Di fronte alle difficoltà del momento, su cosa può poggiare una speranza per il futuro? Innanzitutto su una riconquista più profonda del senso del lavoro, del fare impresa e del costruire. Occorre, insomma, ripartire da ciò che sostiene la persona e può permettere di affrontare con maggiore libertà, creatività e responsabilità la vita sociale e le sfide del lavoro.
giorno 14/05/2009 ore 19,00, Hotel "Baia Verde" Catania (Cannizzaro)
vedi http://cdo-messina.blogspot.com/2009/05/convegno-cdo.html
mercoledì 6 maggio 2009
martedì 5 maggio 2009
ASSISTENZA GRATUITA ALLO STUDIO
A decorrere dal 12-05-2009 inizia un’ attività di Assistenza allo Studio, gratuita, per gli studenti delle scuole medie superiori presso i locali dell’istituto Domenico Savio, via Lenzi 24, nei giorni di Martedì, Mercoledì e Venerdì dalle ore 15,30 alle 19,30.
Per informazioni telefonare alla prof.ssa Laura Aliberti tel. 3498106951 o alla prof.ssa Palma Milazzo tel. 3480357473
SI SVOLGERANNO INOLTRE LEZIONI SPECIFICHE PER I MATURANDI IN PREPARAZIONE DEGLI ESAMI DI STATO.
http://cds-damabianca.blogspot.com/2009/05/assistenza-gratuita-allo-studio_63.html
email: damabiancacds@gmail.com
Per informazioni telefonare alla prof.ssa Laura Aliberti tel. 3498106951 o alla prof.ssa Palma Milazzo tel. 3480357473
SI SVOLGERANNO INOLTRE LEZIONI SPECIFICHE PER I MATURANDI IN PREPARAZIONE DEGLI ESAMI DI STATO.
http://cds-damabianca.blogspot.com/2009/05/assistenza-gratuita-allo-studio_63.html
email: damabiancacds@gmail.com
venerdì 1 maggio 2009
DALLA FEDE IL METODO
Carròn: la fede come metodo per l'esistenza
"Professore, è inutile che venga qui a insegnarci religione e a parlare di fede. Per fare scuola bisogna ragionare, e la fede non c'entra niente con la ragione, sono due rette sghembe che non s'incontrano mai". Nel 1954, appena salito in cattedra per la sua prima lezione al liceo Berchet di Milano, don Luigi Giussani era stato apostrofato così da uno studente: mica male come inizio d'anno. E dalla decisione del giovane prete brianzolo di rispondere a quella sfida è nata l'esperienza di Comunione e liberazione, che scommette tutto sulla ragionevolezza della fede. A distanza di cinquant'anni quella sfida (che Giussani aveva profeticamente intercettato in un'Italia formalmente cattolica ma già minata dall'avanzata del secolarismo) si è fatta molto più acuta. E ricomporre la separazione tra sapere e credere, è la battaglia più ardua con cui oggi la cristianità si cimenta. Oggi che le antiche sicurezze religiose sono crollate, oggi che la fede è ridotta a sentimento, a presidio morale di valori sempre meno praticati, a dimensione che nulla c'entra con la conoscenza.
