beni di ogni genere, caratterizzato da un clima gradevole e amabile; un patrimonio, il nostro territorio, troppo spesso sfregiato e deturpato, incredibilmente ed insopportabilmente violentato dal peccato dell'uomo: negligenza e noncuranza, interessi privati ed egoistici, logiche perverse e speculazioni di ogni ordine e grado. Si è anche parlato di tragedia annunziata, di stato di calamità, di strade sbriciolate ed impraticabili, di centri evacuati e di intere famiglie sfollate, di numerosi feriti, di danni economici ingenti e di fondi stanziati, di cordoglio nazionale, di funerali solenni o di Stato. Si è voluto anche, come avviene sovente in circostanze simili, polemizzare, giudicare e condannare con sufficienza e presunzione. Ciò che, tuttavia, non riusciamo a tollerare è il reiterato tentativo di strumentalizzare, per l'ennesima volta, il dramma di questa nostra terra e di questa nostra amata gente. Troppe parole sono state dette. La parola più bella che abbiamo ascoltato è quella pronunciata attraverso gesti concreti ed eroici, parola gridata silenziosamente da numerose forze umane, dal loro faticoso e massacrante lavoro, dalla loro grande generosità e dal loro coraggioso e ammirevole impegno. Parola vera e sincera, autentico urlo di un esercito di fratelli e di sorelle che ringrazio di vero cuore a nome mio personale e di tutta la popolazione, l'esercito della solidarietà che ha coinvolto e spinto, come già altre volte sperimentato, uomini e donne di buona volontà, di ogni ceto sociale e di ogni età, a portare soccorso e dare aiuto, e mostrare il volto bello dell'uomo e della sua incommensurabile dignità e nobiltà. In questi giorni sono stati ricorsati, da più parti e in diverse circostanze, i ripetuti appelli caduti nel vuoto; si è alzato con forza l'allarme di tanta gente; è risuonato vigoroso il grido di dolore di intere famiglie e comunità. Ma a parlare, oggi, è soprattutto il silenzio di questi troppi nostri fratelli e sorelle che hanno perso la vita nel tragico nubifragio. Basterà tutto questo? Cos'altro dobbiamo "sentire" ancora? Cos'altro dobbiamo ancora aspettarci perché "avvenga" una conversione, un cambiamento di rotta? Maria Santissima, la Mamma celeste, la veloce ascoltatrice, raccolga il grido di dolore e di speranza di tutti noi e porti pace e consolazione nei cuori dei familiari ed amici di quanti hanno perso la vita. Il vostro silenzio, miei cari fratelli defunti, è il grido più eloquente di ciò che tutti noi oggi osiamo sperare, chiedere e gridare ai responsabili della cosa pubblica: restituiteci la serenità, dateci la garanzia di un piano di sicurezza, fatto di opere concrete e non di carte o di parole vuote e di circostanza, perché simili tragedie non abbiano più ad accadere.
venerdì 9 ottobre 2009
Mostra su S. Paolo
L'Associazione Culturale Don Giuseppe Riggi promuove l'esposizione presso il Tempio di S.Francesco d'Assisi all'Immacolata di Messina, Viale Boccetta, della mostra "Sulla via di Damasco. L'inizio di una nuova vita". La mostra sarà inaugurata sabato 24 ottobre alle ore 18:30 con un convegno di presentazione in cui interverranno il prof. don Liborio Di Marco dell'Università Teologica S. Tommaso e il prof. Luigi Giacobbe dell'Università di Messina. La mostra resterà aperta sino al 7 novembre secondo il seguente calendario: domenica 25 ottobre dalle ore 10:00 alle 12:30 e dalle ore 17:45 alle ore 19:15; nelle settimane seguenti: martedì, giovedì e sabato dalle ore 10:00 alle ore 12:30; lunedì, mercoledì e venerdì dalle ore 17:45 alle ore 19:15. E' previsto il servizio delle visite guidate.
sabato 3 ottobre 2009
Alluvione di messina, Dal dolore alla speranza
Dolore e sconforto: questi sono i sentimenti comuni in questi giorni di fronte alla tragedia dell’alluvione che ha spazzato via case, macchine, la vita e la storia di tanti messinesi.
