lunedì 9 marzo 2009

"Perchè dobbiamo dirci cristiani"

Presentazione a Messina di "Perchè dobbiamo dirci cristiani"
10 Marzo 2009
Il sen. Marcello Pera presenta il suo libro con il prof. Girolamo Cotroneo e il sen. prof. Luigi Compagna presso la Fondazione Bonino Pulejo alle ore 17.00.
www.marcellopera.it

domenica 8 marzo 2009

MINICORSO SULL' AFFIDO

Minicorso sull'Affido
Marzo- aprile 2009 Sede: Istituto Cristo Re - Messina
1° incontro- sabato 14 marzo 2009 dalle ore 16.30 alle 18.30
Perché l'affido e che cos'è l'affido
Intervengono:
• Dott. Francesco Polito - giudice onorario c/o Tribunale dei Minori di Messina
• Armando e Pina Restuccia - Famiglia affidataria
2° incontro- sabato 28 marzo 2009 dalle ore 16.30 alle 18.30
Il bambino al centro dell'esperienza educativa
Intervengono:
• D.ssa Mirella Deodato - neuropsichiatra infantile
• Filippo e Pina Paone -Famiglia affidataria
3° incontro- sabato 18 aprile 2009 dalle ore 16.30 alle 18.30
II valore della famiglia: famiglia d'origine , famiglia affidataria, rete di famiglie
Intervengono:
• D.ssa Sara Sorbello -Psicologa
• Riccardo e Rosetta Tringali: famiglia affidataria
Per informazioni e iscrizioni rivolgersi a : Salvatore Borgia 090 2937046 (ore pasti) Pina Carbone 090 693127
http://www.famiglieperaccoglienza.it/

domenica 1 marzo 2009

EDITORIALE R.S.03/2009 Una legge necessaria ma non sufficiente

Una legge necessaria ma non sufficiente. La vera questione è l'unità dell'io
Finalmente si torna a discutere di grandi questioni: il rispetto della vita, della libertà, della dignità dell'uomo, insomma della centralità della persona umana in tutti gli aspetti della vita politica, sociale, culturale.
Dall'operaio sino al politico e persino al magistrato ci s'interroga su come regolamentare alcune circostanze che hanno a che fare con il senso della vita e nelle quali si gioca drammaticamente la libertà dell'uomo.
Ma è giusto darsi delle regole che debbano essere valide per tutti? E fino a che punto è possibile, o meglio, è giusto spingersi nella regolamentazione della vita?
Sull'esistenza e soprattutto sulle questioni fondamentali l'idea di non decidere, di non prendere una posizione e di lasciarle al libero arbitrio del singolo individuo è la posizione più miserevole che un uomo possa avere perché ne sminuisce la sua stessa natura.
Se è vero che il bene dell'esistenza non può essere affidato alle carte bollate e anche vero che la legge ci deve essere e deve poter garantire, almeno in forma precauzionale, il dono grande della vita ancor prima della libertà che da essa ne scaturisce.
E' necessario, quindi, affrontare il tema del "fine vita" sino a definire una legge che sia la migliore possibile, pensata, ragionata e condivisa, ma allo stesso tempo avendo chiara la coscienza che sarà sempre imperfetta.
Perché non è un insieme di norme e leggi, sia pur necessarie e ben fatte, né una questione di coerenza ad esse, che può darci certezze e renderci felici.
La vera questione è l'unità dell'io.
Un'unità dell'io, ovvero un io che agisce e giudica tutto a partire da un unica affezione, da un'unica ragione capace di dare ad ogni singolo frammento della realtà significato a prescindere dalla nostra capacità di percepirne il valore.
Questa unità, questa possibilità di essere uomini fino in fondo, è possibile per tutti perché è incontrabile nella storia di oggi, nel volto di coloro che hanno già sperimentato che in Lui tutto consiste.
Il Direttore