Per tre giorni, da venerdì a domenica, don Juliàn Carron - guidando gli annuali esercizi spirituali della Fraternità di Comunione e liberazione davanti a 26mila persone convenute a Rimini da tutta Italia e in collegamento via satellite con 63 Paesi - ha rilanciato la scommessa di Giussani: «Dalla fede il metodo» è stato il titolo della tre giorni. Di fronte alle sfide della vita - la crisi economica, la tragedia dell'Abruzzo, la vicenda di Eluana Englaro e dell'eutanasia - abbiamo tutti bisogno di incontrare una diversità umana, nella quale il cristianesimo si rende incontrabile come avvenimento, qualcosa che ri-accade oggi come risposta alla domanda di felicità che abita il cuore di ognuno. Come ha di recente detto Benedetto XVI, i cui interventi sono più volte riecheggiati in questi giorni di lavoro e di preghiera: «Nel mistero dell'incarnazione del Verbo, nel fatto che Dio si è fatto uomo come noi, sta sia il contenuto che il metodo dell'annuncio cristiano». La fedeltà a questo metodo scelto da Dio, argomenta il presidente della Fraternità di Cl, rende testimoni della novità cristiana di fronte alla crisi generata dalla frattura tra fede e ragione. E può rendere presente all'uomo di oggi - tanto apparentemente sicuro di sé nella rivendicazione della sua autonomia quanto smarrito e vittima di "un'anestesia dell'io", di una trascuratezza di sé - il volto misericordioso di Cristo. La separazione tra il sapere e il credere, tra la ragione e la fede, non è frutto soltanto di una dinamica esterna alla Chiesa. È un germe che si è insidiosamente annidato nel suo stesso corpo, e ha reso il cristianesimo sempre più estraneo alle attese dell'uomo.
Una realtà magari riconosciuta come fatto storico ma che non incide, non morde, in ultima analisi non conta. Carron dice provocatoriamente che «è come se la fede avesse una data di scadenza». Cristo diventa un soprammobile da esporre nel salotto buono dei valori, piuttosto che una presenza viva incontrabile e a tutti proponibile. Un devoto ricordo, piuttosto che una realtà che accade"qui e ora". Invece l'uomo ha bisogno di qualcosa che gli sia contemporaneo, che fondi la sua speranza. E per sperare, scrive Péguy, bisogna avere ricevuto una grande grazia.
Perché il cristianesimo continui a essere un'attrattiva vivente servono testimoni credibili, gente che seguendo Gesù renda credibile che, come recita il titolo del libro di Giussani che quest'anno guida la catechesi del Movimento, Si può vivere così. Il cardinale Stanislaw Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i laici, intervenuto sabato alla celebrazione eucaristica, ha rilanciato l'ammonimento di Benedetto XVI: «Il cristianesimo non può essere ridotto a una morale, cristiani si è solo se si incontra Cristo. Per questo servono testimoni che lo rendano incontrabile, e voi oggi lo siete».
Giorgio Paolucci, Avvenire 28/04/2009
"Professore, è inutile che venga qui a insegnarci religione e a parlare di fede. Per fare scuola bisogna ragionare, e la fede non c'entra niente con la ragione, sono due rette sghembe che non s'incontrano mai". Nel 1954, appena salito in cattedra per la sua prima lezione al liceo Berchet di Milano, don Luigi Giussani era stato apostrofato così da uno studente: mica male come inizio d'anno. E dalla decisione del giovane prete brianzolo di rispondere a quella sfida è nata l'esperienza di Comunione e liberazione, che scommette tutto sulla ragionevolezza della fede. A distanza di cinquant'anni quella sfida (che Giussani aveva profeticamente intercettato in un'Italia formalmente cattolica ma già minata dall'avanzata del secolarismo) si è fatta molto più acuta. E ricomporre la separazione tra sapere e credere, è la battaglia più ardua con cui oggi la cristianità si cimenta. Oggi che le antiche sicurezze religiose sono crollate, oggi che la fede è ridotta a sentimento, a presidio morale di valori sempre meno praticati, a dimensione che nulla c'entra con la conoscenza.