Un dolore forte che riapre la ferita, sempre viva ma troppo spesso anestetizzata, che ognuno di noi ha nel cuore: la domanda di significato, di senso di tutte le cose, della nostra vita.
Quando tutto sembra dover andare come deve andare, come noi pensiamo che debba andare e per cui spendiamo ogni giorno la nostra intelligenza e le nostre energie, accade sempre che la realtà si mostri improvvisamente e inesorabilmente per quello che è: altro da noi.
La realtà è evidentemente altro da noi, talmente tanto altro da noi che di fronte a queste tragedie riusciamo solo a censurarla, respingerla, mistificarla.
L’esperienza ridotta a questa reazione immediata porta all’uomo solo confusione, sconforto e ne impedisce lo sviluppo umano.
“Non voglio che si perdano questi giorni, dobbiamo accettarli per quello che sono: giorni pieni di una grazia sconosciuta ”.
[Emmanuel Mounier Lettere sul dolore per sua figlia gravemente malata]
Non c’è vera esperienza che non implichi il Mistero e senza riconoscimento del Mistero non c’è esperienza, qualunque cosa si faccia o accada.
Senza il Mistero rintracciato dentro la realtà, questa potrebbe apparire insostenibile. Eppure ci sono uomini, i quali a partire dalla certezza di Colui che fa tutto, sono testimoni di una possibilità reale di speranza vissuta, dentro tutte le circostanze della vita, anche le più dolorose.
Ci sono questi testimoni: basta leggere il blog di Antonio Socci in questi giorni di grande dolore di fronte alla figlia a rischio di vita, per rintracciarne un esempio pubblico in questo momento.
Cosa permette di vivere così? Cos’è che rende possibile questo?
Prendere sul serio questa domanda è l’unica possibilità per noi di passare dal dolore disperato alla certezza della speranza .
Associazione Culturale Don Giuseppe Riggi
3 Ottobre 2009
http://www.antoniosocci.com/
Un dolore forte che riapre la ferita, sempre viva ma troppo spesso anestetizzata, che ognuno di noi ha nel cuore: la domanda di significato, di senso di tutte le cose, della nostra vita.
Quando tutto sembra dover andare come deve andare, come noi pensiamo che debba andare e per cui spendiamo ogni giorno la nostra intelligenza e le nostre energie, accade sempre che la realtà si mostri improvvisamente e inesorabilmente per quello che è: altro da noi.
La realtà è evidentemente altro da noi, talmente tanto altro da noi che di fronte a queste tragedie riusciamo solo a censurarla, respingerla, mistificarla.
L’esperienza ridotta a questa reazione immediata porta all’uomo solo confusione, sconforto e ne impedisce lo sviluppo umano.
“Non voglio che si perdano questi giorni, dobbiamo accettarli per quello che sono: giorni pieni di una grazia sconosciuta ”.
[Emmanuel Mounier Lettere sul dolore per sua figlia gravemente malata]
Non c’è vera esperienza che non implichi il Mistero e senza riconoscimento del Mistero non c’è esperienza, qualunque cosa si faccia o accada.
Senza il Mistero rintracciato dentro la realtà, questa potrebbe apparire insostenibile. Eppure ci sono uomini, i quali a partire dalla certezza di Colui che fa tutto, sono testimoni di una possibilità reale di speranza vissuta, dentro tutte le circostanze della vita, anche le più dolorose.
Ci sono questi testimoni: basta leggere il blog di Antonio Socci in questi giorni di grande dolore di fronte alla figlia a rischio di vita, per rintracciarne un esempio pubblico in questo momento.
Cosa permette di vivere così? Cos’è che rende possibile questo?
Prendere sul serio questa domanda è l’unica possibilità per noi di passare dal dolore disperato alla certezza della speranza .
Associazione Culturale Don Giuseppe Riggi
3 Ottobre 2009
http://www.antoniosocci.com/
domenica 27 settembre 2009
AL SERVIZIO DELLA LIBERTÀ
A partire dalla convinzione che una società è tanto più umana quanto più sa dare spazio e sostegno alle persone che vivono in uno stato di sofferenza e disagio, Fondazione per la Sussidiarietà e CDO Opere Sociali hanno creato la Scuola per Opere di Carità e la Scuola di Impresa Sociale, due strumenti formativi destinati a coloro che operano all'interno delle Organizzazioni Non Profit (ONP). Il ciclo 2009 è intitolato: "Al servizio della libertà".