SOMMARIO R.S.03/2009


CL: sul “fine vita” siamo col cardinale Bagnasco

In relazione al dibattito intorno a una legge sul fine vita, Comunione e Liberazione condivide le ragioni più volte espresse dal cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, e rese ancora più attuali dopo la morte di Eluana Englaro: «Il vero diritto di ogni persona umana, che è necessario riaffermare e garantire, è il diritto alla vita che infatti è indisponibile. Quando la Chiesa segnala che ogni essere umano ha un valore in se stesso, anche se appare fragile agli occhi dell’altro, o che sono sempre sbagliate le decisioni contro la vita, comunque questa si presenti, vengono in realtà enunciati principi che sono di massima garanzia per qualunque individuo» (Prolusione al Consiglio permanente della Cei, 26 gennaio 2009).
Lo stesso Benedetto XVI, nell’Angelus del 1° febbraio 2009, ha ricordato che «la vera risposta non può essere dare la morte, per quanto “dolce”, ma testimoniare l’amore che aiuta ad affrontare il dolore e l’agonia in modo umano».
Per questo, di fronte alle polemiche suscitate da ambienti laici e anche da cattolici, restano per noi valide le preoccupazioni del cardinale Bagnasco e della Cei sulla necessità di «una legge sul fine vita, resasi necessaria a seguito di alcune decisioni della giurisprudenza. Con questa tecnica si sta cercando di far passare nella mentalità comune una pretesa nuova necessità, il diritto di morire, e si vorrebbe dare ad esso addirittura la copertura dell’art. 32 della Costituzione». Chi si impegna in politica secondo ragione può trarre da queste preoccupazioni della Chiesa uno sguardo più vero alla vita degli uomini, nel difficile compito di servire il bene comune.
l’ufficio stampa di CL, Milano, 26 febbraio 2009.

venerdì 27 febbraio 2009

DAVANTI A UN BIVIO

Ci sono momenti in cui l’urto della realtà si fa più violento. La barbarie attorno al caso di Eluana. I lampi di guerra in Medio Oriente. Il morso della crisi. Sembrano messi lì apposta, tutti insieme, a farci accusare il contraccolpo. In questi casi l’effetto normale, e per molti versi giusto, è la reazione. Buon segno: vuol dire che il cuore non è rattrappito. Ma basta questo per riempirlo? È sufficiente per affrontare la realtà fino in fondo, per liberarci dalla paura, per sperare? O dentro quei colpi così violenti da farti star male (come si fa a non star male davanti ad Eluana?) c’è qualcosa di più, una sfida più profonda? Tocca guardare alla nostra esperienza, per accorgersene. Partendo proprio da quello che accade. Difendere la vita è giustissimo e indispensabile. È una battaglia da combattere con tutte le armi che si hanno: le leggi, la cultura, i giornali. L’educazione. Persino la piazza, quando serve. Tutto. Solo che quel “tutto” non ci basta. Difendere il principio giusto della vita non ci basta per vivere. Così come affermare con le parole il valore misterioso - e infinito - di una sofferenza non ci basta ad affrontarla. O difendere la famiglia - altra buona battaglia da combattere fino in fondo - non ci basta per vivere un matrimonio. Quel “tutto” che possiamo fare va fatto, la lotta va affrontata fino in fondo. Ma non basta. Per capire davvero di che si tratta, abbiamo bisogno di qualcuno che viva fino in fondo. Che ci faccia vedere la pienezza di senso che può avere anche la peggiore delle malattie. Che ci mostri la bellezza senza confini di una vocazione e il fascino dell’educare i figli. Che ci faccia scoprire, in queste circostanze, una corrispondenza al nostro cuore impensabile prima. E che ci faccia conoscere chi rende possibile tutto questo, l’Unico che può renderlo possibile, perché noi non se siamo capaci: Cristo. Abbiamo bisogno di Cristo. E di testimoni che Lo rendano presente. È quando riconosciamo questo che, come diceva qualche settimana fa don Julián Carrón a un gruppo di responsabili di Cl, «la vita ci sfida e diventa un’avventura appassionante, perché ci introduce sempre di più al significato del reale». La realtà è questo: una sfida continua. Una collezione di sfide a riconoscerLo presente, di occasioni per verificare la fede e veder fiorire la speranza. E la battaglia, ogni battaglia, ci mette di fronte a un bivio che viene prima dell’alternativa tra vittoria e sconfitta: siamo certi o no della Sua presenza? Del destino buono che abbiamo incontrato? Di quello che abbiamo visto e che ha toccato le nostre vite? Se la risposta è sì, possiamo «sperare contro ogni speranza». Sembra un “discorso religioso”, uno spiritualismo incapace di reggere all’urto violento del reale. È esattamente il contrario. Anzitutto perché non ti fa abbandonare la lotta, ma ti fa scendere in campo con ancora più voglia di combattere. Ti fa entrare nel merito dei problemi con più acume, tenendo conto di tutti i fattori. E poi, cosa ancora più importante, ti rende libero dalle paure. Certo e, quindi, libero. Perché la speranza, l’unica speranza, nasce solo da quella certezza: Lui c’è.
Editoriale di Tracce di Febbraio 09

RUBENS VEDE CARAVAGGIO




Dal 25 gennaio al 15 marzo, al Museo Regionale di Messina viene ospitata la mostra Rubens vede Caravaggio, "l'adorazione dei pastori" a confronto.