Per tre giorni, da venerdì a domenica, don Juliàn Carron - guidando gli annuali esercizi spirituali della Fraternità di Comunione e liberazione davanti a 26mila persone convenute a Rimini da tutta Italia e in collegamento via satellite con 63 Paesi - ha rilanciato la scommessa di Giussani: «Dalla fede il metodo» è stato il titolo della tre giorni. Di fronte alle sfide della vita - la crisi economica, la tragedia dell'Abruzzo, la vicenda di Eluana Englaro e dell'eutanasia - abbiamo tutti bisogno di incontrare una diversità umana, nella quale il cristianesimo si rende incontrabile come avvenimento, qualcosa che ri-accade oggi come risposta alla domanda di felicità che abita il cuore di ognuno. Come ha di recente detto Benedetto XVI, i cui interventi sono più volte riecheggiati in questi giorni di lavoro e di preghiera: «Nel mistero dell'incarnazione del Verbo, nel fatto che Dio si è fatto uomo come noi, sta sia il contenuto che il metodo dell'annuncio cristiano». La fedeltà a questo metodo scelto da Dio, argomenta il presidente della Fraternità di Cl, rende testimoni della novità cristiana di fronte alla crisi generata dalla frattura tra fede e ragione. E può rendere presente all'uomo di oggi - tanto apparentemente sicuro di sé nella rivendicazione della sua autonomia quanto smarrito e vittima di "un'anestesia dell'io", di una trascuratezza di sé - il volto misericordioso di Cristo. La separazione tra il sapere e il credere, tra la ragione e la fede, non è frutto soltanto di una dinamica esterna alla Chiesa. È un germe che si è insidiosamente annidato nel suo stesso corpo, e ha reso il cristianesimo sempre più estraneo alle attese dell'uomo.
Una realtà magari riconosciuta come fatto storico ma che non incide, non morde, in ultima analisi non conta. Carron dice provocatoriamente che «è come se la fede avesse una data di scadenza». Cristo diventa un soprammobile da esporre nel salotto buono dei valori, piuttosto che una presenza viva incontrabile e a tutti proponibile. Un devoto ricordo, piuttosto che una realtà che accade"qui e ora". Invece l'uomo ha bisogno di qualcosa che gli sia contemporaneo, che fondi la sua speranza. E per sperare, scrive Péguy, bisogna avere ricevuto una grande grazia.
Perché il cristianesimo continui a essere un'attrattiva vivente servono testimoni credibili, gente che seguendo Gesù renda credibile che, come recita il titolo del libro di Giussani che quest'anno guida la catechesi del Movimento, Si può vivere così. Il cardinale Stanislaw Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i laici, intervenuto sabato alla celebrazione eucaristica, ha rilanciato l'ammonimento di Benedetto XVI: «Il cristianesimo non può essere ridotto a una morale, cristiani si è solo se si incontra Cristo. Per questo servono testimoni che lo rendano incontrabile, e voi oggi lo siete».
Giorgio Paolucci, Avvenire 28/04/2009
martedì 21 aprile 2009
EDITORIALE La pietra del sepolcro
Tracce N.4, Aprile 2009
Si corre un rischio, davanti alle ultime polemiche che hanno coinvolto Benedetto XVI, dal “caso lefevbriani” all’Aids in Africa, passando per gli articoli sulla presunta “solitudine del Papa”: l’assuefazione. Il pensare che, in fondo, siano cose già viste e quasi scontate, da incastrare nelle solite caselle: pro e contro, guelfi e ghibellini. Da una parte i “papisti”, dall’altra i “laici”, in mezzo una platea di cattolici adulti e atei teocon, a mischiare un po’ le carte. È un rischio grave. Perché impedisce di cogliere fino in fondo la natura decisiva di quello che c’è in gioco. Non permette di accorgersi, per esempio, che nell’attacco alla ragionevolezza con cui la Chiesa affronta i problemi quotidiani dell’uomo - si tratti dell’Aids o della crisi economica - sta la negazione dell’evidenza più potente che viviamo: riconoscere Cristo fa conoscere il reale, la fede allarga la ragione. Mentre nello scandalo davanti alla misericordia con cui il Papa abbraccia chi sbaglia - «gesto inequivocabile del divino» e quindi la «sfida più grande» davanti alla quale ci si possa trovare, come ha scritto don Julián Carrón su Avvenire - sta un rifiuto ostinato e terribile del fatto stesso che Cristo ha portato nel mondo: la salvezza. Ostinato, perché frutto di una ragione testardamente asfittica. E terribile, perché tenta di strappare dalla nostra esperienza la speranza. Che cosa sarebbe la vita, senza la Sua misericordia? Come faremmo ad affrontare la malattia, o i nostri errori, o la durezza della crisi? Cosa sarebbe la realtà, senza di Lui? Un peso insopportabile. Come la pietra di un sepolcro. È in quel sepolcro che irrompe la Pasqua. È quella pietra tombale che viene spazzata via per sempre dalla Resurrezione. Perché Lui c’è. Qui e ora. Contemporaneo a noi. E basta seguirlo, perché - come dice proprio Benedetto XVI in un passaggio bellissimo di un suo discorso recente - «nel mistero dell’Incarnazione sta sia il contenuto che il metodo dell’annuncio cristiano». ........