SCUOLA PER OPERE DI CARITÀ
Nata nel 2004 con l'obiettivo di introdurre al metodo di lavoro che caratterizza le opere di carità, incentrato sulla condivisione del bisogno e sulla costruzione di luoghi di reale accoglienza, Scuola ha saputo valorizzare e rilanciare alcune pluriennali esperienze educative e formative campo delle opere di carità e delle imprese sociali.
SCUOLA DI IMPRESA SOCIALE
Da quest'anno, l'offerta formativa della Scuola per Opere di Carità è integrata con la Scuola di Impresa Sociale con l'obiettivo di sviluppare conoscenze specifiche organizzative e gestionali delle aziende non profit e mettere a punto modelli e competenze di management coerenti con il settore. I contenuti proposti vogliono essere una proposta di supporto e formazione "a tutto campo", in cui sono affrontate le principali tematiche di gestione attinenti al settore.
I soggetti promotori
La Fondazione per la Sussidiarietà e CDO Opere Sociali sono i promotori di questi due strumenti formativi. La Fondazione per la Sussidiarietà, presieduta da Giorgio Vittadini, è nata nel 2002 e si dedica all'approfondimento culturale e scientifico e alla diffusione di una visione della società basata sulla centralità della persona e sul principio di sussidiarietà. I suoi obiettivi sono lo studio delle tematiche sociali, politiche ed economiche, la produzione e l'offerta di percorsi di eccellenza e la promozione del dialogo con tutte le realtà interessate a uno sviluppo che rispetti il pluralismo e tenda al bene comune. http://www.sussidiarieta.net/
per maggiori informazioni http://www.cdo.it/impresasociale/Home/SCUOLAOPERECARITA2009/tabid/215/Default.aspx
SCUOLA PER OPERE DI CARITÀ
Nata nel 2004 con l'obiettivo di introdurre al metodo di lavoro che caratterizza le opere di carità, incentrato sulla condivisione del bisogno e sulla costruzione di luoghi di reale accoglienza, Scuola ha saputo valorizzare e rilanciare alcune pluriennali esperienze educative e formative campo delle opere di carità e delle imprese sociali.
SCUOLA DI IMPRESA SOCIALE
Da quest'anno, l'offerta formativa della Scuola per Opere di Carità è integrata con la Scuola di Impresa Sociale con l'obiettivo di sviluppare conoscenze specifiche organizzative e gestionali delle aziende non profit e mettere a punto modelli e competenze di management coerenti con il settore. I contenuti proposti vogliono essere una proposta di supporto e formazione "a tutto campo", in cui sono affrontate le principali tematiche di gestione attinenti al settore.
I soggetti promotori
La Fondazione per la Sussidiarietà e CDO Opere Sociali sono i promotori di questi due strumenti formativi. La Fondazione per la Sussidiarietà, presieduta da Giorgio Vittadini, è nata nel 2002 e si dedica all'approfondimento culturale e scientifico e alla diffusione di una visione della società basata sulla centralità della persona e sul principio di sussidiarietà. I suoi obiettivi sono lo studio delle tematiche sociali, politiche ed economiche, la produzione e l'offerta di percorsi di eccellenza e la promozione del dialogo con tutte le realtà interessate a uno sviluppo che rispetti il pluralismo e tenda al bene comune. http://www.sussidiarieta.net/
per maggiori informazioni http://www.cdo.it/impresasociale/Home/SCUOLAOPERECARITA2009/tabid/215/Default.aspx
martedì 15 settembre 2009
L'EDUCAZIONE E' UN INCONTRO
La Convention Scuola 09 di Diesse, dal titolo “L’educazione è un incontro” si svolgerà a Pesaro (Centro Congressi Baia Flaminia Resort) nei giorni 24 e 25 ottobre prossimi.
Insegnanti che si mettono insieme per condividere compiti e finalità del loro lavoro rappresentano una novità per la scuola, tanto più se questi insegnanti intendono l’evento associativo come un’opportunità per la loro crescita umana, culturale e professionale.