Al centro ci sono due dipinti dallo stesso soggetto, l'adorazione dei pastori, perfettamente contemporanei: uno è di Pieter Paul Rubens, l'altro di Michelangelo Merisi da Caravaggio. Il maestro fiammingo fu in Italia per otto anni, tra il 1600 e il 1608, quando appunto realizzò "L'Adorazione": egli voleva incontrare Caravaggio, il quale tra la fine del 1608 e l'estate del 1609 si trovava a Messina, dove fu dipinta la sua "Adorazione", commissionata dal Senato cittadino e collocata nell'altare maggiore della chiesa di Santa Maria la Concezione dei Padri Cappuccini, in contrada della Verza, che fu distrutta dal terremoto del 1908.
La luce di Caravaggio, anima dei suoi dipinti, è in qualche modo catturata nell' "Adorazione" di Rubens, brilla sul volto della Vergine, riverbera sui volti dei pastori. È, in qualche modo, intensamente "caravaggesca". Ma Caravaggio «è già più lontano». Con la sua "Adorazione" povera, di perfetta semplicità.


Stessa scena, stessa ambientazione, stessa ispirazione, stessa ricerca delle luci. Ma le due tele esposte una accanto all'altra al Museo regionale di Messina rendono evidente come il genio di Caravaggio giganteggia sul fiammingo.
“Con una chiarezza che ha bisogno di poche spiegazioni e approfondimenti ulteriori – spiega Sgarbi - Dipinto nello stesso periodo, la Natività di Caravaggio svela a colpo d’occhio tutta la grandezza del maestro Merisi. Quella di Rubens è una Adorazione: gli angeli nell’alto della capanna, Gesù in fasce circondato di luce e che infonde luce alla Madonna ed ai pastori, gli stessi pastori, bardati di vesti lussuose, belli, estatici, come fossero giunti alla capanna consapevoli di partecipare ad un Evento. In Caravaggio, invece, la luce è quella misera che filtra da una finestrella di una miserissima capanna, la Madonna giace in terra, il bimbo in braccio, in ombra, circondato da pastori vecchi, sghembi, mal vestiti. E’ una Natività, non un’Adorazione, Caravaggio non concede niente alla Madonna, la scena è riprodotta, quasi fotografata, in tutta la sua drammaticità e povertà”.
Rubens si impegna, gioca con le luci strisciate, con i chiaroscuri. Caravaggio ormai non si compiace di virtuosismi “caravaggeschi”. Ripensa il Vangelo e rinuncia a ogni artificio con una sconvolgente semplicità. Rubens esibisce una bravura esagerata, trionfante. Caravaggio anticipa miracolosamente la sensibilità dei “vinti” di Malavoglia.

domenica 22 febbraio 2009

IN RICORDO di don Luigi Giussani

Quella di don Luigi Giussani fu una "vita sacerdotale straordinariamente feconda". Così Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, ha ricordato il fondatore del movimento Comunione e liberazione nel IV anniversario della morte. "Quel giorno - ha detto il cardinale durante una Messa celebrata in Duomo - noi lo vivemmo profondamente uniti all'allora cardinale Joseph Ratzinger: fummo come illuminati dalla chiarezza limpida e affettuosa delle sue parole, dalla partecipazione commossa e umanissima del suo sguardo. Benedetto XVI questa sera, ne siamo certi, è singolarmente presente con noi nel comune suffragio e nel comune levarsi dei cuori a Cristo, nostra unica e consolantissima speranza di vita eterna".
"Oggi siamo chiamati - ha detto Tettamanzi citando don Julián Carrón, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione - a renderci più consapevoli dello scopo per cui lo Spirito ha dato un carisma a don Giussani: contribuire, insieme a tutti i battezzati, alla costruzione e al rinnovamento della Chiesa per il bene del mondo. Seguendo il suo solito metodo, Dio dà la grazia a uno, perché attraverso di lui arrivi a tutti. E noi saremmo infedeli alla natura del nostro carisma, se il dono ricevuto non fosse condiviso con tutti, dentro e fuori della Chiesa".
In queste parole Tettamanzi vede l'appartenenza a cui i membri di Cl si sentono spinti: "L'appartenenza di chi si sente per così dire 'espropriato', di chi vive il proprio carisma non solo come un 'bene per sé', ma veramente come un 'dono per gli altri', un dono alla Chiesa e al mondo. E tutto questo, ovviamente, a partire dalla comunità e dall'ambiente in cui si vive, entro un orizzonte quanto mai aperto, nel quale il medesimo Spirito riversa la molteplicità e la varietà dei suoi carismi, destinati a incontrarsi tra loro, ad arricchirsi reciprocamente e a porsi tutti, come battezzati, al servizio dell'unica missione della Chiesa".
"Sono contento e vi dico la gratitudine mia e della Chiesa ambrosiana - ha concluso l'arcivescovo - per la vostra presenza e partecipazione nella vita delle comunità cristiane e nei più diversi ambienti con una fede che è cultura e vita, pensiero ed esperienza di Cristo in noi. Preghiamo perché l'invito ad essere tutti e 'sempre più disponibili' al Signore, alla sua Chiesa, all'uomo d'oggi ci stimoli e ci sostenga ad essere 'un di più' di umanità vera, di compassione profonda verso le miserie della storia, di amore sincero e operoso per tutti. Ci sarà dato così di partecipare più intimamente a quel 'potere' di Cristo di cui ci ha parlato il Vangelo: il potere del dono di sé fino alla perdita della propria vita per la redenzione, la trasfigurazione e la gioia eterna di ogni cuore umano e del mondo intero".
Milano, 20 feb. (Apcom)