Si corre un rischio, davanti alle ultime polemiche che hanno coinvolto Benedetto XVI, dal “caso lefevbriani” all’Aids in Africa, passando per gli articoli sulla presunta “solitudine del Papa”: l’assuefazione. Il pensare che, in fondo, siano cose già viste e quasi scontate, da incastrare nelle solite caselle: pro e contro, guelfi e ghibellini. Da una parte i “papisti”, dall’altra i “laici”, in mezzo una platea di cattolici adulti e atei teocon, a mischiare un po’ le carte. È un rischio grave. Perché impedisce di cogliere fino in fondo la natura decisiva di quello che c’è in gioco. Non permette di accorgersi, per esempio, che nell’attacco alla ragionevolezza con cui la Chiesa affronta i problemi quotidiani dell’uomo - si tratti dell’Aids o della crisi economica - sta la negazione dell’evidenza più potente che viviamo: riconoscere Cristo fa conoscere il reale, la fede allarga la ragione. Mentre nello scandalo davanti alla misericordia con cui il Papa abbraccia chi sbaglia - «gesto inequivocabile del divino» e quindi la «sfida più grande» davanti alla quale ci si possa trovare, come ha scritto don Julián Carrón su Avvenire - sta un rifiuto ostinato e terribile del fatto stesso che Cristo ha portato nel mondo: la salvezza. Ostinato, perché frutto di una ragione testardamente asfittica. E terribile, perché tenta di strappare dalla nostra esperienza la speranza. Che cosa sarebbe la vita, senza la Sua misericordia? Come faremmo ad affrontare la malattia, o i nostri errori, o la durezza della crisi? Cosa sarebbe la realtà, senza di Lui? Un peso insopportabile. Come la pietra di un sepolcro. È in quel sepolcro che irrompe la Pasqua. È quella pietra tombale che viene spazzata via per sempre dalla Resurrezione. Perché Lui c’è. Qui e ora. Contemporaneo a noi. E basta seguirlo, perché - come dice proprio Benedetto XVI in un passaggio bellissimo di un suo discorso recente - «nel mistero dell’Incarnazione sta sia il contenuto che il metodo dell’annuncio cristiano». ........
Invito alla Pasqua dello Studente Universitario
Mercoledì 22 aprile alle h. 12,00 al piano terra della Biblioteca centralizzata della Facoltà di Scienze, a Papardo, si terrà la "Pasqua dello Studente" per gli tutti studenti universitari e per tutto il personale ed amici.
domenica 12 aprile 2009
BUONA PASQUA 2009

La redenzione ci è offerta nel senso che ci è stata donata la speranza, una speranza affidabile, in virtù della quale noi possiamo affrontare il nostro presente: il presente, anche il presente più faticoso, può essere vissuto ed accettato se conduce verso una meta e se di questa meta noi possiamo essere sicuri, se questa meta è così grande da giustificare la fatica del cammino. La presenza di Cristo non è soltanto una realtà attesa, ma una vera presenza.