L’associazione è una risorsa anzitutto per la persona perché fa circolare esperienze, giudizi e strumenti; e per la scuola perché esprime una soggettività, un ambito di cultura, un luogo di continuo paragone grazie al quale è possibile rispondere all’attuale domanda di educazione e di istruzione dei giovani.
L’identità del docente si gioca oggi anzitutto sul piano della ripresa dei motivi ultimi della sua azione: nessuna delega in bianco ad una particolare forma di didattica può sostituire la sua decisione di uscire dalla autoreferenzialità per allacciare legami significativi, abbracciare l’intero bisogno dell’ambiente, costruire reti di rapporti.
Obiettivo della Convention Scuola 09 è quello di offrire al mondo della scuola italiana il contributo dell’associazione Diesse. Partire da fatti di educazione in atto per comprenderli, valorizzarli e incrementarli: questo è il tratto fondamentale del convegno che si articolerà in tre sezioni: i lavori in seduta plenaria, la piazza della didattica, le botteghe dell’insegnare.
Insegnanti che si mettono insieme per condividere compiti e finalità del loro lavoro rappresentano una novità per la scuola, tanto più se questi insegnanti intendono l’evento associativo come un’opportunità per la loro crescita umana, culturale e professionale.
L’associazione è una risorsa anzitutto per la persona perché fa circolare esperienze, giudizi e strumenti; e per la scuola perché esprime una soggettività, un ambito di cultura, un luogo di continuo paragone grazie al quale è possibile rispondere all’attuale domanda di educazione e di istruzione dei giovani.
L’identità del docente si gioca oggi anzitutto sul piano della ripresa dei motivi ultimi della sua azione: nessuna delega in bianco ad una particolare forma di didattica può sostituire la sua decisione di uscire dalla autoreferenzialità per allacciare legami significativi, abbracciare l’intero bisogno dell’ambiente, costruire reti di rapporti.
Obiettivo della Convention Scuola 09 è quello di offrire al mondo della scuola italiana il contributo dell’associazione Diesse. Partire da fatti di educazione in atto per comprenderli, valorizzarli e incrementarli: questo è il tratto fondamentale del convegno che si articolerà in tre sezioni: i lavori in seduta plenaria, la piazza della didattica, le botteghe dell’insegnare.
domenica 13 settembre 2009
EDITORIALE R.S.06/2009 Qualcuno cui guardare
Finite le ferie per la maggioranza di noi... si riparte ! Già, si riparte ... ma da dove ?
L'impatto con la realtà quotidiana è sempre duro. Non che le vacanze non siano realtà, ma è pur vero che nella vacanze c'è più l'illusione di essere "liberi", di poter gestire la vita come pare e soprattutto piace.
La quotidianità è invece come un muro di gomma che respinge continuamente questa nostra pretesa. Perché la realtà è evidentemente altro da noi e se non abbiamo occhi buoni per riconoscerne la bellezza e abbracciarla come dono, non possiamo fare altro che censurarla, respingerla, mistificarla.
"Gli occhi fanno quel che possono, nientemeno niente più, tutto quello che non vedono, è perché non vuoi vederlo tu". Luciano Ligabue
Certo è che i media, soprattutto i giornali, come in questi ultimi mesi, non ci aiutano ad avere questo sguardo sulla realtà, non ci aiutano a guardare la realtà come segno di altro, non ci indicano da dove ripartire. Anzi, troppo spesso ci inducono a guardare solo un aspetto della realtà o soltanto da un punto di vista.
Ad esempio ad agosto accade che, anche un avvenimento straordinariamente fuori dal comune sia raccontato dai media solo ed esclusivamente per l'aspetto politico della vicenda. E invece ad agosto, a Rimini accade che degli uomini mossi dall'incontro con l'avvenimento di Cristo nella carnalità della loro vita siano resi capaci di esprimere questo rapporto attraverso la cultura, l'arte, la musica, la testimonianza vivente ed anche la politica e siano resi capaci di incontrare chiunque abbia viva questa esigenza di significato per la propria vita.
Certamente non siamo capaci da soli di vivere e amare la realtà così com'è.