mercoledì 18 febbraio 2009

“La Carità vince la crisi”

IX GIORNATA NAZIONALE DI RACCOLTA DEL FARMACO
SABATO 14 FEBBRAIO
“La Carità vince la crisi”: 325.000 farmaci donati in un solo giorno (+7,5% rispetto all’edizione 2008)
Milano, 16 Febbraio 2009 – Si è chiusa con una raccolta di 325.000 farmaci (e un aumento del 7,5%) la IX Giornata Nazionale di Raccolta del Farmaco, l'iniziativa organizzata dalla Fondazione Banco Farmaceutico Onlus in collaborazione con la CDO Opere Sociali.
“Dona un farmaco a chi ne ha bisogno" è la proposta a cui hanno aderito due persone su tre dei clienti delle quasi 3.000 farmacie italiane coinvolte nell’iniziativa di sabato 14 Febbraio, donando un farmaco per la Fondazione Banco Farmaceutico e permettendo di raggiungere la significativa cifra di 325.000 farmaci donati, per un controvalore di 2.112.500 euro. Le donazioni delle aziende farmaceutiche contribuiranno ad aumentare sensibilmente il numero di farmaci raccolti.
I medicinali saranno donati agli oltre 1200 enti convenzionati che danno assistenza ogni giorno a oltre 400.000 persone indigenti.
Il Banco Farmaceutico è riuscito in pochi anni di attività a coinvolgere attorno al gesto semplice della raccolta un numero sempre maggiore di persone e di associazioni, con la consapevolezza che si possa costruire una mentalità nuova partendo da atti concreti e da opere che educano alla carità cristiana.
" ‘Per poter sperare bisogna di aver ricevuto una grande grazia’, la grazia della certezza di essere voluti bene ora, nel presente. Il successo della giornata di raccolta dimostra che c’è un popolo che non si chiude su se stesso ma che facendo la carità testimonia la ragionevolezza della speranza a partire da una positività ed una pienezza di senso che vincono la paura e la crisi. Un grazie di cuore va alle migliaia di persone che hanno donato i medicinali, ai farmacisti che hanno sostenuto economicamente l’iniziativa e ai 10.000 volontari che hanno presidiato le farmacie”, ha dichiarato Paolo Gradnik presidente della Fondazione Banco Farmaceutico Onlus. Un ringraziamento va anche a Paolo Cevoli e Claudia Penoni, che hanno prestato gratuitamente il proprio volto all’iniziativa; la Presidenza della Repubblica, che ha concesso il suo Patronato, riconoscendo il valore civile della Giornata di Raccolta; i distributori intermedi; le agenzie di comunicazione tutte e la Y2K in particolare che hanno offerto gratuitamente i propri servizi; le concessionarie di pubblicità che hanno permesso di acquisire spazi gratuiti sui media, il Segretariato sociale della Rai, la fondazione Pubblicità Progresso, Mediafriends Onlus e Mediaset per la grande attenzione rivolta; gli sponsor per il loro importante contributo, in particolare ANIFA (Associazione Nazionale dell’Industria Farmaceutica dell’Automedicazione), IGPDecaux Italia, Pharmabag e Farbanca
Ufficio Stampa Fondazione Banco Farmaceutico – ONLUS
Per ulteriori informazioni: Francesco Lovati tel. 334-6408185
e-mail: ufficiostampa@bancofarmaceutico.org