Benedetto XVI
Benedetto XVI
Noi diciamo quello che dovrebbe essere o quello che non va e non “si parte dall’affermazione che Cristo ha vinto”. Che Cristo ha vinto, che Cristo è risorto, significa che il senso della mia vita e del mondo è presente, è già presente, e il tempo è l’operazione profonda e misteriosa del suo manifestarsi.
Luigi Giussani
Luigi Giussani
venerdì 10 aprile 2009
TERREMOTO IN ABRUZZO volantino di CL
Passione dell’uomo, passione di Cristo
Ancora una volta siamo stati feriti nell’intimo del nostro essere da un evento sconvolgente. Così sconvolgente che è difficile sottrarsi alla domanda circa il suo significato, talmente supera la nostra capacità di comprensione. La questione è tanto radicale quanto scomoda. Non possiamo cercare di chiuderla in fretta, desiderando di voltare pagina quanto prima per dimenticare.
Non è ragionevole restare prigionieri di una emotività che ci soffoca, tanto meno spostare l’attenzione su eventuali responsabili. La carità sterminata, che si è documentata in questi giorni come moto spontaneo e che sarà necessaria soprattutto nei prossimi mesi quando ci sarà più bisogno di aiuto, indica che la dimenticanza non è l’unica strada.
Eppure neanche questa mossa è in grado di esaurire l’urgenza della domanda, suscitata dall’esperienza della nostra impotenza di fronte al terremoto.
Eventi come questo ci mettono davanti al mistero dell’esistenza, provocando la nostra ragione e la nostra libertà di uomini. Sprecare l’occasione di guardarlo in faccia ci lascerebbe ancora più smarriti e scettici. Ma per stare davanti al mistero dell’esistenza abbiamo bisogno di qualcosa di più della nostra pur giusta solidarietà. Da soli non possiamo.
La compagnia di Cristo - che è all’origine dell’amore all’uomo proprio del nostro popolo - si rivela ancora una volta decisiva nella nostra storia: una compagnia che dà senso alla vita e alla morte, alle vittime, ai sopravvissuti e a noi stessi, e sostiene la speranza.
L’imminenza della Pasqua acquista, allora, una nuova luce. «Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui?» (Rm 8,32).
Comunione e Liberazione
Aprile 2009.
Ancora una volta siamo stati feriti nell’intimo del nostro essere da un evento sconvolgente. Così sconvolgente che è difficile sottrarsi alla domanda circa il suo significato, talmente supera la nostra capacità di comprensione. La questione è tanto radicale quanto scomoda. Non possiamo cercare di chiuderla in fretta, desiderando di voltare pagina quanto prima per dimenticare.
Non è ragionevole restare prigionieri di una emotività che ci soffoca, tanto meno spostare l’attenzione su eventuali responsabili. La carità sterminata, che si è documentata in questi giorni come moto spontaneo e che sarà necessaria soprattutto nei prossimi mesi quando ci sarà più bisogno di aiuto, indica che la dimenticanza non è l’unica strada.
Eppure neanche questa mossa è in grado di esaurire l’urgenza della domanda, suscitata dall’esperienza della nostra impotenza di fronte al terremoto.
Eventi come questo ci mettono davanti al mistero dell’esistenza, provocando la nostra ragione e la nostra libertà di uomini. Sprecare l’occasione di guardarlo in faccia ci lascerebbe ancora più smarriti e scettici. Ma per stare davanti al mistero dell’esistenza abbiamo bisogno di qualcosa di più della nostra pur giusta solidarietà. Da soli non possiamo.
La compagnia di Cristo - che è all’origine dell’amore all’uomo proprio del nostro popolo - si rivela ancora una volta decisiva nella nostra storia: una compagnia che dà senso alla vita e alla morte, alle vittime, ai sopravvissuti e a noi stessi, e sostiene la speranza.
L’imminenza della Pasqua acquista, allora, una nuova luce. «Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui?» (Rm 8,32).