Noi abbiamo la grazia di avere incontrato qualcuno cui guardare. Qualcuno che continuamente ci insegna ad abbracciare tutta la realtà per quella che è: una carezza di una misericordia infinita. Amici, è soltanto seguendo questa corrispondenza a ciò che il nostro cuore desidera che possiamo sempre e comunque ripartire per affrontare tutta la vita da protagonisti.
Alessandro Dati
L'impatto con la realtà quotidiana è sempre duro. Non che le vacanze non siano realtà, ma è pur vero che nella vacanze c'è più l'illusione di essere "liberi", di poter gestire la vita come pare e soprattutto piace.
La quotidianità è invece come un muro di gomma che respinge continuamente questa nostra pretesa. Perché la realtà è evidentemente altro da noi e se non abbiamo occhi buoni per riconoscerne la bellezza e abbracciarla come dono, non possiamo fare altro che censurarla, respingerla, mistificarla.
"Gli occhi fanno quel che possono, nientemeno niente più, tutto quello che non vedono, è perché non vuoi vederlo tu". Luciano Ligabue
Certo è che i media, soprattutto i giornali, come in questi ultimi mesi, non ci aiutano ad avere questo sguardo sulla realtà, non ci aiutano a guardare la realtà come segno di altro, non ci indicano da dove ripartire. Anzi, troppo spesso ci inducono a guardare solo un aspetto della realtà o soltanto da un punto di vista.
Ad esempio ad agosto accade che, anche un avvenimento straordinariamente fuori dal comune sia raccontato dai media solo ed esclusivamente per l'aspetto politico della vicenda. E invece ad agosto, a Rimini accade che degli uomini mossi dall'incontro con l'avvenimento di Cristo nella carnalità della loro vita siano resi capaci di esprimere questo rapporto attraverso la cultura, l'arte, la musica, la testimonianza vivente ed anche la politica e siano resi capaci di incontrare chiunque abbia viva questa esigenza di significato per la propria vita.
Certamente non siamo capaci da soli di vivere e amare la realtà così com'è.
Noi abbiamo la grazia di avere incontrato qualcuno cui guardare. Qualcuno che continuamente ci insegna ad abbracciare tutta la realtà per quella che è: una carezza di una misericordia infinita. Amici, è soltanto seguendo questa corrispondenza a ciò che il nostro cuore desidera che possiamo sempre e comunque ripartire per affrontare tutta la vita da protagonisti.
Alessandro Dati
lunedì 31 agosto 2009
Comunicato conclusivo del XXX Meeting per l’amicizia fra i popoli
Il XXX Meeting di Rimini si è svolto nel segno della sfida contenuta nel messaggio di Benedetto XVI: «non il distacco e l’assenza di coinvolgimento sono l’ideale da rincorrere, peraltro invano, nella ricerca di una conoscenza “obiettiva”, bensì un coinvolgimento adeguato con l’oggetto».Tutti - relatori, ospiti e noi per primi - sono stati conquistati innanzitutto dallo spettacolo di quasi 4.000 volontari, che hanno pagato vitto e alloggio per potere lavorare al Meeting, segno di un desiderio di fare un’esperienza, cioè di vivere ciò che fa crescere, e di condividerla con chiunque. È un autentico “miracolo” che si ripete da trent’anni e che - a detta di tanti - è impossibile trovare altrove, frutto di un’educazione a vivere la gratuità come dimensione di ogni rapporto.Con le quasi 800.000 presenze - sempre più alto è il numero di coloro che giungono dall’estero - i padiglioni del Meeting sono stati letteralmente saturati da tanti che hanno potuto incontrare personalità internazionali e protagonisti della vita italiana, visitare le mostre e partecipare agli spettacoli in programma. Particolarmente significativi la messa in scena del Miguel Manara di Milosz, uno dei testi più cari al popolo del Meeting, e il concerto di Enzo Jannacci, genio musicale e umano.I quasi 300 relatori che hanno parlato durante la settimana hanno contribuito al realizzarsi di una conoscenza nuova della realtà e in alcuni momenti sono arrivati fino a comunicare il significato ultimo delle cose. A cominciare da don Julián Carrón: in un Meeting che ha messo a tema la conoscenza difficilmente avremmo potuto trovare un testimone migliore di San Paolo per documentare la verità del titolo scelto. Dall’altra parte, Carmine Di Martino ha mostrato la portata del tema dentro il percorso della modernità.Per sette giorni le persone hanno potuto vedere che il percorso della conoscenza non è ridestato da discorsi o spiegazioni astratte, ma dall’incontro con persone che conoscono il reale in un modo nuovo e