Comunione e Liberazione
Aprile 2009.
giovedì 9 aprile 2009
EMERGENZA TERREMOTO ABRUZZO
Come aiutare la popolazione: l'iniziativa del Banco Alimentare
Comunicato 06/04/2009
"Al grido doloroso della popolazione d'Abruzzo, colpita dal terremoto, la Fondazione Banco Alimentare Onlus vuole rispondere immediatamente raccogliendo e distribuendo generi alimentari per aiutare chi è stato colpito da un così grave evento - ha spiegato Monsignor Mauro Inzoli, presidente della Fondazione Banco Alimentare Onlus - In questo momento, in cui le necessità principali sono il pane e la casa, la Fondazione Banco Alimentare Onlus vuole essere in prima linea a condividere il dolore di questo popolo, consapevole che dalla gratuita condivisione del bisogno nasce sempre un germoglio di speranza, ora più che mai indispensabile per affrontare la fatica del vivere".
Per sostenere la Fondazione Banco Alimentare Onlus ad aiutare le popolazioni colpite dal terremoto: i privati possono fare una donazione in denaro, non sarà possibile accettare donazioni di alimenti; le aziende alimentari potranno invece donare direttamente anche cibo.
COME OFFRIRE AIUTO
CONTO CORRENTE POSTALE N° 28748200
Intestato a: Fondazione Banco Alimentare Onlus
Causale: emergenza terremoto Abruzzo
CONTO CORRENTE BANCARIO Banca Prossima IBAN IT52L0335901600100000003514
Intestato a: Fondazione Banco Alimentare Onlus
Causale: emergenza terremoto Abruzzo
DONA ONLINE (con carta di credito) http://www.bancoalimentare.org/donazioni
Causale: emergenza terremoto Abruzzo
PER CONTATTARCI
02-89.65.84.63 - Per aiuti da privati (solo donazioni in denaro) 02-89.65.84.58 - Per aiuti da aziende (donazioni e alimenti)
per info e segnalazioni: mailto:terremotoabruzzo@bancoalimentare.it
Comunicato 06/04/2009
"Al grido doloroso della popolazione d'Abruzzo, colpita dal terremoto, la Fondazione Banco Alimentare Onlus vuole rispondere immediatamente raccogliendo e distribuendo generi alimentari per aiutare chi è stato colpito da un così grave evento - ha spiegato Monsignor Mauro Inzoli, presidente della Fondazione Banco Alimentare Onlus - In questo momento, in cui le necessità principali sono il pane e la casa, la Fondazione Banco Alimentare Onlus vuole essere in prima linea a condividere il dolore di questo popolo, consapevole che dalla gratuita condivisione del bisogno nasce sempre un germoglio di speranza, ora più che mai indispensabile per affrontare la fatica del vivere".
Per sostenere la Fondazione Banco Alimentare Onlus ad aiutare le popolazioni colpite dal terremoto: i privati possono fare una donazione in denaro, non sarà possibile accettare donazioni di alimenti; le aziende alimentari potranno invece donare direttamente anche cibo.
COME OFFRIRE AIUTO
CONTO CORRENTE POSTALE N° 28748200
Intestato a: Fondazione Banco Alimentare Onlus
Causale: emergenza terremoto Abruzzo
CONTO CORRENTE BANCARIO Banca Prossima IBAN IT52L0335901600100000003514
Intestato a: Fondazione Banco Alimentare Onlus
Causale: emergenza terremoto Abruzzo
DONA ONLINE (con carta di credito) http://www.bancoalimentare.org/donazioni
Causale: emergenza terremoto Abruzzo
PER CONTATTARCI
02-89.65.84.63 - Per aiuti da privati (solo donazioni in denaro) 02-89.65.84.58 - Per aiuti da aziende (donazioni e alimenti)
per info e segnalazioni: mailto:terremotoabruzzo@bancoalimentare.it
domenica 5 aprile 2009
Fino al fondo del reale
Nei giorni scorsi è uscito su Avvenire, il quotidiano cattolico italiano, un editoriale firmato dal cardinale Angelo Scola, patriarca di Venezia. È un testo che vale la pena di leggere a fondo, e lo troverete anche all’interno del giornale. Tra le due tentazioni sempre presenti nel fare i conti con la fede (la riduzione del cristianesimo a «religione civile, mero cemento etico» e la «criptodiaspora» di chi «annuncia la pura e nuda croce» fuggendo dalle battaglie della storia), Scola indica un altro modo - forse l’unico modo - di vivere il cristianesimo: «Proporre l’avvenimento di Gesù Cristo in tutta la sua interezza irriducibile ad ogni umano schieramento», mostrando «la bellezza e la fecondità della fede per la vita di tutti i giorni». La speranza, quindi. Altro che «egemonia mondana». Sono temi da approfondire, non certo in poche righe ma nel lavoro delle prossime settimane. Tanto più che si innestano con una sintonia sorprendente - e commovente - nel percorso educativo in cui siamo condotti in questi mesi. Qui ne riprendiamo solo uno spunto, un tratto di matita utile a far emergere il filo rosso che trovate sotteso a molti argomenti affrontati da questo Tracce: dall’Europa dei “nuovi diritti” alla legge sul “fine vita”, alle varie testimonianze. Quell’editoriale sottolinea la natura del cristianesimo e la dinamica della fede: l’Avvenimento, un Fatto presente, «Qualcosa che viene prima», per usare l’espressione di don Giussani che ci sta lentamente tornando familiare. E la testimonianza, l’«instancabile racconto» che «offre a tutti la speranza». Ma che cosa significa testimoniare Cristo? E che cosa vuol dire farlo oggi, in una realtà che sembra letteralmente impazzita, incapace di usare appieno la ragione? Questa è la sfida a cui siamo chiamati. Per affermare dei valori si possono sguainare e brandire argomenti giustissimi, buttandosi nella mischia armati di una dottrina corretta da contrapporre alla follia di chi, ormai, nega anche le evidenze più immediate. Si può, e lo vediamo accadere spesso in questi giorni. È una tentazione sempre viva, per tutti noi. Ma questo non è il cristianesimo. Non è quell’Avvenimento che accade, e che irrompe nella nostra vita attraverso testimoni che ci fanno capire di più cos’è la vita. Non è quel Fatto che ha una portata conoscitiva senza paragoni, perché ci accompagna fino al fondo del reale e lo fa nel modo più semplice: facendoci incontrare persone che vivono in maniera diversa, che accolgono la sofferenza in maniera diversa, che mettono su famiglia in maniera diversa. E che in quel “diverso” così carico di ragioni e di attrattiva, perché corrisponde al nostro cuore, offrono al mondo una speranza senza fine: la Sua Presenza. Senza di Lui, quella diversità non si spiegherebbe. Quella capacità di vivere il reale sarebbe impossibile. E invece, c’è. «Per difendere la vita, don Giussani ci ha fatto pulsare il sangue di una febbre di vita», ricordava tempo fa don Julián Carrón a un gruppo di responsabili di Cl. Testimone, appunto. È una sfida da brividi. Ma è l’unica che valga la pena di accettare davvero.
Tracce N.3, Marzo 2009 EDITORIALE
per leggere l'editoriale firmato dal cardinale Angelo Scola
http://www.avvenire.it/Commenti/Altro+che+egemonia+mondana+Offerta+di+una+speranza+da+investire+quaggi.htm
Tracce N.3, Marzo 2009 EDITORIALE
per leggere l'editoriale firmato dal cardinale Angelo Scola
http://www.avvenire.it/Commenti/Altro+che+egemonia+mondana+Offerta+di+una+speranza+da+investire+quaggi.htm
domenica 29 marzo 2009
EDITORIALE R.S.05/2009 Lo scandalo della carnalità di Cristo
Qualcuno diceva che "il fine giustifica i mezzi" e, tanto più misero è il fine, tanto più miseri saranno i mezzi per raggiungerlo.