attraente, perché carico di una promessa di verità e di bene.La settimana riminese è stata un susseguirsi di testimoni, nuovi o noti: Amparito dell’Ecuador, gli amici del Rione Sanità di Napoli e Josè Berdini di Corridonia, padre Aldo Trento del Paraguay, Marcos e Cleuza Zerbini di San Paolo del Brasile, Rose e Vicky di Kampala, i carcerati di Padova.E ancora, abbiamo ascoltato personalità del mondo culturale come Mary Ann Glendon, che ha introdotto il tema della “esperienza elementare” come radice dei diritti umani. Filosofi come Remi Brague e Fabrice Hadjadj, e premi Nobel e scienziati come John Mather, Charles Townes e Yves Coppens hanno mostrato che cosa significhi “allargare la ragione”.Il Meeting dei trent’anni si è aperto con un evento internazionale eccezionale, favorito dal ministro Frattini: l’incontro di quattro leader di altrettanti Paesi africani, che hanno dialogato di pace e sviluppo. Assolutamente imprevista è stata la testimonianza umana e politica di Tony Blair, che è arrivata fino alla confessione pubblica delle ragioni della sua conversione al cattolicesimo: la scoperta del carattere universale della Chiesa.Inoltre responsabili delle istituzioni, del governo italiano e dell’opposizione, hanno accettato di confrontarsi coi temi reali della vita di un popolo, dall’educazione al lavoro, dall’economia alla giustizia. È stato il caso di Renato Schifani, Mario Draghi e Giulio Tremonti, di Angelino Alfano, Maurizio Sacconi, Claudio Scajola, Mara Carfagna, Mariastella Gelmini, Roberto Calderoli e Luca Zaia, di Pierluigi Bersani ed Enrico Letta. Allo stesso modo si sono confrontati esponenti dell’economia e della finanza come Corrado Passera, James Murdoch, Fabio Conti e Raffaele Bonanni.Fedele alla sua tradizione, il Meeting ha proposto momenti di ecumenismo reale con esponenti delle tradizioni ebraica, ortodossa e musulmana, animati da una sincera volontà di dialogo in vista di una convivenza pacifica nella verità e nella diversità. Particolarmente apprezzato l’intervento del cardinale di Madrid sul contributo della Chiesa alla vita sociale e quello del cardinale Caffarra sulla ragionevolezza della fede.Nell’ultimo libro di don Giussani, Qui e ora, presentato a conclusione del Meeting, si legge che «l’uomo, che agisca con un minimo di autocoscienza, agisce avendo un motivo ultimo».Per questo, il titolo del Meeting 2010, che si svolgerà a Rimini dal 22 al 28 agosto, è: «Quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi è il cuore».Rimini, 29 agosto 2009
mercoledì 12 agosto 2009
COMUNICATO STAMPA SULLA PILLOLA RU486
Il Vescovo di San Marino-Montefeltro Mons. Luigi Negri esprime la più viva condanna per la decisione assunta dall’Agenzia Italiana del Farmaco, AIFA, di consentire l’uso della pillola abortiva nelle strutture sanitarie del paese. Nel contempo, esprime la propria gratitudine a Sua Eccellenza Mons. Elio Sgreccia e a Sua Eccellenza il Senatore Francesco Cossiga, per i loro puntuali, rigorosi ed efficaci interventi. Questa decisione ci mostra, in modo incontrovertibile - scrive il Vescovo di San Marino-Montefeltro - quale sia la moralità “pubblica” della mentalità laicista, anticattolica e consumista, che caratterizza le “elites” ideologiche e politiche che pretendono di dominare il nostro paese. Questa, della pillola abortiva, è la moralità teorizzata e praticata da coloro che, in questi ultimi mesi, ci hanno riempito di chiacchiere sulla rilevanza pubblica di certi comportamenti privati. Secondo la più autentica tradizione della Chiesa – continua Mons. Negri - vorremmo ricordare a questi signori che mille incoerenze etiche non distruggono né il benessere, né la libertà del popolo: invece un attacco violento contro la sacralità della vita, questo sì è un evento che devasta la nostra vita sociale. Questa sciagurata decisione rende ancora più facile liberarsi da una gravidanza scomoda, come di una inutile zavorra: e questo abbassa la nostra società sotto il livello della giungla. A tutti il Vescovo ricorda la terribile e drammatica definizione che il più grande genetista del ventesimo secolo Lejeune utilizzò nei confronti della pillola abortiva: “Si tratta di un autentico pesticida umano”. Se questa è – come è – l’ora delle tenebre allora i cristiani sappiano viverla con la serena ed incrollabile fiducia che solo Cristo, che ha vinto il male dell’uomo e del mondo, può aprire di fronte all’uomo di oggi scenari di verità, di libertà e di giustizia.