E così se il fine è "l'amore libero", tutti i mezzi per proteggere le persone da malattie o per evitare "errori di percorso" saranno leciti.
Se amore è invece amare l'altro come un dono inaspettato, come riverbero di un Amore più grande, i "mezzi" saranno ben altri, perché dettati dall'amore alla verità dell'altro, dal rispetto della sua persona, dall'attenzione ai suoi bisogni più profondi.
E allora cos'è che scandalizza e sorprende nei discorsi del Papa, nelle parole di un Padre che ha a cuore la nostra verità, la nostra felicità, che ci richiama sempre all'amore vero?
Come già detto altre volte: il Valore della vita, il suo significato e la sua Verità, non si possono ridurre ad una dottrina sia pur corretta e pulita perché una dottrina, sia pur corretta e pulita, non interessa a nessuno.
"All'inizio dell'esser cristiano non c'è una decisione etica o una grande idea, bensì l'incontro con un avvenimento con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò una direzione decisiva". I° Enciclica Deus caritas est, n.1
"La fede non è una teoria che si può far propria o accantonare. È una cosa molto concreta: è il criterio che decide del nostro stile di vita." Benedetto XVI
Questo è lo scandalo della carnalità di Cristo: una Presenza contemporanea che diviene criterio per giudicare tutto, diventa il movente di ogni azione, di ogni gesto quotidiano, dal più grande al più banale.
Questo scandalo, che Cristo abbia la pretesa di avere a che fare con tutta la nostra vita, è possibile superarlo solo verificando dentro tutti gli aspetti della nostra vita la profonda corrispondenza tra il nostro desiderio di verità, di felicità, di realizzazione e la risposta soddisfacente che Lui è.
E' un modo nuovo di guardare è di giudicare le cose che non è un'imposizione ma è una proposta al cuore di tutti gli uomini, al nostro cuore, una proposta talmente affascinante che val la pena di lasciare tutto per seguirla.
Il Direttore
E così se il fine è "l'amore libero", tutti i mezzi per proteggere le persone da malattie o per evitare "errori di percorso" saranno leciti.
Se amore è invece amare l'altro come un dono inaspettato, come riverbero di un Amore più grande, i "mezzi" saranno ben altri, perché dettati dall'amore alla verità dell'altro, dal rispetto della sua persona, dall'attenzione ai suoi bisogni più profondi.
E allora cos'è che scandalizza e sorprende nei discorsi del Papa, nelle parole di un Padre che ha a cuore la nostra verità, la nostra felicità, che ci richiama sempre all'amore vero?
Come già detto altre volte: il Valore della vita, il suo significato e la sua Verità, non si possono ridurre ad una dottrina sia pur corretta e pulita perché una dottrina, sia pur corretta e pulita, non interessa a nessuno.
"All'inizio dell'esser cristiano non c'è una decisione etica o una grande idea, bensì l'incontro con un avvenimento con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò una direzione decisiva". I° Enciclica Deus caritas est, n.1
"La fede non è una teoria che si può far propria o accantonare. È una cosa molto concreta: è il criterio che decide del nostro stile di vita." Benedetto XVI
Questo è lo scandalo della carnalità di Cristo: una Presenza contemporanea che diviene criterio per giudicare tutto, diventa il movente di ogni azione, di ogni gesto quotidiano, dal più grande al più banale.
Questo scandalo, che Cristo abbia la pretesa di avere a che fare con tutta la nostra vita, è possibile superarlo solo verificando dentro tutti gli aspetti della nostra vita la profonda corrispondenza tra il nostro desiderio di verità, di felicità, di realizzazione e la risposta soddisfacente che Lui è.
E' un modo nuovo di guardare è di giudicare le cose che non è un'imposizione ma è una proposta al cuore di tutti gli uomini, al nostro cuore, una proposta talmente affascinante che val la pena di lasciare tutto per seguirla.
Il Direttore
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