Pennabilli, 1 agosto 2009 Ufficio Stampa e Comunicazioni Sociali Diocesi di San Marino-Montefeltro
Pennabilli, 1 agosto 2009 Ufficio Stampa e Comunicazioni Sociali Diocesi di San Marino-Montefeltro
lunedì 3 agosto 2009
LA CONOSCENZA E' SEMPRE UN AVVENIMENTO
«La conoscenza è sempre un avvenimento»: questo il tema che darà il titolo alla trentesima edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli, il più grande evento europeo, da domenica 23 agosto 2009 a sabato 29 agosto 2009 a Rimini. Lungi dal voler proporre un inaccessibile discorso per addetti ai lavori, si parlerà innanzitutto dell’uomo e del suo rapporto con il mondo. In un clima generale di preoccupante incertezza e diffusa sfiducia verso il futuro, si avverte l’urgenza di riporre al centro del dibattito la dinamica attraverso cui l’uomo conosce il reale. Per fare questo occorre capire se la conoscenza sia riducibile ad un’interpretazione arbitraria, ad una “costruzione” del soggetto, se debba essere intesa nell’esclusivo senso della – presunta “obbiettiva” – conoscenza scientifica, oppure se essa non sia piuttosto «un incontro tra una energia umana e una presenza» e dunque sempre un avvenimento, che accade in modalità e figure diverse tra loro e comporta costitutivamente un elemento irriducibile di alterità. Alain Finkielkraut afferma: «Un avvenimento è qualcosa che irrompe dall’esterno. Un qualcosa di imprevisto. È questo il metodo supremo della conoscenza. Bisogna ridare all’avvenimento la sua dimensione ontologica di nuovo inizio. È un’irruzione del nuovo che rompe gli ingranaggi, che mette in moto un processo». Alla base di ogni percorso di conoscenza, anche o soprattutto scientifica, vi è l’imbattersi in qualcosa di nuovo, che prima non era entrato nel raggio dell’esperienza o semplicemente non veniva considerato. Ciò fa sì che la conoscenza sia sempre in movimento e quindi sempre perfettibile. Ma il nuovo che irrompe e innesca o rilancia la dinamica del conoscere non è solo qualcosa, è anche – e necessariamente – qualcuno: è ciò che chiamiamo testimone. Senza la mediazione di testimoni non vi sarebbe sviluppo della conoscenza e non vi sarebbero civiltà e cultura, non vi sarebbe storia. Più radicalmente: è la testimonianza dell’altro, quando si tratta di un’umanità diversa, pienamente corrispondente alle attese costitutive dell’uomo, che rende evidente, “conoscibile”, il senso del vivere. Ragione e affettività sono profondamente unite nella dinamica della conoscenza: senza affezione, cioè senza un moto di adesione sincera e interessata verso il reale, la ragione non può conoscere. Come afferma Jean-Luc Marion, «l’amore è una parte centrale della razionalità». Gli appuntamenti del Meeting saranno l’occasione per incontrare testimoni per i quali la vita continua ad essere l’avventura di una conoscenza sempre nuova proprio perchè avvenimento.
http://www.meetingrimini.org/
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